Ettore Cantù
Presidente della Società Agraria di Lombardia
Gentile Direttore,
sul n. 30 di Tempi Giorgio Vittadini propone un dibattito serio ed approfondito
sul tema degli Ogm e, più in generale, su quello dell’ambiente.
è giusto ed opportuno, perché, quando la politica dimentica la
scienza, tutto si complica maledettamente. Ebbene, presso la Società
Agraria di Lombardia, storica Associazione alla quale aderiscono molti noti
esponenti del mondo universitario e dell’imprenditoria agricola lombarda,
tribuna di confronto e di dibattito, il tema della modificazione genetica delle
piante e degli animali è stato trattato in molte conferenze seguite da
ampie discussioni. Non mi soffermo a citare l’elenco degli scienziati,
dei genetisti e dei ricercatori non legati a Società commerciali, che
hanno espresso il loro parere, ma posso sinteticamente affermare che tutti hanno
concordato nel ritenere che l’uso dell’ingegneria genetica è
diventato il più affinato strumento per creare o migliorare nuove varietà
vegetali. Perché di questo si tratta: la genetica, che ha portato all’agricoltura
enormi vantaggi e, di riflesso, al consumatore occidentale grande disponibilità
di cibo, annullando il rischio di carestie alimentari, è stata migliorata,
per circa 6.000 anni, con la selezione naturale, con le mutazioni casuali e,
nel XX secolo, con gli incroci e le ibridazioni attuate con mezzi chimici o
elettrici, o con le radiazioni.
Oggi la conoscenza della mappa genomica di molte specie e la possibilità
di isolare quel gene ritenuto utile al miglioramento e la possibilità
di inserirlo in un altro individuo della stessa o di altra specie (si noti che
i geni sono molecole proteiche presenti in diverse combinazioni in moltissime
specie indifferentemente animali o vegetali) consentono di raggiungere l’obiettivo
prefisso con intervento mirato, senza sparare nel mucchio dei geni o dei cromosomi
o affidandosi ai capricci della natura, per ottenere qualche risultato utile.
Novità di metodo
Ho succintamente richiamato alcune note tecniche per sottolineare che la grande
novità nella genetica degli Ogm consiste nel “metodo” consentito
dai moderni strumenti messi a disposizione della scienza per raggiungere l’obiettivo
di sempre: migliorare le piante e gli animali domestici per disporre in maggiore
quantità di cibo sano, a costi ridotti, con minore fatica, e migliorarne
le qualità nutritive. Questa è la storia dell’agricoltura
e, dobbiamo convenirne, la storia dell’evoluzione della civiltà
dell’uomo fino all’era industriale. è stato più volte
ribadito da autorevoli esponenti del mondo scientifico e politico italiano (cfr.
box a lato) che gli Ogm non causano problemi. Ma, ancora due considerazioni
prima della conclusione. Come si spiega il paradosso che nella medicina gli
Ogm sono una conquista e accettati da tutti (produzione dell’insulina,
vaccini, ecc.) e nell’alimentazione sono visti come un pericolo e rifiutati
dagli ecologisti più oltranzisti e da qualche catena alimentare? Per
la sola differenza che le medicine sono prescritte dai medici e il cibo dagli
spot mediatici? E costoro come giudicano i miglioramenti qualitativi dell’ultima
generazione delle piante geneticamente modificate che consentono di aggiungere
ferro o vitamine al riso asiatico o permettono ai contadini dei Pvs la coltivazione
nei terreni semiaridi? E perché si finge di ignorare che gran parte del
mais e della soia che l’Italia e l’Europa devono importare già
da qualche anno proviene da coltivazioni Ogm? Non suggerisce nulla il fatto
che si coltivano già 70 milioni di ettari di piante Ogm e che almeno
due miliardi di persone mangiano cibi con Ogm in quantità ben superiore
allo 0,9% consentito dalla Ue? E perché si dimentica che anche le varietà
di mais coltivato, 10 volte più produttive di quelle degli anni ‘40,
sono il risultato di ibridazioni che impediscono al seme di riprodurre gli stessi
caratteri e che hanno provocato nell’opinione pubblica lo stesso allarme
di oggi per gli Ogm?
