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Svelato il Terzo Segreto Stampa
Fatima

Sodano svela il terzo messaggio che i pastorelli dissero d'aver raccolto dalla Vergine nel 1917.

«Descritta la lotta dell'ateismo alla Chiesa»

FATIMA - Nel giorno della beatificazione dei pastorelli Francesco e Giacinta, è stato rivelato il terzo segreto di Fatima.

* La rivelazione. E'stato il cardinale Sodano ad anticipare il contenuto della terza profezia il cui testo verrà reso noto integralmente dalla Congregazione per la dottrina della Fede entro due settimane. Il messaggio della Madonna, che i ragazzi raccontarono di aver ricevuto nel 1917 e che suor Lucia (unico testimone oggi vivente) trascrisse, descriveva «il Vescovo vestito di bianco» che «cade a terra come morto sotto i colpi d'arma da fuoco». La visione, spiega Sodano, «riguarda soprattutto la lotta dei sistemi atei alla Chiesa» e il testo va letto «in chiave simbolica».

* «Una mano materna». Dopo l'attentato, ha detto Sodano alla folla raccolta davanti al Pontefice a Fatima, «a Sua Santità apparve chiaro che fu "una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola" permettendo al "Papa agonizzante" di fermarsi "sulla soglia della morte"».

* L'incontro con Lucia. Con suor Lucia, che il Vaticano ha detto di aver consultato prima dell'annuncio, il Papa ha avuto ieri un incontro: le ha chiesto quanti anni avesse, lei ha risposto «93, Santità» e gli ha donato 300 rosari fatti con le sue mani.

«Così abbiamo chiuso un’epoca di sofferenze»

Il cardinale Sodano: Giovanni Paolo II ci pensava da tempo, è un segnale di speranza

FATIMA — «Era da tempo che il Papa aveva espresso l'intenzione di farlo. Anche perché si tratta di visioni simboliche che non hanno niente di misterioso».
È al cardinal Angelo Sodano che spetta il compito più atteso dai pellegrini, quello della rivelazione. Il Papa ha preferito non parlarne nell'omelia. Certo è stato Giovanni Paolo II, depositario del «segreto», a decidere che era giunto il momento e che bisognava dirlo proprio in quest'occasione.
Ma è al segretario di Stato vaticano, l'uomo che l'accompagna in tanti suoi viaggi, che ha voluto affidare la spiegazione «ufficiale», quel testo letto davanti alla folla che assisteva nella spianata del santuario alla beatificazione dei due pastorelli.
Il cardinale Sodano ha iniziato porgendo al Pontefice gli auguri di compleanno: Karol Wojtyla compirà ottant’anni fra pochi giorni, il prossimo 18 maggio. Poi ha precisato che la presenza del Papa a Fatima, pur avendo come scopo principale la beatificazione dei due pastorelli Francesco e Giacinta, «aveva anche il valore di un rinnovato gesto di gratitudine verso la Madonna per la protezione a Lui accordata durante questi anni».

E ha spiegato il contenuto del «terzo segreto», il suo riferimento all'attentato del 13 maggio 1981, alle sofferenze della Chiesa durante il secolo appena trascorso, secolo pieno di testimoni della fede, di «nuovi martiri»: coloro che il Pontefice ha ricordato domenica scorsa davanti al Colosseo.
Ma più passano le ore, più i fedeli vogliono saperne di più, capire meglio il significato di quella rivelazione. Impossibile, di fronte alla popolarità di Fatima, stare zitti, non commentare, limitarsi al semplice messaggio letto alla fine della celebrazione.
E così, a metà pomeriggio, prima di salire sull'aereo che lo riporta a Roma insieme con Giovanni Paolo II, il cardinal Sodano accetta di aggiungere altre spiegazioni all'importante decisione di rendere pubbliche le visioni di Fatima. Facendo capire che uno dei motivi che ha suggerito di svelarne il contenuto è anche quello di porre un definitivo freno alle innumerevoli ipotesi, spesso apocalittiche, ma spesso anche fantasiose, su ciò che la Madonna aveva davvero detto a suor Lucia.
Eminenza, perché il Papa ha scelto di rivelare il segreto qui e non a Roma?
«Perché Fatima era il luogo giusto, un luogo-simbolo per evidenti motivi».
Una scelta legata alla beatificazione di Francesco e Giacinta Marto?
«Era tanto tempo che il Papa pensava di farlo. Si trattava di trovare l'occasione propizia. Ed è arrivata con la beatificazione. Ma si tratta anche di una scelta legata al millennio che si chiude, al secolo appena trascorso, un secolo pieno di sofferenze e di tribolazioni».
Quanto ha contato l'attesa dei fedeli?
«Era opportuno che queste visioni simboliche venissero rivelate perché non hanno niente di misterioso».
Che cosa rappresentano?
«Ripeto: è la tragedia di questo secolo che viene ripercorsa».
Che significato hanno queste visioni per la Chiesa?
«Rivelano che la Provvidenza guida il popolo di Dio, nonostante tante sofferenze...».
E poi?
«Sottolineano il fatto che la Vergine Santissima è la madre della Chiesa e dei suoi pastori. E in modo particolare del Papa. Tutte cose che ci danno una grande speranza per il nuovo millennio».
Quale?
«Quella che la Provvidenza di Dio continuerà a guidare la sua Chiesa negli anni che verranno».
Con questo augurio il cardinale Angelo Sodano sale sull’aereo che lo riporterà a Roma insieme con Giovanni Paolo II e a tutto il suo seguito. Di più non dice.
Ora la parola passerà al prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, il cardinale Ratzinger. È lui che avrà il compito di redigere il «commento» che accompagnerà la pubblicazione integrale del terzo segreto di Fatima.

