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Non c’è solo l’infibulazione, di cui molto si parla oggi (attorno a 130 milioni sono le donne infibulate, nel mondo). C’è perfino di peggio e giustamente Samir Khalil Samir - un dotto e coraggioso gesuita egiziano (con passaporto italiano) – chiede, con un vibrante appello su "Mondo e missione" (titolo: "Quei crimini che disonorano l’Islam"), una campagna internazionale contro la piaga che stiamo per raccontare, una campagna internazionale come quella contro l’infibulazione e la lapidazione delle adultere.
Antonio Socci Di cosa stiamo parlando? Di quali crimini? Basta raccontare la triste e tragica storia di R., una ragazzina palestinese di 17 anni che abitava in un sobborgo di Ramallah. Nel 2002 – secondo la ricostruzione di padre Samir – R. viene violentata dai suoi due fratelli di 22 e 20 anni. In seguito a tale stupro – si può immaginare che effetti devastanti può aver avuto per la vittima - il 23 dicembre 2002 la ragazza partorisce un bambino.
La giovane madre violentata
Pochi giorni prima dell’assassinio il governatore di Ramallah, Mustafa Issa, aveva chiesto ai familiari e agli anziani del villaggio, un impegno scritto affinché alla ragazzina non venisse fatto alcun male. Ma il villaggio – che evidentemente ci tiene al suo
Questo orribile racconto fatto dal gesuita su un’importante rivista missionaria come "Mondo e missione" e il suo appello a mobilitarsi contro tali costumi, finora sono passati pressoché inosservati (con la sola lodevole eccezione del blog di Sandro Magister). Non si sono sentite le voci delle femministe, né dei pacifisti, né di chi si occupa a tempo pieno di rappresentare i palestinesi come vittime di Israele.
Eppure tali delitti , cioè l’assassinio delle povere vittime di stupri, sembra siano una piaga molto diffusa da quelle parti. Padre Samir sostiene che in Palestina se ne verificherebbe
Nei paesi arabi vicini è lo stesso. Pare che in Giordania un omicidio su quattro sia appunto un delitto "d’onore". Anche perché le pene per queste genere di delitti sono risibili. Un caso per tutti. Yasmine aveva 16 anni. Nel marzo 1998 fu violentata. Scoprì di essere rimasta incinta in seguito a quello stupro e lo denunciò alla polizia che – a quanto pare – la mise in carcere per "proteggerla". Fu rilasciata dopo qualche giorno perché il padre aveva firmato un documento dove garantiva di non farle alcun male. Così la uccise il fratello, dichiarandosi fiero di aver
Nei paesi islamici la democrazia è pressoché sconosciuta. Ma c’è qualche regime che (per i rapporti con l’Occidente) si apre a qualche riforma positiva: è il caso del governo giordano e dell’emiro del Kuwait o del regime saudita che avevano varato provvedimenti dove si riconosceva qualche dignità alle donne (come la possibilità di guidare l’automobile in Arabia), ma che poi sono stati annullati dall’opposizione dei fondamentalisti.
La mentalità dominate nella "società civile", è peggiore dell’establishment al potere, che in genere è pessimo. Da qui si capisce che non basta far pressioni sulle caste al potere perché concedano democrazia, ma occorre che i nostri valori (cristiani), penetrino in quelle società sgretolando le consolidate mentalità violente, intolleranti e i costumi più disumani. Altrimenti la democrazia rappresentativa diventerà paradossalmente lo strumento con cui prenderanno il pieno potere le fazioni più fanatiche del fondamentalismo.
Il fenomeno è stato rappresentato di recente da Fareed Zakaria, direttore di "Foreign Affairs", in un libro che ha fatto molto discutere, "Democrazia senza libertà". Quello che sembra sfuggire a molti è la natura – culturale, spirituale - del problema che Samuel Huntington definì, nel libro omonimo, "Scontro di civiltà". Che non va interpretato come una prescrizione, ma come la fotografia della situazione.
Lo scontro di civiltà non è innanzitutto con l’Occidente, è all’interno stesso di quelle società dove la metà della popolazione, quella femminile, vive in condizioni disumane. E’ lo scontro fra quella disumana inciviltà e tante donne, vittime oggi silenziose, che desiderano essere trattate come esseri umani e non come cose o animali.
Sono le donne probabilmente la "bomba ad orologeria" di quelle società. In Occidente fu il cristianesimo a proclamare la loro assoluta dignità e per quelle società antiche, che erano disumane come quelle appena descritte, fu sconvolgente. Anche per questo – secondo ciò che scrive il sociologo Rodney Stark in "The rise of Christianity" – proprio le donne furono un formidabile vettore di diffusione della nuova fede nell’Impero romano.
Si capisce dunque perché le società musulmane non consentano alcuna libertà ai cristiani, vietando ferocemente – perfino con la morte - le conversioni. Il cristianesimo è un messaggio di pace e amore: in quelle società contiene un’immensa carica rivoluzionaria anche in senso politico e sociale.
L’iniziativa di padre Samir ne è un piccolo segno. Oggi egli invoca la nostra mobilitazione contro questi assassini di tante povere ragazze violentate:
Troverà qualche ascolto?
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