sussidiario.net

www.valinor.it

www.avsi.org/

www.sensoreligioso.it

logo

Le balle di Greenpeace Stampa
Ambiente, Nucleare, OGM

Occorre uscire dai luoghi comuni sull'uso degli OGM. Possibile che alcune associazioni possano dire tutto impunemente?

Tempi

Impressionante la testimonianza portata al Simposio da Edwin Y. Paraluman, un agricoltore filippino che possiede 4 ettari di terreno che coltivava a mais tradizionale con una resa di 3,5 tonnellate per ettaro.

La maggior parte del raccolto (70-80%) però, andava perduto a causa della piralide, un parassita che viene combattuto con un altissimo uso di prodotti chimici, come ad esempio il Furedan, un insetticida molto tossico.

Un suo amico agricoltore ne è rimasto intossicato, dimesso dall’ospedale è immediatamente passato al mais Bt. Ha deciso di passare al mais Bt nel maggio 2003 e già nella prima settimana di settembre ha ottenuto il primo raccolto con risultati strabilianti: la produzione di un ettaro di terreno è passata da 3,5 tonnellate a 7, mentre il ricavo è salito da 12.000 a 41.000 pesos per ettaro. E l’utilizzo dei prodotti chimici si è notevolmente ridotto.

Tempi gli ha chiesto dei contadini che, secondo Greenpeace, si suicidano a causa dell’uso di piante ogm. «L’alto numero di suicidi tra gli agricoltori - risponde Paraluman - nei paesi in via di sviluppo non è dovuto alle multinazionali, bensì alle perdite dei raccolti a causa della piralide: senza raccolto gli agricoltori non sanno come pagare i debiti».

Ogm, i veri risultati sul campo

Le aperture della Chiesa, le spiegazioni degli scienziati, le parole degli agricoltori. E la speranza di chi, con gli Ogm, risolverebbe il problema della fame in Africa

Organizzato dal Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, si è tenuto il 10 e l’11 novembre a Roma, nella sede del dicastero un seminario di studio a carattere internazionale sul tema: “Organismi geneticamente modificati: minaccia o speranza?”. Il simposio ha avuto un notevole successo, soprattutto perché è stato possibile per tutti i partecipanti poter presentare senza pregiudizi e limitazioni le proprie argomentazioni. Molto importante la presenza di agricoltori del Sudafrica e delle Filippine (vedi box a lato). Gli scienziati dei diversi paesi hanno riportato la valutazione unanime di quanto le nuove biotecnologie possano contribuire allo sviluppo dell’agricoltura dei paesi in via di sviluppo, riducendo costi, incrementando la produttività ed il reddito, salvaguardando la salute degli agricoltori e dell’ambiente con un utilizzo sempre minore di antiparassitari e diserbanti.

Molto significativo a questo proposito l’intervento della dottoressa Jennifer Ann Thomson, professoressa di Biologia molecolare all’Università di Città del Capo (Sudafrica), consulente della Fao e dell’Oms sulla sicurezza delle piante Gm, la quale ha spiegato che «in Africa iI 70% della popolazione dipende dall’agricoltura come principale fonte di reddito» e «la produttività agricola dell’Africa è la più bassa del mondo con 1,7 tonnellate per ettaro di prodotto agricolo rispetto ad una media mondiale di 4 tonnellate per ettaro.

Per questo i paesi africani devono importare il 25% del loro fabbisogno di grano». Entro il 2025 la popolazione africana raddoppierà la propria popolazione, per questo motivo - ha sottolineato la Thomson - «la produttività agricola dell’Africa deve crescere molto ed in fretta. Una risposta a questa necessità sta nelle nuove biotecnologie». La signora Thandiwe Myeni, responsabile dell’Associazione agricoltori Mbuso del Sudafrica, madre di cinque bambini, ha raccontato che con le piante di cotone ogm bastano «Solo tre dosi di spray pesticida contro le 10 necessarie per proteggere le piante di cotone non ogm, inoltre un raccolto migliore con nove balle di cotone contro quattro». «Il cotone ogm - ha riferito la Myeni - è una pianta più piccola che ha bisogno di meno mano d’opera e di minor uso di pesticidi. Ciò equivale a meno rischi per la salute umana e per l’ambiente».