Fatima, il segreto annunciava l’attentato al Papa

Svelata l’ultima profezia, parla anche della fine del comunismo. Il testo sarà reso pubblico ai fedeli

FATIMA — Quando il cardinal Sodano prende la parola tutti i pellegrini pensano ad un semplice saluto. La messa è quasi finita e il Papa non ne ha parlato nell'omelia. Ma qualcuno tra la folla spera ancora nella «grande rivelazione». E ha ragione a sperare. Perché davvero il segretario di Stato Vaticano parla del terzo segreto di Fatima, ne rivela il contenuto. E riguarda proprio l'attentato di cui fu vittima il Papa nel 1981 a piazza San Pietro insieme all'«immane sofferenza dei testimoni della fede nell'ultimo secolo». Un fremito attraversa i fedeli che riempiono all'inverosimile la spianata davanti al santuario.

E così il segreto è rivelato, reso noto a tutto il mondo nel giorno della beatificazione di Francesco e Giacinta Marto, i due pastorelli che nel 1917 per sei volte, ogni 13 del mese, videro la Madonna. E' qui, nello stesso luogo delle apparizioni, dove ora sorge il grande santuario che il mondo viene a sapere che il segreto non nascondeva scenari apocalittici, ma le sofferenze vissute dalla Chiesa, dai suoi pastori come dal suo popolo, nel corso del secolo appena trascorso, l'ultimo del vecchio millennio. Un segreto che assume il volto dei tanti «nuovi martiri», migliaia, morti nei campi di concentramento nazisti, nei gulag sovietici o altrove nel mondo, quella lunga sequela di nomi che Giovanni Paolo II ha voluto ricordare pochi giorni fa al Colosseo, in una commossa e partecipata celebrazione giubilare. I pellegrini si commuovono perché ora sanno che il segreto riguardava il Papa direttamente.

E Giovanni Paolo II è davanti a loro, affaticato ma sereno alla fine della lunga celebrazione. In silenzio ascolta il cardinal Sodano che parla dell'attentato dal quale uscì miracolosamente vivo il 13 maggio del 1981 a piazza San Pietro. Tutto era scritto nella lettera che suor Lucia dos Santos, 93 anni, la testimone ancora vivente delle apparizioni di Fatima, consegnò a Pio XII all'inizio degli anni Quaranta e che lessero tutti i Pontefici suoi successori, compreso Karol Wojtyla. I 600 mila pellegrini per alcuni minuti trattengono il fiato, poi applaudono ripetutamente. Il segretario di Stato Vaticano spiega che la protezione «accordata al Papa» in quell'occasione «sembra toccare anche la cosiddetta terza parte del segreto di Fatima». E subito quel «sembra» viene precisato: «Il testo costituisce una visione paragonabile a quelle della Sacra Scrittura, che non descrivono in senso fotografico i dettagli degli avvenimenti futuri», ma li «condensano» e li «distendono nel tempo». Perché la chiave di lettura del segreto «non può che essere di carattere simbolico».

In altre parole nelle rivelazioni custodite gelosamente negli anni da suor Lucia non ci sono date e dettagli di ciò che doveva avvenire, ma una loro sintesi che riguarda il secolo appena trascorso, dalla «lotta dei sistemi atei contro la Chiesa» alla sofferenza dei testimoni della fede in un'«interminabile via crucis guidata dai Papi del ventesimo secolo». Fino alla profezia del «vescovo vestito di bianco» che «camminando faticosamente verso la croce cade a terra come morto, sotto i colpi di arma da fuoco». E' la profezia che riguarda l'attentato di piazza San Pietro e che, sottolinea Sodano, venne compresa subito da Giovanni Paolo II. Basta pensare al suo primo dono alla Madonna di Fatima: la pallottola rimasta nella jeep che lo trasportava nel momento in cui venne ferito. Il «segreto» parla anche della fine del comunismo, anticipa gli avvenimenti dell'89, anche se «gli attacchi contro la Chiesa e i cristiani non sono purtroppo cessati».

Il Papa ha deciso di pubblicare integralmente il testo della lettera di suor Lucia affidando questo lavoro alla Congregazione per la dottrina della Fede diretta dal cardinale Ratzinger che avrà anche il compito di preparare «un opportuno commento». Poco prima nella sua omelia, Giovanni Paolo II aveva fatto un accenno al legame tra l'attentato subito e Fatima ringraziando per la prima volta la pastorella Giacinta «per i sacrifici e le preghiere fatte per il Santo Padre che ella ha visto tanto soffrire». Poi, quando si è trattato di rivelare il segreto, ha lasciato la parola al cardinale Sodano. La folla ha seguito la lunga celebrazione, durata dalle 8 del mattino a mezzogiorno, con grande compostezza. Ha potuto vedere anche la statua della Madonna impreziosita dal dono fatto dallo stesso Wojtyla: l'anello che ricevette in regalo dal cardinal Wyszynski quando divenne Papa.

 

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