| La battaglia della Seconda Era |
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| La storia | |||
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La battaglia di Dagorlad e l'assedio di Barad-dûr Siamo nell'anno 3429 della Seconda Era. ![]() Sauron Sauron compie una mossa molto astuta, attaccando Gondor fintanto che
le sue forze non sono complete; è arduo il compito di Anárion,
figlio di Elendil, che difende Osgiliath, mentre Elendil ed Isildur
si trovano a fuggire verso la nordica Annúminas. Elendil, dunque, si reca a consiglio con il grande Ereinon, detto in
lingua Sindarin Gil-Galad, l'ultimo dei grandi re dei Noldor in esilio.
Elendil ed Isildur radunano tutti i loro Dúnedain ad Amon Sûl, ed ivi attendono le schiere di elfi radunate da Gil-Galad e Círdan; si dirigono poi verso Imladris, roccaforte di Elrond, e vi stazionano per ben tre anni, forgiando molte armi, e preparandosi alla dura guerra. Giunge dunque il 3434, ed i due re, degli uomini e degli elfi, decidono
di dipartirsi dalla sicura Imladris, e percorrono rapidamente la valle
dell'Anduin verso sud; e durante il viaggio si uniscono a loro schiere
di tutti i popoli e le razze esistenti: animali e bestie andarono al
fianco degli elfi di Thranduil, o dei nani di Moria, per unirsi all'Ultima
Alleanza di Uomini ed Elfi. Si dice che l'esercito radunato da Elendil e Gil-Galad sia stato il più grande che mai abbia solcato la Terra di Mezzo dopo che i Valar mossero guerra a Melkor, durante la guerra dell'Ira. E probabilmente, solo nella Dagor Dagorath esso sarà superato. Per mesi i due eserciti si fronteggiano sulla piana sassosa di Dagorlad, finché l'Alleanza prevale, ed incalza Sauron fino alle porte di Barad-dûr; e lì rimangono, Gil-Galad ed Elendil, cingendo la torre d'assedio per sette lunghi anni. L'Oscuro Signore utilizza ogni metodo per eliminare i suoi nemici, ma senza successo: le frecce dei suoi orchi ed i suoi fuochi non possono niente contro la potente moltitudine, né le numerose sortite hanno alcun effetto. Finché Sauron decide di prendere la situazione in mano. ![]() Elendil Indossato il suo Unico Anello, esce lui stesso da Barad-dûr,
e si porta sulle pendici del Monte Fato, là dove il suo Anello
ha più potere; ed infatti semina morte tra le fila degli elfi
e degli umani; però, pochi coraggiosi lo incalzano, lo sfidano
e duellano con lui: sono essi Gil-Galad, brandendo la sua fiera lancia
Aeglos, ed Elendil, che agitava Narsíl. Con loro viene anche
il coraggioso Isildur, che però non interviene immediatamente.
Alla fine, i due guerrieri, stremati, sono sopraffatti e schiacciati dalla mazza del malvagio, ma ecco che giunge proprio Isildur, e raccogliendo il mozzicone della spada del padre, Narsíl, rottasi poco prima, mena un fendente impetuoso, e mozza un dito a Sauron; anzi, il dito dell'Anello. Questi, sconfitto, si dissolve, ed il suo spirito fugge, mentre il suo esercito è sconfitto; ma la vittoria non è definitiva, ché Isildur si rifiuta di gettare subito l'anello nel Monte Fato, e finire così quell'incubo. E questo lo porterà alla rovina, sui Campi Iridati. ma questa è tutta un'altra storia, che va narrata come prima battaglia della Terza Era.
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