In merito all’etica, padre Gonzalo Miranda, decano della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, ha detto: «Alcune persone sono dell’idea che la manipolazione genetica degli esseri viventi sia in se stessa, per il suo stesso oggetto, un atto eticamente riprovevole», ma «la visione antropologica della Chiesa porta a conclusioni diverse». E il cardinale Renato Raffaele Martino ha aperto i lavori spiegando che «Coltivare è il miglior modo di custodire» perché «Coltivare significa intervenire, decidere, fare, non lasciare che le piante crescano a caso». «Coltivare significa potenziare e perfezionare, affinché vengano frutti migliori e più abbondanti». «Coltivare significa ordinare, pulire, eliminare ciò che distrugge e rovina».

Benedetti Ogm

Fame e sottosviluppo possono essere contrastati efficacemente con l’impiego di colture geneticamente modificate.
La comunità scientifica internazionale lo dice da tempo.
Ora è d’accordo anche la Chiesa

«Ogni minuto, 11 bambini di età inferiore ai cinque anni muoiono di fame. Ogni giorno, 13mila persone muoiono per denutrizione. Ogni anno più di un miliardo e mezzo di persone soffrono a causa della malnutrizione. La sofferenza di tanti in un mondo così abbondante di merci è un affronto alla dignità umana».
Con queste parole Jim Nicholson, ambasciatore statunitense presso la Santa Sede, ha aperto a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana il 24 settembre un convegno internazionale dal titolo “Nutrire un mondo affamato: l’imperativo morale delle biotecnologie”.

Il professor C.S. Prakash, che lavora nelle commissioni per le biotecnologie di Stati Uniti e India, ha spiegato che «il 70% della popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno lavora in campo agricolo». Questo significa che non riesce a produrre nemmeno il cibo per il sostentamento proprio e della famiglia. è evidente che la prima cosa da fare è incrementare la produttività agricola di queste persone. Prakash ha sottolineato che questi poveri agricoltori hanno bisogno di tecnologie che costino poco, che possano essere usate subito ed anche in condizioni di terreno non lavorato e soprattutto che non richiedano larghi investimenti di capitali. E che cosa c’è di meglio che utilizzare semi transgenici, che sviluppano piante resistenti agli insetti, che utilizzano meno acqua, che crescono anche su terreni duri e che necessitano di pochi trattamenti antiparassitari?

Gli Organismi Geneticamente Modificati (Ogm) rappresentano quindi una risposta efficiente e significativa per contrastare fame e sottosviluppo. Su questo punto la comunità scientifica internazionale è concorde: venticinque premi Nobel, la totalità delle Accademie delle Scienze dei paesi avanzati e di quelli in via di sviluppo, l’Onu, la Fao, e persino l’Unione Europea hanno stilato rapporti in cui si indicano gli Ogm come la risposta più adeguata ai problemi di produzione alimentare e povertà.
Al convegno romano sono intervenuti scienziati di spessore internazionale per ribadire l’urgenza e l’opportunità di questa scelta. Il fatto relativamente nuovo del convegno di Roma è stata la esplicitazione della posizione della Santa Sede nei riguardi dell’utilizzo degli Ogm: da anni, insieme alla propaganda contraria di alcune associazioni ambientaliste, è stata diffusa l’idea che la Chiesa cattolica si opponga agli Ogm. Il convegno di Roma è stato organizzato congiuntamente dall’ambasciata statunitense presso la Santa Sede e dalla Pontificia Accademia delle Scienze.

A proposito delle piante transgeniche monsignor Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, ha invitato i presenti a leggere il documento che la stessa Accademia ha redatto nel 2000 alla fine della sessione plenaria su “Science and the Future of Mankind” (“La scienza e il futuro dell’umanità”), la cui nota introduttiva è stata stampata e distribuita (Pontificia Accademia delle Scienze, Extra series n. 23, Città del Vaticano, settembre 2004).

E padre Gonzalo Miranda, decano della facoltà di Bioetica dell’Ateneo pontificio Regina Apostolorum, ha sottolineato che «la Chiesa non si oppone in nessun modo al progresso» e che anzi la diffusione delle conoscenze e della tecnologia è «espressione di vera solidarietà».

 
home search