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Il "Codice da Vinci" e i cattolici un po' gonzi Stampa
Codice da Vinci & C.
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A Pasqua la Rai ha trasmesso il film di Mel Gibson "The Passion".
Ho confessato di aver pianto e l'ho consigliato anche ai bambini: c'era la verità su Gesù Cristo, morto atrocemente e risorto. Il sangue era tanto, ma bisogna finirla con un Gesù evanescente, in fondo da favoletta.

Renato Farina

Be', la favoletta continua. Il problema è che i cristiani ci credono, pensano sul serio che Gesù sia quello del romanzo "Il Codice da Vinci" di Dan Brown.
Presto uscirà il film, ed è destinato a sbancare i botteghini. Per chi non fosse informato, sunteggio il libro. Ha venduto circa 35 milioni di copie, in Italia due milioni. È un thriller, ci sono parecchi omicidi sullo sfondo di Parigi, del Louvre e della Chiesa di Saint-Sulpice. Sacro e profano, potere e sesso. Il tutto scritto con tecnica fascinosa.

Il problema è che ci sono due protagonisti che non parlano, ma stanno al centro della trama. Sono Gesù Cristo e Maria Maddalena. I due, secondo Dan Brown, si sarebbero sposati e sarebbero emigrati in Francia.
Gli apostoli e poi l'imperatore Costantino, quindi i Papi, ed infine l'Opus Dei avrebbero deciso di farlo credere morto e risorto, nonché vergine, per assicurarsi il potere sui gonzi.
Ma c'è una confraternita che conserva la verità vera, e che è racchiusa nel Cenacolo di (...)(...) Leonardo da Vinci, che sta a Milano. Il giovinetto che si appoggia alla spalla di Gesù non è Giovanni ma la Maddalena. L'Opus Dei fa uccidere con un suo killer chi minaccia di svelare questo mistero.

Si dice: è un romanzo.
La questione è che Dan Brown ha sostenuto ufficialmente di basare questo suo giallo su documenti autentici. Mondadori alla settima edizione ha preferito eliminare quella paginetta.
Tutti gli storici dei Vangeli, anche quelli più inclini alla cosiddetta "demitizzazione" ridono di questa tesi, assolutamente fantastica.
Lo scrittore dice di appoggiarsi a dei Vangeli apocrifi. E ad altri distrutti da Costantino.
Si tratta di codici gnostici. Non sto qui a spiegare scientificamente di che si tratta, perché sbaglierei. Ne ha parlato addirittura il venerdì santo, a San Pietro, il predicatore padre Raniero Cantalamessa dinanzi a Papa Ratzinger.

Io traduco così: il cristianesimo è Dio che si fa incontro all'uomo, insomma è Lui che telefona.
Per la gnosi, invece, Dio non è diventato veramente uomo, così da poterlo incontrare semplicemente per le strade di Palestina e poi, dato che è Risorto, nei sacramenti.
No, c'è un gruppetto di persone iniziate che conosce il numero di telefono di Dio, lo custodisce nel segreto delle confraternite.
Gesù, che non è Dio ma il primo ad avere avuto questo codice segreto, l'avrebbe passato a costoro. Da cui sette varie, segni segreti, aristocrazie dello spirito.

Il contrario del cattolicesimo, per intenderci, ma anche delle Chiese riformate e protestanti.

La Chiesa è vista dal romanziere come una congrega di turpi ingannatori. L'Opus Dei in particolare è trattata come una banda di criminali.
Hai un bel dire che è una fiction. Non è che se tratto la tua famiglia o il tuo Rotary come il luogo di stupri e di inganni, e ti dice: è una fiction, allora rispondi: «Ah be', complimenti, bel romanzo». Un pochino ti incazzi.

Secondo me ci sono di mezzo un'operazione commerciale e un tentativo di scardinare il cattolicesimo.

Credo che qualsiasi mezzo legale, tipo boicottaggio, o robe simili, sia legittimo.

Ritengo però sia un altro, il punto.
Il giallista americano svela la fragilità paurosa del popolo cattolico. Un sacco di gente ci crede. Sul serio. Ci sono state inchieste televisive, io stesso ho sentito fedeli fuori da messa. E dicono: interessante, Cristo può essersi davvero sposato, che male c'è?

I cattolici, e i loro vescovi soprattutto, dovrebbero capire che il nemico mortale non è Dan Brown, ma l'ignoranza diabolica che domina nel popolo, che sa tutto, ma di Vangeli niente.
Una insipienza indotta dal modo come si comunica la fede, nell'ora di religione, a catechismo e nelle prediche, anche nei programmi tivù a sfondo religioso.

Il Vangelo è ridotto a una somma di insegnamenti morali elevati.
Gesù è un uomo molto buono che predicava l'amore e l'altruismo.

Ecco, quello di Dan Brown è esattamente così, persino meno stravagante, dato che non è vergine.

Il Vangelo è un'altra cosa.
L'amore non è un imperativo morale, per quello bastava Budda, ma è Dio che è venuto qui nel seno di una ragazza; e il Vangelo è il racconto stupefacente di un fatto di morte e resurrezione: qualcosa che è accaduto e che continua.

Il successo di Dan Brown, il fatto che si sia trasformato in una religione di Gesù e Maddalena, discende da qui.

Più avanti sarà interessante entrare nel merito delle bugie storiche del Codice di Brown, visto che se ne parlerà a iosa.

Un ateo come Vittorio Sgarbi ha confutato con scienza indiscutibile l'interpretazione gnostica dei dipinti di Leonardo, ad esempio.

Intanto però conviene registrare subito due verità che "Il Codice da Vinci" fa comunque esplodere.

La prima è negativa. Ed è la già citata abissale ignoranza dei cristiani che non sanno niente dei Vangeli.

La seconda è più importante e persino positiva: l'attrattiva che esercita il nome di Gesù Cristo, anche quando è storpiato. Quel volto, pur sfregiato da un gossip ridicolo, è bello, cattura il cuore lo stesso.

A quel romanzo non conviene tanto contrapporre libelli, ma facce credibili. Testimoni: non di un Nazareno che è scappato in Francia con l'amante predicando l'amore, ma di Uno che è morto e risorto. Qualcuno così io l'ho conosciuto e lo conosco. Forza Ratzinger.

 
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