| Ma quante divisioni ha il Papa |
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| Attualità | |||
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Ieri c'erano i movimenti e le nuove comunità in piazza San Pietro a Roma, e la folla si spandeva, sotto un cielo sbattuto dal vento, fino al Tevere. Dov'è la notizia? Non hanno ammazzato nessuno, non hanno incendiato bandiere, né lanciato slogan contro l'America. Li ha chiamati lì il Papa. Pregavano. Renato Farina GIOVANI Sono trecentomila, anzi quattrocentomila, ma la notizia è solo questa: sono tanti. Qualche riga soltanto, meriterebbe di più questa folla, ma non gliela compra nessuno. Il discorso di Ratzinger, poi, è troppo religioso per entrare nei grandi circuiti internazionali. Pesa di più «il cordiale incontro» mattutino di Benedetto XVI con Toni Blair dove si è accennato al «positivo dialogo con l'Islam moderato» (il virgolettato è tratto dai bollettini della sala stampa). Eppure. Eppure, che ingiustizia. Era stato il New York Times, nel 2003, a definire «la nuova superpotenza» l'opinione pubblica che manifesta in piazza. Ma viene considerata superpotenza solo se dominano vessilli rossi o arcobaleno. E i quattrocentomila di oggi sarebbero, secondo Cgil-Cisl-Uil e i tg, un milione e mezzo come minimo. Ma sono 400 mila dal Papa, che pregano pure, dunque: dov'è la notizia? Non contateci balle: la notizia c'è. Qual è? Dio non si accontenta di esistere, mac'è. Mi scuso per la tripla rima, la cacofonia e tutto il resto. Ma che cosa scrivere in prima pagina se no? Ieri c'è stata la manifestazione più grande di tutto l'orbe per annunciare che «l'unico vero tesoro, la perla preziosa» è stata ritrovata. Appartiene anche a te che leggi, e a qualsiasi uomo l'accetti fino agli estremi confini della terra. Nella vita «c'è qualcosa di vero, di bello, di buono», lo si può «incontrare personalmente», è «la persona di Gesù Cristo, non è un fantasma». Impossibile tenerlo per sé, ragazzi. (Scrivo ragazzi ma tra i 120 movimenti presenti ieri, c'erano parecchi capelli bianchi). Mi rendo conto: è una vecchia storia. D'accordo: è questione di grazia. Se poi uno scrive: l'ha detto il Papa, il virgolettato di cui sopra è ufficialmente pontificio. Facile, arcifacile sollevare il labbro: che cosa vuoi che dica il Papa? Però, per una volta, qualunque cosa crediamo o non crediamo, fermiamoci. Ieri meritava. Se lo dice un tale tipo me, capisco si risponda mettendomi con benevolenza una mano sulla spalla: la prossima volta, amico, c'ho da fare. Ma qui c'è un tipo come Papa Ratzinger. Ha la potenza candida di certe stelle. Come parla di Dio questo bavarese, come lo descrive presente e vivente, è uno spettacolo che vale le nevi del Kilimangiaro e un tramonto dietro il Monte Rosa. È proprio un delitto contro la ragione e contro il piacere di vivere non prendere sul serio quello che propone. Non si limita ad un'argomentazione sull'esistenza di Dio, ma offre la possibilità di un'altra vita, un'altra libertà. L'unica via d'uscita alla disperazione. Non gli basta infatti profetare l'Apocalisse: quest'uomo indica una bella strada per «la gioia». Lui dice semplicemente: «Dio è amore ». Ed è più forte di me, mi vergogno. Le regole giornalistiche imporrebbero di glissare. Eppure. Com'è virile questo amore di Dio. Costruisce monasteri che reggono allo scontro della barbarie. Era il Medioevo, quando c'erano Benedetto e Francesco. Ma è anche l'oggi: questa sfida cristiana dura. La davano per morta. Stalin ne rideva, e prima di lui Nietzsche. Ieri, anche i satelliti sovietici spediti per spiarci, ancora in orbita nonostante l'Urss sia morta, sono stati costretti a vedere dall'alto le divisioni del Papa radunate in piazza san Pietro. Sugli schermi si vedevano le immagini del precedente incontro: il 30 maggio del 1998. Il vecchio Wojtyla ascoltava il vecchio Giussani, il quale descriveva il cuore