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Ecco il racconto delle ultime ore di Cristo Stampa
La Passione di Gibson

Matteo e Marco scrivono che si riunirono i capi dei sacerdoti: per tutti Gesù era «reo di morte» Esecuzione romana, ma la fretta con cui tutto accade si deve forse all' inizio della Pasqua
Gerusalemme, quasi duemila anni fa: ricostruzione storica con l' aiuto delle cronache degli evangelisti. La Cena, il ruolo di Pilato, la Crocifissione

Torno Armando

Non è facile capire con esattezza cosa accadde a Gerusalemme quasi duemila anni fa in quelle poche ore che corrono tra una cena e una crocefissione. Se il protagonista di quei fatti non fosse stato Gesù, non tenteremmo ora di scriverne una cronaca stringatissima.

Qualcuno sorriderà, perché Raymond E. Brown per ricostruire quel breve lasso di tempo nel saggio La morte del Messia (tradotto in Italia da Queriniana), ha scritto più di 1800 pagine. E il cielo sa che non sono state sufficienti. Ma è umano chiedersi almeno qualcosa sullo svolgersi di quei fatti, facendosi aiutare dagli evangelisti. Un cronista attento che avesse partecipato all' ultimo convivio di Gesù con gli apostoli, ne sarebbe uscito disorientato. Era una cena ebraica di Pasqua, ma con con innovazioni rivoluzionarie.

Dovrebbe scrivere: al passaggio finale del calice la religione cristiana era cominciata. Niente misteri nei momenti successivi. Il Maestro e i dodici se ne vanno al Getsemani, un podere di cui forse conoscevano il proprietario. Gli apostoli si appisolano; Gesù, che era in disparte a pregare, li riprende. Ma c' è una strana tensione nel racconto degli evangelisti, quasi si volesse preparare il lettore al colpo di scena: arriva un gruppo condotto da Giuda, il traditore. Probabilmente era riuscito a svignarsela per il fatto che teneva la borsa e quindi aveva sempre qualcosa da sbrigare. Si poté così recare dai sacerdoti per mettere a punto l' arresto senza bisogno di giustificazioni. Con un bacio fa riconoscere Gesù che, come un malfattore, viene bloccato.

Matteo dice che gli «misero le mani addosso» (26,50). Iniziano le scene di violenza. Chissà perché tradì Gesù. Si può credere che tutto fosse stabilito, si può supporre - alcuni studiosi lo hanno fatto - che egli volesse mettere il Maestro, di cui aveva visto tanti miracoli, con le spalle al muro e dar vita all' ultimo prodigio: una rivolta politica. Chissà. Di certo lo tradì, poi si pentirà e cercherà la morte. Intanto però hanno arrestato Gesù e, ricorda Giovanni, Pietro reagisce: pone mano alla spada e recide l' orecchio destro a un servo del sommo sacerdote di nome Malco (18,10). Luca assicura che il Maestro glielo tocca e guarisce (22,51). C' è paura, confusione. Scrive Marco: «Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono» (14,50). Dove portano Gesù legato? Le nostre fonti sono quasi d' accordo.

Forse al palazzo del sommo sacerdote Caifa, forse prima dal suocero di quest' ultimo, Anna. Sappiamo soltanto che Pietro lo seguiva insieme a un altro discepolo e che rinnegò il suo Maestro tre volte mentre i fatti precipitavano. Ci fu un processo giudaico in quei momenti? Matteo e Marco scrivono che si «riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi» e «tutti sentenziarono che era reo di morte». Non lo trattarono nel migliore dei modi: «Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano» (Mt 26,67). Sappiamo che Gesù fa una dichiarazione messianica, che furono trovati dei testimoni contro di lui, che il sommo sacerdote dopo le sue parole si straccia le vesti( Mt 26,65; Mc 14,63). Al mattino, per queste due fonti, si tenne un consiglio; Luca, invece, ci dice che il processo fu uno solo: Gesù compare davanti al sinedrio dopo aver passato la notte in casa del sommo sacerdote.

