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Orrori del socialismo in Vietnam Stampa
Comunismo

La polizia non restituisce il cadavere di un cristiano imprigionato perchè non aveva scontato la pena

Stefano Da Rold

Un principio universalmente riconosciuto nei sistemi penali della moderna civiltà giuridica dispone che la morte del reo successiva alla sentenza di condanna estingua la pena che il condannato avrebbe dovuto scontare: la logica umana, ancor prima che giuridica, della norma pare non convincere i giudici del Vietnam che hanno negato alla vedova di un detenuto di etnia montagnard il rilascio del suo cadavere relegato in carcere fino al termine della pena.

La notizia, diffusa ieri dall'agenzia «Asianews», riguarda l'impietoso epilogo della carcerazione di Siu Lul, abitante montagnard del villaggio di Ploi Kueng, nel Vietnam meridionale.

Detenuto dal 2004 nella prigione di Ha Nam, dopo aver subito torture e privazioni alimentari, Lul è morto nella sua cella lo scorso aprile.

La vedova, recatasi dalle autorità penitenziarie per il rilascio della salma, si è vista rifiutare la consegna del corpo del marito per una cristiana sepoltura, in quanto le spoglie del condannato dovranno rimanere tra le mura del carcere fino a quando non sarà decorsa del tutto la durata della pena detentiva.

Episodi di questo genere, tutt'altro che sporadici, sono solo uno dei molti soprusi con cui da ormai una trentina di anni il governo di Hanoi perseguita le popolazioni montagnard, etnia degli altopiani del Vietnam centrale a larga maggioranza cristiana.

L'odio delle autorità vietnamite contro queste genti è di antica data: prima gli espropri delle terre, poi gli arresti di massa con l'accusa di tentativi secessionisti, fino alle torture per la loro fede cristiana che costrinsero negli ultimi anni migliaia di montagnard a cercare rifugio nella vicina Cambogia.

La storia dei montagnard appartiene al lungo elenco delle comunità cristiane vittime di persecuzioni nel mondo: popolazione indigena del Vietnam meridionale fu spinta dalla migrazione cinese sui rilievi del Paese, da cui il nome del periodo coloniale francese di montagnard.

Durante la dominazione di Parigi i missionari cattolici furono i soli a raggiungere i villaggi di questa gente dove fondarono istituti scolastici e sanitari.

Nella sanguinosa guerra del Vietnam (1963-1975), i montagnard, in difesa della loro fede e delle loro terre, si schierarono su posizioni filo occidentali; scelta che dopo la vittoria dei vietcong segnò l'inizio del loro dramma.

Negli anni successivi al conflitto Hanoi esproriò i montagnard delle loro terre per poi attuare persecuzioni religiose.

Nel 1969 nacque il Front Unifiè de Lutte de Races Opprimées, l'organo a tutela delle forze democratiche vietnamite, tra cui i montagnard, presto eliminato dal regime di Hanoi.

I patti di Parigi del 1973 che prevedevano un regime democratico per il sud del Vietnam rimasero un sogno e i montagnard caddero in balia della storia.

Negli ultimi anni l'inasprimento delle violenze di Hanoi sui montagnard hanno provocato i recenti numerosi tentativi di fuga verso le foreste cambogiane.

L'esodo più massiccio si è avuto nell'aprile del 2004 in seguito all'uccisione nel corso di una manifestazione pacifica di dieci montagnard ad opera della polizia vietnamita: in più di 200 ripararono in Cambogia.

La brutalità delle violenze perpetrate dalle forze cambogiane durante i rimpatri forzati attuati in applicazione di un accordo stretto tra Phnom Pehn e Hanoi, hanno indotto nel gennaio 2005 l'Onu ad intervenire in favore dei montagnard, ottenendo che i profughi potessero spostarsi dalla Cambogia in un Paese terzo, sottraendosi in tal mondo alle ritorsioni vietnamite successive al rimpatrio.

 
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