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Vittadini: il si di Formigoni? Lui fa politica, ma la riforma è un pateracchio Stampa
Attualità

Vittadini alza le spalle: «Tempi ha la sua indipendenza. E chi del movimento ha firmato l' appello è gente che fa politica e guarda gli schieramenti, sappiamo i problemi che hanno: loro per primi si danno da fare perché ci sia il dialogo. A noi spetta la responsabilità di dire: usciamo da questo clima».

Gian Guido Vecchi 

LA GALASSIA CIELLINA E LA CONSULTAZIONE

«Non sono affatto d' accordo con quelli che si stracciano le vesti dicendo che è un attentato alla Costituzione. Questo è un pateracchio, non un attentato alla Costituzione». 

Giorgio Vittadini, uno dei leader storici di Cl e fondatore della Compagnia delle opere, non parla solo di devolution ma accomuna con spirito equanime le ultime riforme approvate a maggioranza, «muro contro muro», da centrosinistra e centrodestra, «la verità è che tutto ciò che è successo è assai confuso, altro che federalismo, negli ultimi dieci anni sono passati più poteri dalla periferia al centro che non viceversa». Ecco perché la Cdo ha invitato ad andare «oltre il referendum» usato come «gioco» e «pretesto» dalla «classe politica», perché «questi temi non si affrontano con un sì o un no e le posizioni di Polo e Unione sarebbero più vicine di quanto si pensi, se solo ci fosse la volontà di ragionare e rimettere al centro il dialogo comune». 

Come aveva detto il presidente Raffaello Vignali («noi siamo cattolici e, se i vescovi dicono di andare a votare, andiamo a votare») e ripete Vittadini: «Il nostro non è un invito all' astensione, ma un allarme: occhio che la gente si rompe le scatole e non vota». 

Solo che poi salta fuori il settimanale Tempi, vicino a Cl, con tanto di appello per la devolution e il «sì» firmato da ciellini doc come Roberto Formigoni, Maurizio Lupi e Mario Mauro. E la cosa fa rumore, il movimento che si divide, anche se i ciellini sono sempre stati vivaci e non somigliano certo ai trinariciuti cattolici dipinti da chi non li ama. Il direttore di Tempi, Luigi Amicone, ride e scioglie la faccenda in una battuta: «Mettiamola così: quello che voleva dire la Cdo, che si è un po' incartata, noi lo abbiamo sviluppato». Ma poi spiega che, no, «il popolo di Cl» certo non si divide per un referendum. Questione di ruoli, assicura il parlamentare azzurro Maurizio Lupi: «Uno come me quella riforma l' ha votata e ha una responsabilità diversa dalla Cdo che è un' associazione di imprese e scrive quel volantino come uno stimolo alla politica: anch' io penso di debbano aprire luoghi di dialogo, però credo che sarà più facile farlo se vincerà il sì». 

Tutto tranquillo nella galassia ciellina, quindi? Antonio Socci, per la verità, ha qualche dubbio, «se c' era un aspetto positivo di Cl era una certa compattezza...Io ho letto l' appello di Tempi e mi è piaciuto. Quanto alla Cdo, non so, francamente non ho mai capito cosa rappresenti rispetto a Cl e, comunque, il richiamo che hanno fatto alla Cei non ha molto senso: i vescovi dicono che un cattolico può decidere per il sì o il no, non ci sono in ballo principi non negoziabili e, quindi, non danno indicazioni. Ma la Cdo è fatta di laici, che c' entra coi vescovi?». 

Vittadini alza le spalle: «Tempi ha la sua indipendenza. E chi del movimento ha firmato l' appello è gente che fa politica e guarda gli schieramenti, sappiamo i problemi che hanno: loro per primi si danno da fare perché ci sia il dialogo. A noi spetta la responsabilità di dire: usciamo da questo clima». 

 
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