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Europa? Di fragile costituzione Stampa
Europa
Prima la Francia e la Germania (il Belgio fa lo scout indiano…), Romano Prodi adiuvante, mettono in crisi, la NATO  con le loro piroette, poi un’acrobatica e faticosa mediazione ricuce lo strappo con l’alleato americano e, quasi contemporaneamente, esce alla ribalta la prima tranche di articoli del progetto di Costituzione europea (16, per l’esattezza).
Una sbirciatina al testo, almeno per quanto riguarda i cosiddetti “principi di fondazione”, fa pensare che, in quanto ad astrattezza e genericità, siamo tornati ad     un nuovo 1789, non più giacobino ma sornione, come le facce di quei grand commis che sono Giscard d’Estaigne e Giuliano Amato.
Un’autentica giaculatoria laica sui “valori” che, condivisi, comuni, promossi, sviluppati (e via aggettivando) dovrebbero costituire il nerbo dell’Unione e della sua peculiare presenza sulla scena mondiale…
Nessun accenno (e di qui il rammarico del Vaticano e delle altre Chiese cristiane) alle radici della (giusta) aspirazione alla dignità, alla libertà, alla pace, su cui questa Europa intenderebbe attecchire.
In gioco pensiamo ci sia non una disputa sull’assenza della parola “Dio” (anche se si segnala un’iniziativa di Gianfranco Fini, per la sua inclusione nel testo) ma sull’assenza della parola “storia”. Chi la vuole ignorare (violentemente o garbatamente) fa sempre un po’ paura, anche se ha adottato l’Euro quale moneta comune di conto.

 

 
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