| Bertinotti attento Don Milani ti frega |
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![]() Peccato però che Bertinotti dimentichi un punto: quella scuola di Barbiana era una scuola privata, anzi una scuola di preti. Senza sovvenzioni. E don Milani protestò. Protestano anche i nuovi don Milani (e intendo con questo i fondatori e i continuatori dell'idea di scuola libera, non statale) Renato Farina Don Lorenzo Milani è diventato la figura simbolo della presidenza di Fausto Bertinotti. La sottana di un prete (don Milani portava la tonaca) sventolata come surrogato della bandiera rossa. Sul serio. Bertinotti ha dedicato a questo sacerdote buona parte del suo discorso d'insediamento alla Camera. Non basta. Il suo primo viaggio ufficiale l'ha portato lunedì a Barbiana, dove il religioso di famiglia ebrea creò la sua scuola. Una scuola famosissima. Peccato però che Bertinotti dimentichi un punto: quella scuola di Barbiana era una scuola privata, anzi una scuola di preti. Senza sovvenzioni. E don Milani protestò. Protestano anche i nuovi don Milani (e intendo con questo i fondatori e i continuatori dell'idea di scuola libera, non statale). Stanno peggio del don Milani originario e si agitano invano per il trattamento che il governo Prodi e in particolare Rifondazione comunista di Bertinotti e Rosa nel pugno vogliono riservare ai loro liberi istituti, con il risultato di farli probabilmente chiudere. Poi magari Bertinotti andrà ancora in pellegrinaggio a Barbiana. Ma come si fa a essere così fasulli? Si fa. Purtroppo si fa. Bertinotti a Barbiana ha proposto che a tutti gli alunni d'Italia sia consegnata la "Lettera a una professoressa". Prima che arrivasse Bertinotti, una settimana fa, era giunta a Barbiana, nel Mugello, una marcia di 2.500 persone «per difendere la scuola pubblica». C'era anche il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni. Ecco, anche noi vorremmo consegnare a lei Bertinotti un'altra lettera di don Milani. Potrebbe intitolarsi: lettera ai padroni dello Stato. Spero la legga. Per favore, dopo, non faccia più di don Milani l'icona della scuola statale, non lo trasformi in un vessillifero del comunismo educativo. È da falsari autentici legare don Milani alla politica che lei, quand'era segretario di Rifondazione comunista, ha rivendicato con forza: il primato anzi l'esclusività dell'istituzione formativa pubblica. Bertinotti: lei continua a sostenere di rispettare moltissimo papa Ratzinger. Prenda sul serio allora il fatto che tra i principi «non negoziabili» continua a porre come decisivo quello della «libera educazione » che le famiglie hanno diritto di impartire ai figli negli anni di formazione scolastica. Ora, caro Bertinotti, il fatto che non ci debba essere una scuola classista, e che il figlio dell'operaio possa attraverso la scuola competere con il figlio del medico, non è un buon motivo per legare tutti alla catena dell'educazione di Stato. Spartaco si ribellerebbe. Noi ci ribelliamo. Vogliamo smetterla di trattare don Milani come un filo comunista? Cito la lettera più famosa di don Milani, che lessi a sedici anni, e mi colpì moltissimo (non la capivo). È scritta a Pipetta, un ragazzo comunista, 1948: «Ma il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. Quando tu non avrai più fame né sete, ricordatene Pipetta, quel giorno io ti tradirò. Nulla è più ingiusto quanto far le parti uguali fra diseguali». Caro Bertinotti, cari compagni, avete occupato proprio la casa delle auto blu, l'avete trasformata dite voi, figuriamoci) in «casa del popolo». Ricordatevi: ora don Milani vi sta voltando le spalle. Mi viene in mente un'altra frase che mi impressionò molto, e non capivo perché non la ricordasse nessuno. «Il comunismo non val nulla. Una dottrina senza amore. Una dottrina che non è degna di un cuore di giovane. Avesse almeno realizzazioni avvincenti. Ma nulla. Uomini insignificanti, un giornale infelice, una Russia che a difenderla ci vuol coraggio» (Esperienze pastorali, Libreria Editrice Fiorentina, 1958). Soprattutto, mi permetta Bertinotti, legga ad alta voce la seguente lettera in pubblico. La sfido: la citi e avrà la mia stima. Rivendicava quella di Barbiana come una scuola di preti, diceva che la statale era anticristiana. Perché non lo dice nessuno? Perché anche l'autorità ecclesiastica permette questa appropriazione indebita? Ecco stralci di una missiva di don Milani ad Aldo Capitini. Qui si arrabbia molto con le scuole cattoliche per i ricchi, ma vorrebbe che tutti potessero frequentare le scuole libere, non statali... «Barbiana, 9 marzo 1961 Mi è toccato opporre in due diverse vertenze la scuola privata a quella di Stato e ha naturalmente ragione la mia. Nella prima vertenza (contro l'Inps) si tratta di riconoscere ai barbianesi il diritto di mandare i ragazzi a scuola qui e riscuotere egualmente gli assegni. Il più accanito laicista, messasi una mano sul petto, dovrebbe battersi in questo caso per la scuola del prete. (...) Non si può esaltare l'idea della scuola di Stato senza descriverne la realtà, così come non si può denigrare la realtà della scuola dei preti senza citarne l'idea. A Firenze per esempio non è neanche da mettersi in discussione il dato di fatto che l'unica scuola socialmente e tecnicamente progredita è una scuola di preti: la "Madonnina del Grappa". Il fatto che lo Stato con i soldi dei contribuenti non l'aiuti è semplicemente scandaloso. La "Madonnina del Grappa" ha mille duecento allievi dei quali non uno solo figlio di papà. La scuola di Barbiana ha venti allievi, nessuno figlio di papà, è dei preti, non ha dallo Stato nessuna sovvenzione, ma anzi aperta opposizione ed è senza ombra di dubbio l'unica scuola funzionante di tutto il territorio della Repubblica (...) Certo che oggi lo scandalo più grosso non è che pochi ebrei o protestanti come contribuenti siano costretti ad aiutare anche qualche scuola di preti, ma piuttosto che milioni di contribuenti cristiani e poveri siano costretti come contribuenti a finanziare una scuola di Stato profondamente anticristiana». Contento Bertinotti? Perché insieme alla "Lettera a una professoressa" non passa quest'altra lettera da inserire nel programma di Prodi? È troppo chiederle una risposta?
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