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Calcio, la grande presa in giro Stampa
Attualità
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In sintesi: un casino, l'Italia che si dà una martellata sui piedi, chiamando i migliori specialisti nell'arte di farci del male. La Juve perde due scudetti, quello dello scorso anno e questo qua, va in serie B, e lì parte da meno 30. Quindi dovrà lottare per non retrocedere in C. Serie B anche per Fiorentina (-12) e Lazio (-7). Il Milan resta in A, ma niente coppe e comincerà da - 15.

Renato Farina

In B Juve (-30), Fiorentina (-12), Lazio (-7). Milan in A a -15

Dei dirigenti qui non ci importa trattare, e nemmeno degli arbitri. (Anzi ci importa: due soli arbitri sono stati condannati. Ma allora non è vero che le partite erano tutte falsate...). I giudici calcistici nella serata di ieri hanno acceso il rogo nel tramonto romano, probabilmente motiveranno le fiamme con raffinatezza da codice spagnolesco. Ma invece di bruciare le streghe, ci hanno bruciati tutti. Vincitori e perdenti, puniti e salvati, non c'è differenza: hanno scorticato questa povera Italia che con il mondiale si era tirata su. I popoli delle città si agitano. Si dice: sono gli ultrà. Quelli che si agitano per strada senz'altro. Ma anche nelle case si è rimasti feriti nel petto, e scotennati come per il passaggio di una banda di Apaches: a Firenze, a Roma, e ben oltre Torino e Milano dovunque in Italia si tifi per Buffon e Nesta. Per Nesta lo si potrà fare ancora, resterà in A. Per Buffon no. Chissà dove andrà, un patrimonio perduto per tutti, come Cannavaro, Toni, Zambrotta. Diavolerie e danni collaterali Aborriamo qualsiasi violenza, guai, ma la protesta nasce da un'offesa al bene comune e da un'ingiustizia plateale. 

Per colpire alcuni dirigenti si è finito per danneggiare i tifosi (ma siamo tutti tifosi). Ed essi, bisogna proprio dirlo, sono innocenti. Ma per troppo amore di giustizia, e per una meticolosa volontà di ignorare le conseguenze degli atti giuridici si è finito per colpire loro. Nel cuore, nell'orgoglio e nel portafoglio. Sono danni collaterali del bombardamento sui capi, ma sotto le macerie ci restano loro. Che cosa c'entrano le diavolerie di Moggi (sulle quali ci sarebbe molto da discutere) con il danno che riceve mio figlio juventino, un danno affettivo enorme. E quelli che hanno acquistato le azioni di Juve e Lazio? Non lo hanno certo fatto per ragioni speculative. Ed oggi si trovano cornuti e mazziati, senza aver fatto nulla di male. Prodi aveva anticipato la sentenza: chi sbaglia deve pagare. Giusto. Diremmo biblico. Chi ha sbagliato? La Juventus non è i suoi dirigenti, è qualcosa d'altro e di più grande. Adesso è facile dire ai tifosi e alle testecalde (da raffreddare): state calmi, la giustizia sportiva è questa, che ci possiamo fare, in fondo è solo un gioco. Al diavolo. Ce lo raccontate adesso? Chi è che ha gonfiato allo spasimo la follia romana di gioia e ubriachezza molesta, con premier e ministri dal cappellino in testa e i sonagli? Proprio voi, signori caporioni della politica e dello sport, che adesso dite: serie B, dobbiamo passare sopra il vostro stato d'animo offeso. 

Ci spiace, ma è la legge. Dura lex. Balle. Occorre intelligenza politica e un senso della giustizia meno meschino. Non puoi spingere in cielo come su una mongolfiera il sentimento della gente, identificando calcio e vittoria con l'onore e l'orgoglio patrio, e poi farlo precipitare addirittura manifestando soddisfazione per le condanne come la ministra Melandri. Una sentenza così devastante, che modifica la geografia del cuore di tante persone, suppone un giudizio totale e negativo sul sistema. Ma la realtà dice altro. Questo calcio non è corrotto nel profondo se ha vinto i Mondiali. La malattia morale, se fosse connaturata a tutto il corpo pallonaro, avrebbe afflosciato gli azzurri ai Mondiali. Essi di questo sistema e delle squadre punite erano i più rappresentativi. Occorreva allora punire i dirigenti, certo. La pena è personale. Nello sport no? Va bene, ma occorre misura. La pena non può essere tale da uccidere. 

Anche le società, certo, vanno punite, ma stando attenti a non spezzare la spina dorsale della nostra pacifica convivenza che si nutre anche di calcio. I calciatori hanno vinto, i tifosi negli stadi tedeschi (c'ero, lo so) sono stati meravigliosi. Si è finito per colpire loro, noi. L'arte di punire i bravi e di sgambettarci da soli Mi rendo conto. Prima di scrivere, in campo calcistico, bisogna dichiararsi. Sono interista, e del tipo sfegatato. Inoltre sono sempre stato garantista, in questo periodo, capirete, anche di più. Scusate l'ironia su di me, che mi viene anche male. Qui c'è poco da scherzare. Il calcio è l'essenza dello sport per noi italiani. E lo sport non è un ornamento della vita, l'optional dei giorni di festa, ma forse più della politica è il motore del desiderio e delle passioni. Il calcio è anche un affare gigantesco. Lo è per le migliaia di miliardi che giostrano dalle parti dello stadio e delle magliette. 

Ma assai di più coincide con il nostro morale collettivo, da cui viene la spinta dell'operosità economica. Sto tromboneggiando, mi scuso, ma è che mi spiace. Mi spiace per le mie domeniche, ma anche per il fatturato di questo Paese. Un fatturato che sta nelle cifre del Pil, ma anche in quella invisibile della gioia di vivere: dato che è così scarsa, i giudici pallonari fanno in modo di portarcene via un tot, per educarci. Ma dai... Rimedi la politica, rimedi il giudizio successivo, il Caf, che è la Cassazione del calcio. E si tenga stavolta conto degli interessi generali. Equilibrando punizioni e conseguenze. Quelli colti citerebbero Weber: oltre ai principi esiste la responsabilità. A Tangentopoli si finì per pulire il pavimento con il piccone, sfasciando la casa. Non facciamo la stessa cosa ora. Spegniamo i roghi. Il calcio nel mondo, tranne che negli Usa, coincide con l'identità di un Paese, con la stima che ha di sé, con la proiezione della sua immagine all'estero. La vittoria dei Mondiali, che i francesi e gli antiitaliani hanno cercato di sporcare di pummarola e volgarità, mette le ali all'Italia, perché ci ridà il senso che la concorrenza si può battere. Possiamo battere persino i cinesi. Una volta lo si diceva del mattone: se il mattone tira, tira tutto. Ora. Se tira Grosso, è gol per tutti. Invece siamo specialisti nel far del male a quelli bravi e a sgambettarci da soli. Per amore di giustizia si è finito per capovolgere il senso profondo del diritto. Esso deve aiutare a vivere, ed è guidato da logica e buon senso. Qui la sentenza forse meravigliosamente motivata è inutile, insensata, ingiusta. Urge cambiarla.

 
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