CITTA’ DEL VATICANO - «E’ ragionevole pensare che non ci
sarà alcuna presa di posizione e di distanza». Così risponde
il portavoce vaticano Joaquìn Navarro nell’apprendere che il rabbino
capo di Roma, Di Segni, ritiene opportuno «un pronunciamento ufficiale»
della Chiesa contro il film di Gibson.
Cosa glielo fa pensare?
«La successione di questi eventi. Il Papa ha visto il film ( il 5 e il
6 dicembre , ndr) e non ha fatto commenti, e io non faccio commenti sull’attività
privata del Papa».
Lei allude alla smentita sua e di mons. Dziwisz del 22 gennaio. Ma qui c’è
un aspetto religioso...
«Il film è la trascrizione cinematografica dei Vangeli. Se fosse
antisemita il film, lo sarebbero anche i Vangeli. Non dimentichi che il film
è pieno di personaggi ebrei “positivi”: da Gesù, a
Maria, al Cireneo, alla Veronica, alla parte di folla commossa, ecc. Se un racconto
del genere fosse antisemita, ciò porrebbe un problema di dialogo ebraico-cristiano
perché equivarrebbe ad affermare che i Vangeli non sono storici. Bisogna
rendersi conto della serietà di tali affermazioni».
Dunque, il film per il Vaticano non è antisemita?
«Se il Papa ha visto il film, il silenzio successivo della gerarchia è
molto eloquente. Qui non c’è nulla di antisemita, altrimenti lo
avrebbero denunciato. La Dichiarazione “Nostra aetate” è
stata fatta dalla Chiesa cattolica e se essa in questo caso non ha reagito vuol
dire che non ne ha trovato i motivi».
Intende l’argomento del silenzio come favorevole?
«E’ assolutamente chiaro, proprio perché non c’è
nulla da obiettare. Altrimenti, la gerarchia avrebbe parlato: sia il Vaticano
sia gli episcopati locali».
Abraham Foxman dell’AntiDefamation League è venuto un mese fa
a protestare in Vaticano. Cosa gli è stato detto?
«Ha avuto due incontri. L’arcivescovo John Foley, presidente del
dicastero per le comunicazioni sociali, gli ha risposto: “Non trovo nulla
in questo film che possa essere considerato antisemita”. Il segretario
della Commissione per i Rapporti con l’Ebraismo, padre Norbert Hofman,
gli ha spiegato che sull’antisemitismo la Chiesa si è pronunciata
con “Nostra aetate”. Se venisse Di Segni riceverebbe le stesse risposte».