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J. R. R. Tolkien, finalmente un cattolico vero Stampa
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Finalmente un cattolico né anonimo, né patetico.
John Ronald Reuel Tolkien è così veramente cattolico (nello scrivere, nel vivere, nell'agire) da essere un laico vero.
Qualche nota in margine all'autore de "Il Signore degli Anelli.

Marco Respinti

Aveva davvero ragione Friedrich Nietzche: se il segno della risurrezione non si vede scintillare sul volto dei cristiani, allora è una fola.

Possibile, dunque, che non si possa uscire dalla Scilla del laicismo più stucchevole (e tale soprattutto perché, di norma, semplicemente brutto e insulso) e la Cariddi del buonismo didascalico nel senso più deteriore del termine - e di solito mal didascalico - dei catto-pietisti?
È un dato di fatto che, soprattutto nel Novecento, il cattolicesimo abbia perso sapore: soprattutto lo hanno perso la cultura cattolica e il modo cattolico di vedere le cose, anche se forte e aggressiva è la Weltanshauung clericale.
Che però è tutt'altra cosa.

Possibile, insomma, che in libreria si debba scegliere solo tra Eugenio Scalfari, Norberto Bobbio, Gianni Vattimo ed Emanuele Severino da un lato, o Edmondo De Amicis e Susanna Tamaro dall'altro?
Nietzsche scapperebbe, e con lui i veri cattolici e i veri laici.

In aiuto viene però un grande del secolo XX; un grandissimo, anche se la cultura paludata l'ha sempre relegato in un cantone come una "cosetta" per ragazzi.
L'occasione per ricordarci di lui ce la sta (ri)dando ovviamente l'uscita del primo dei tre film realizzati dal regista Peter Jackson attorno alla sua opera più nota, Il Signore degli Anelli.

[...]

Tolkien vive, respira da cattolico, e così la sua scrittura è naturaliter christiana, anzi chatolica.
Per lui è naturale il farlo: non conosce altro, non può altro.
Ecco allora il suo corpus: un capolavoro ch'è certo cristiano, così com'è certo naturale (cioè per tutti coloro che non siano maliziosamente, malevolmente volti contro la natura dell'umano), e che quindi è cattolico.

Tolkien, insomma, è un grande uomo di lettere (se solo se ne volessero leggere gli scritti teoretici, l'epistolario, i risvolti profondi della sua narrativa in gran parte non tradotta.): tale perché pienamente uomo e strutturalmente cattolico.

Ma il bello è che un Tolkien così affascina, piace, attrae e parla a tutti: non solo ai cattolici, anzi.
Pure ai (neo)pagani, alla Destra e alla Sinistra, ai verdi e ai protestanti fondamentalisti, ai libertarian statunitesi e pure all'italico il Manifesto.
No, non è un uomo per tutte le stagioni (anche perché Il padrone del mondo di Robert Hugh Benson e Il racconto dell'Anticristo di Vladimir Solv'ëv mettono sin troppo bene in guardia da chi viene osannato da tutto il "mondo").
Gli è invece che Tolkien arriva a tutti pur essendo radicalmente, innamovibilmente, autenticamente se stesso.

Milioni di persone si consumano su dei libri e altri milioni stanno affollando le sale cinematografiche per un tizio che dice il contrario - ma bene e in modo bello e in positivo - di quello che i "maestri del dubbio" e i moralisti vanno invece da tempo insegnando.

Allora forse significa davvero che, nonostante il Novecento, non tutto è proprio perduto.

 

 
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