dell'uomo che mendica Cristo, e il cuore di Dio. Sono morti tutt'e due, ma non ci crede nessuno qui, anche se la gente non sa se piangere e ridere. Papa Ratzinger, con la sua mantellina rossa, ha attraversato questa folla coloratissima e festosa. Ci sono state le testimonianze, i canti. La recita dei vespri con i salmi commentati dai leader. Poi è toccato a lui, al Papa. Egli ha descritto il cuore del nostro tempo. Ma ha parlato anche - e qui c'è stata una pagina unica - dell'«intimità di Dio», del «cuore di Dio». Qui riassumo. Ha definito come «provvidenziali» come già Wojtyla «le vostre associazioni e comunità soprattutto perché lo Spirito santificatore si serve di esse per risvegliare la fede nei cuori di tanti cristiani». Va sul difficile. «Ora noi ci chiediamo: Chi o che cosa è lo Spirito Santo? Come possiamo riconoscerlo? ... Il mondo in cui viviamo è opera dello Spirito Creatore. La Pentecoste (oggi per chi legge, ndr) è anche una festa della creazione. Il mondo non esiste da sé; proviene dallo Spirito creativo di Dio, dalla Parola creativa di Dio. E per questo rispecchia anche la sapienza di Dio». Insomma: la bellezza del creato rivela Dio. Però l'uomo che ha fatto di questa creazione? «La creazione buona di Dio, nel corso della storia degli uomini, è stata ricoperta con uno strato massiccio di sporco... Ma lo Spirito Creatore ci viene in aiuto. Egli è entrato nella storia e così ci parla in modo nuovo. In Gesù Cristo Dio stesso si è fatto uomo e ci ha concesso, per così dire, di gettare uno sguardo nell'intimità di Dio stesso». Qui Ratzinger apre una pagina misteriosa. Descrive Dio: «E lì vediamo una cosa del tutto inaspettata: in Dio esiste un Io e un Tu. Il Dio misterioso e lontano non è un'infinita solitudine, Egli è un evento di amore. Se dallo sguardo sulla creazione pensiamo di poter intravedere lo Spirito Creatore, Dio stesso, quasi come matematica creativa, come potere che plasma le leggi del mondo e il loro ordine e poi, però, anche come bellezza - adesso veniamo a sapere: lo Spirito Creatore ha un cuore. Egli è Amore». Sono pane duro queste frasi, ma fanno bene ai denti. Dio ha mandato Gesù. «Gesù non ci ha soltanto lasciato guardare nell'intimità di Dio; con Lui Dio è anche come uscito dalla sua intimità e ci è venuto incontro... Gesù, e mediante Lui Dio stesso, viene a noi e ci attira dentro di sé». Insomma, mi fermo. Questo è catechismo, e sui giornali non usa. Ma dove usa oramai? Il catechismo lo fa Dan Brown... Ratzinger descrive la vita di oggi senza sconti buonisti: «La stragrande maggioranza degli uomini ha lo stesso concetto di vita del figliol prodigo nel Vangelo... Avere dalla vita tutto ciò che essa può offrire. Godersela pienamente - vivere, solo vivere. Alla fine si ritrovò custode di porci, addirittura invidiando quegli animali - così vuota era diventata questa sua vita, così vana. E vana si rivelava anche la sua libertà. Non avviene forse anche oggi così? Quando della vita ci si vuole soltanto impadronire, essa si rende sempre più vuota, più povera; facilmente si finisce per rifugiarsi nella droga, nella grande illusione. Ed emerge il dubbio se vivere, in fin dei conti, sia veramente un bene. No, in questo modo noi non troviamo la vita». C'è un'altra possibilità. La lascio sintetizzare a don Julian Carron, il successore di don Gius, che ha parlato subito prima del Papa: «Ai cristiani di oggi spetta di dare le ragioni del nostro vivere, la fede. Senza imporre niente. Forse saremo ascoltati o forse no, ma nessuno può impedirci di diffondere quella novità raccontata dal Papa... Forse ci vorranno secoli per ribaltare l'attuale situazione: un po' come quando il cristianesimo era all'inizio ». Magari vi ho annoiato: ma comunico che per servirvi ieri ho lucrato l'indulgenza plenaria. Oltre che una certa voglia di vivere. BAGNO DI FOLLA
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