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Ancora oggi migliaia di perseguitati politici nelle carceri comuniste. Stampa
Comunismo

La sinistra protesta per i teschi di Pol-Pot a Excalibur. Ma non ci sono solo quelli. Da Cuba alla Corea del Nord, ecco la storia che non piace ai compagni.
ANDREA MORIGI

Hanno scritto sull'Unità che è una Tv carica di odio, perché Excalibur denuncia i crimini, passati e presenti, del socialcomunismo. Sul giornale diretto da Furio Colombo sono perfino arrivati a difendere il regime totalitario di Pechino perché, testuale, «l'amministrazione Bush riconosce al governo comunista cinese lo status di paese più favorito». Se il

vicedirettore di RaiDue e conduttore del programma, Antonio Socci, continua così, ha deciso ieri il massimo organo dei Democratici di Sinistra, noi alla sua trasmissione non ci andremo mai. Un altro Aventino. E poi Socci ha la barba, a differenza di Fini e Gasparri. Ed è persino una «barba nervosa», quella del nemico del popolo. Compagno rasoio, pensaci tu.

 

Per poco meno, in Cambogia, si ammazzava la gente. Bastava portare gli occhiali e si finiva al muro. Avevano studiato, i miopi contro-rivoluzionari. Perciò si erano infettati con la propaganda capitalista. Rieducarli nei campi di concentramento sarebbe stato inutile e dispendioso. Ai falangisti invece, in Spagna, tra il 1931 e il 1939, si cavavano direttamente gli occhi. Ed Excalibur è un programma «falangista», sentenzia il titolo del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Una destra
«Dio Patria e Famiglia», inaccettabile, che chiama alla divisione e alla guerra civile. Il colmo dello scandalo, per il condirettore dell'Unità, Antonio Padellaro, consiste nei quindici minuti dedicati alle apparizioni mariane di Medugorje.

Lo scrive pure scorrettamente, a testimoniare che il toponimo non gli è familiare. Del resto, i santuari e le Madonne, durante la guerra cosiddetta "civile" spagnola non venivano mica nominati. Si entrava e si iniziava a sparare all'impazzata, fucilando le immagini di Nostro Signore e di Maria Santissima. Poi, anche a loro, si cavavano gli occhi.

Così non potevano più né lacrimare né vedere lo scempio delle tombe e dei reliquiari, da cui venivano estratti, per oltraggiarli, i corpi dei religiosi, dei santi e dei martiri. Era la prassi del Fronte popolare antifascista, appoggiato dai sovietici per costruire la testa di ponte del socialcomunismo in Europa. Se avessero vinto loro, i progressisti, Socci sarebbe in un GULag, altro che a condurre talk-show con quel «suo sguardo febbrile, a tratti spiritato».

Teschi, ossa, campi di concentramento, fucilazioni, carestia, sacrilegi. C'è poco da nascondersi. È l'essenza del comunismo, ancora oggi. Cinquanta vescovi, preti e laici cattolici cinesi sono oggi in carcere, agli arresti domiciliari o latitanti, mentre trentasette correligionari sono scomparsi nel nulla, alcuni sin dal 1995. Senza parlare dei Falun Gong, mandati a morte e nei manicomi. Se il «reazionario e aristocratico» Socci vorrà parlarne, forse otterranno anche loro lo status di desaparecidos. Altrimenti rimarranno nell'oblìo. Come i 93 preti massacrati dai partigiani dopo (dopo!) il 1945. Nemmeno i fascisti e i nazionalsocialisti, insieme, erano riusciti ad arrivarci, fermandosi a quota 66.
Una teoria curiosa quella per cui la pacificazione degli animi si otterrebbe dimenticando i massacri. Non l'ha capita il Pontefice, che continua a beatificare e a canonizzare martiri, figuriamoci se la può capire Socci, che sulle persecuzioni contro i cristiani, recentemente, ci ha perfino scritto un volume. Comunque, il discorso non vale per il presente, per l'inferno
della Corea del Nord, dove sono rinchiuse tra le centocinquantamila e le duecentomila persone, tra detenuti comuni e politici, in gran parte colpevoli soltanto di avere rapporti di parentela con presunti oppositori del regime.

Non vale per Cuba, dove i proventi del turismo sessuale sono impegnati per gestire duecentocinquanta carceri piene di dissidenti, rei magari di aver difeso il diritto alla vita, come il medico Oscar Elías Biscet, liberato la settimana scorsa dopo tre anni di prigione.

È cambiata questa sinistra. Ora che in giro per il mondo non ci sono più dittature "fasciste", di diritti umani non si interessa più. Il Muro di Berlino sembra essere crollato addosso proprio agli ex comunisti e questo non è certo l'ultimo tra i segnali della loro crisi, d'identità e di valori, prima ancora che politica. Magari quello che serve ora alla sinistra, per tirarsi fuori dalle macerie e dalla polvere, è proprio Excalibur, la spada nella roccia.

 
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