Per Giovanni, invece, non ci fu un processo. È interrogato da Anna e Caifa, quindi viene direttamente condotto al pretorio da Pilato. Chi è costui? La prima risposta che il cronista trova è questa: il prefetto romano. Ponzio Pilato, l' uomo chiave della vicenda e dei fatti che seguono, è in carica da quattro anni. Non ama i giudei (le loro urla si sentirono quando fece entrare le sue truppe a Gerusalemme innalzando le insegne con le aquile imperiali), commise l' errore di costruire un acquedotto per la capitale utilizzando il tesoro del tempio: dovette reprimere la rivolta nel sangue. E ora gli portano Gesù. Non trova in lui nessuna colpa, cerca di utilizzare l' usanza che vuole la liberazione di un prigioniero per la Pasqua.

Ma la folla sceglie Barabba. Se Pilato guarda con diffidenza gli ebrei, probabilmente il suo atteggiamento non muta dinanzi alle loro accuse. Luca dice che questo funzionario romano, saputo che Gesù era ebreo, lo invia da Erode, ma ben presto gli viene riportato. Non trova colpe ma non sa come cavarsela con coloro che gridano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!» (Gv 19,6). Si nota incertezza, imbarazzo, sino al punto da farsi portare dell' acqua per lavarsi pubblicamente le mani: non vuole essere responsabile di questo sangue. La frase successiva ha riempito intere biblioteche: «E tutto il popolo rispose: "Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli"» (Mt 27,25). Queste parole possono essere interpretate in mille modi, è certo soltanto che dopo le ultime battute tra Pilato e gli ebrei la macchina per il supplizio si mette in moto. Ed è un' esecuzione romana, perché Gesù viene consegnato a un centurione e ai suoi soldati. La fretta con cui tutto succede si deve probabilmente all' inizio della Pasqua; il nuovo condannato viene aggiunto a due ladroni di cui nulla si sa. Per la sua pena, è costretto a portare il patibulum (il palo trasversale della croce; quello verticale era già piantato) e sulla via che porta al Calvario è sfinito, tanto che «presero un cero Simone di Cirene» per aiutarlo.

La folla ha cambiato atteggiamento. Mentre va al supplizio, molti si battevano il petto e piangevano (Lc 23,27). L' itinerario che deve compiere non è breve e una parte è all' interno delle mura (serviva da esempio); sappiamo che sale faticosamente sulla cima del monte prescelto per l' esecuzione. Marco dirà letteralmente che lo «portano» (15,22): è insomma sfinito e la flagellazione a cui è stato sottoposto deve avergli fatto perdere molto sangue (alcuni ne morivano). La crocefissione è una scena cruda. Il condannato viene spogliato; quasi sicuramente il pudore giudaico prevedeva qualcosa per le parti intime, ma non i romani; un cronista non sa che cosa dirvi perché il primo che parla di un panno sarà il vangelo apocrifo di Nicodemo. Denudato, gli piantano i chiodi nelle mani, si fissa il patibulum al palo verticale; gli inchiodano i piedi e il corpo avrà soltanto una sporgenza a metà croce per appoggiarsi. È stato messo in mezzo ai due ladroni. Che ora era? Per Marco era l' ora terza (15,25), ossia le nove del mattino; per Giovanni mezzogiorno.

Ormai è solo questione di poco tempo e la morte prenderà il sopravvento. Chi c' è sotto la croce? Non abbiamo notizie particolari degli apostoli, Giovanni però ricorda che c' era «sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala», nonché il «discepolo che egli amava» (19, 25-26). Purtroppo Giovanni è il solo a segnalare la presenza della madre ai piedi della croce, gli altri riferiscono nomi diversi: comune a tre evangelisti è Maria di Magdala. Il dialogo tra Maria e il figlio è carico di significati teologici. Gesù la chiama «donna», come alle Nozze di Cana. Comunque c' erano presenze femminili, un discepolo, a cui vanno aggiunti il centurione e i soldati. Chi altri era là? La risposta questa volta esula dalla cronaca, perché sotto quella croce, nell' attesa che tutto fosse compiuto, c' era la storia. Una o mille persone in più non contano, i nomi precisi e il concatenarsi dei fatti svaniscono nell' istante in cui quell' uomo appeso muore. Il resto siamo noi, con le nostre domande e con il bisogno di indagare. Domande e indagini che trovano sempre risposte diverse. Ma ogni tanto si consegnano alla fede per una requie al loro dibattersi.

 
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