Confutazioni ad hoc
Sorge il dubbio che non prevalga l’interesse per lo sviluppo sostenibile
delle civiltà, ma il prurito antiamericano di qualche Lega di vago sapore
giacobino e che si dimentichi le necessità alimentari degli 800 milioni
di sottoalimentati di oggi e quella di un altro miliardo di uomini fra 25 anni,
quando ci saranno minore superficie disponibile e più necessità
di difesa ambientale. E questo per rincorrere il consenso elettorale dei già
sazi consumatori italiani? In tema di salute vale la pena ricordare che anche
la Commissione di Scienziati Europei, appositamente costituita, dopo 15 anni
di ricerche, ha affermato che gli Ogm non hanno mostrato alcun rischio per la
salute e per l’ambiente. Quindi assolti con formula piena. Per inciso
e per la cronaca, occorre anche dire che non vi è mai stato, nel mondo,
alcun caso di morte o malattia causata da alimenti Ogm, salvo i casi di allergia,
ormai risolti, diversamente dai tanti casi di avvelenamenti, malattie, epidemie,
allergie causati dagli alimenti convenzionali, naturali o biologici. Tutto fa
pensare che il caso Ogm sia stato montato da una campagna scandalistica con
l’obiettivo di colpire le imprese produttrici multinazionali che piace
identificare con il capitalismo e gli Stati Uniti d’America, che ha fatto
presa sull’ignaro consumatore pervaso da quel timore per l’ignoto
che la scienza ci ha inconsciamente comunicato facendoci conoscere estreme frontiere.
La seconda considerazione riguarda la convinzione che le piante Ogm provochino
danni all’ambiente e questa sarebbe la motivazione più forte che
ha spinto le autorità politiche piemontesi a condannare il mais ad essere
distrutto d’autorità, senza un minimo di riflessione, presente
invece nella soluzione lombarda. Personalmente penso che il rogo delle piante
come il rogo dei libri tradisca, al di là delle leggi, un’isterica
intolleranza contro la scienza e contro la proprietà altrui motivata
da irragionevoli e teorici pericoli. I proclamati pericoli per la salute e per
l’ambiente, mai dimostrati e solo paventati, si possono solo giustificare
con la non conoscenza della fisiologia delle piante e delle pratiche colturali
del mais, che un semplice agronomo è in grado d’insegnare. Primo:
soia, frumento, cotone, colza e leguminose sono autofecondanti, quindi non comportano
alcun pericolo di diffondere semi Ogm. Il mais può fecondare piante fino
a 200 metri, ma, come è noto, nessun seme viene utilizzato per la riproduzione
perché il mais da seme si produce in ambiente controllato. Secondo: il
mais Ogm contiene un gene che impedisce l’attacco della piralide, un insetto
che può produrre danni fino al 40% del raccolto nella pianura padana,
rendendo superflui i trattamenti antiparassitari, con grande vantaggio per i
costi e per l’ambiente. La soia Ogm è resistente ad un erbicida
di rapida decomposizione, che consente, con un solo trattamento, di distruggere
le erbe infestanti che possono provocare danni fino all’80%, in sostituzione
dei tre o quattro in uso oggi. In ambedue i casi il vantaggio per l’ambiente
è evidente. Ma è discutibile anche l’affermazione di temere
la perdita della qualità dei prodotti coltivati in Italia, tesi cara
al ministro Gianni Alemanno e al Presidente della Coldiretti. I prodotti Ogm
non hanno caratteristiche qualitative o organolettiche inferiori, se mai superiori,
a quelli convenzionali e il mais Ogm differisce da quello convenzionale solo
per avere fra i 30.000 geni quello del bacillus thuringiensis, batterio che
si usa abitualmente nella lotta biologica contro gli insetti.
Etichette doc
Resta il problema conclusivo di concedere ai produttori la scelta di quale tipo
di mais o soia, per ora le specie modificate più comuni, coltivare con
le norme di cautela relative a distanze e corridoi di rifugio per gli insetti,
come avviene in America, e ai consumatori la possibilità di scegliere
prodotti alimentari nei quali possano essere contenute materie prime geneticamente
modificate, come sono certo avviene anche oggi, essendo ben informati su quello
che mangiano. Gli alimenti con Ogm, dove sono consentiti, sono supercontrollati
(cfr box a lato). Questo aspetto non è di facile realizzazione e forse,
nel tempo, si dimostrerà superfluo, considerata la sostanziale equivalenza
degli alimenti convenzionali e di quelli Ogm.
Buonsenso cercasi
Concludo con l’affermazione del Prof. Clives James, canadese, massima
autorità nel campo delle produzioni agricole biotecnologiche, pronunciata
durante una recente visita all’Università di Pavia, dove sarà
costituito un centro internazionale sui prodotti agricoli transgenici, partendo
dalla constatazione che esiste nel mondo una grande fraintendimento sull’utilizzo
delle biotecnologie e citando i casi della Cina, del Brasile, del Messico e
di altri Paesi: «I prodotti alimentari transgenici garantiscono la sopravvivenza
delle popolazioni nei Paesi poveri del mondo, la riduzione degli insetticidi
chimici, il drastico abbattimento dei costi alla produzione e al consumo, l’aumento
del reddito procapite dei contadini, la protezione della biodiversità
e la tutela dell’ambiente». Vogliamo accettare il progresso per
noi e per l’umanità e chiudere un’inutile e antistorica crociata,
o dobbiamo aspettare il buon senso dopo il prossimo turno elettorale?