Nel 1993 terminava l'esperienza del settimanale Il Sabato. Non è stata solo una esperienza giornalistica: per me è stata l'occasione di imparare a stare davanti alla realtà.
Editoriale tratto da Il Sabato, n. 44 del 30/10/1993 pag. 3-4
Non conosciamo il nostro futuro. Con questo numero finisce comunque un ciclo della vita del Sabato. Quindici anni esaltanti e drammatici per chi questo giornale lo ha pensato, scritto, amato. Amici e avversari sono sempre stati d'accordo su un punto: Il Sabato è un giornale diverso da tutti gli altri. Ha sempre spiazzato gli incasellatori di ogni tipo. Disorientato i conformisti, dentro e fuori la Chiesa. Ma qual è l'origine di questa diversità? E quali sono state le battaglie che, più di ogni altra, ci sono state a cuore?
1. Pelagio, chi è costui?
Nel 1978, quando il giornale muoveva i primi passi, le due «Chiese» storiche del nostro paese (quella cattolica e quella comunista) cominciavano ad essere investite da una specie di mutazione genetica. La concretezza umana e storica di queste tradizioni così intrecciate alla storia italiana era definitivamente travolta e spodestata dal predominio dell'astrazione. E a questa astrazione si dava il nome di «morale». Sia il cattolico sia il comunista si riducevano a parlare il linguaggio del lurido Kant (l'aggettivo è di Pavese). Il linguaggio di «valori» privi di generalità: data e luogo di nascita. Era ed è ancora l'andazzo dominante. Quello imposto dalle élite al potere, il potere vero. Per la Chiesa questa tentazione non era nuova. Nel V secolo un pio monaco bretone di nome Pelagio aveva usato lo stesso linguaggio. E contro questa «eresia» era insorto sant'Agostino. A ricordare che il fine della vita non è la morale. Ma la felicità. A testimoniare che senza l'incontro e la compagnia con un Qualcosa d'altro (i cristiani la chiamano grazia) anche il più sincero impeto umano è destinato, alla lunga, al fallimento. Generalmente alla ipocrisia.
Siamo tornati ai tempi di Pelagio, prese a dire solitario Il Sabato, mettendo in subbuglio l'establishment ecclesiastico. Da illustre sconosciuto il monaco bretone irrompeva nell'attualità. Talvolta abbiamo raccolto anche imprevedibili consensi. «Sì, l'errore di Pelagio è più diffuso oggi di quanto possa sembrare» dice il cardinal Ratzinger al Meeting del 1990. E aggiunge, in conferenza stampa: «Proprio sul Sabato ho letto cose interessanti sull'errore pelagiano». Contro il risorgente pelagianesimo scesero in campo anche i gesuiti di Civiltà Cattolica, coi quali stringemmo amicizia dopo le liti su De Mita. La questione ebbe qualche riverbero anche nell'iter di scrittura del nuovo Catechismo. Il vescovo francese Jean Honoré, uno dei redattori del nuovo abbecedario della fede, sull'Osservatore Romano del 27 gennaio '93 scrive: «Non dando tutto il rilievo dovuto all'azione preveniente della grazia del Signore, ed alla presenza interiore dello Spirito, il Catechismo rischiava di non integrare al suo interno uno dei dati -il più fondamentale- dell'agire morale secondo il Vangelo. Si era voluto evitare la trappola della casistica. Si sfiorava quella del moralismo. Al limite, il nostro progetto conservava una tonalità pelagiana che era importante correggere».
2. La gnosi.
Dopo Pelagio l'altra bestia nera per i poveri colleghi della stampa «laica» costretti a occuparsi di questo strano giornale. E dei suoi continui casini infraecclesiali. La gnosi, sì. Altra tentazione antica. Perché quell'uomo in carne ed ossa, Gesù Cristo, figlio di una ragazza di Nazareth, non è un «principio» da diffondere (alla stessa stregua dei principi del deismo massonico) ma un «avvenimento» che si può incontrare. Il cristianesimo non è un problema di «conoscenza» o «coerenza», come sembra perfino ovvio al comune sentire del mondo cattolico. Semmai è una questione di fortuna. Quante volte l'abbiamo letto su queste pagine: «Quello che manca nella Chiesa, oggi, non è tanto la ripetizione letterale dell'annuncio cristiano ma l'esperienza di un incontro». Chi incontra qualcosa, oggi, andando a messa la domenica e a maggior ragione negli ambienti normali di vita?
3. La storicità dei Vangeli.
Dossier, servizi, perfino alcune copertine. Per dei poveri e dimenticati frammenti di papiro, ritrovati in una grotta del Mar Rosso, a Qumran. Perché così importanti? Perché mettersi in guerra con la casta degli odierni esegeti dei testi sacri su differenze di datazione del vangelo,di Marco in fondo di pochi decenni? Per quello che si diceva prima. Perché il cristianesimo è una vita nuova che sorprende l'uomo nel presente (solo l'oggi cambia la vita) proprio perché è una storia che è iniziata duemila anni fa. In un tempo e in uno spazio preciso. E a chi l'incontra oggi è cara tutta questa storia. La storicità dei Vangeli contro le teologie che riducono il fatto cristiano a mito, a simbologia. I Vangeli: cenni di memoria di persone che hanno visto e toccato la «carne» del Figlio di Dio. Altro che i principi dell'89 rivestiti di sacro.
4. Le memorie degli apostoli.
Non è per un gusto archeologico. Che alcuni di noi possono avere e altri no. Se abbiamo fatto scoppiare, ad esempio, il caso dell'archeologa Margherita Guarducci e delle sue contrastate ricerche sulla tomba di Pietro, il motivo era altro. Può una Chiesa che ama l'origine profonda del suo essere nel mondo non tenere in onore ed anzi quasi occultare le reliquie del primo degli apostoli? E poi, quel mettersi sulle orme di Paolo di Tarso. Un inviato che ne ripercorre i viaggi. Gli stessi luoghi. «L'identica storia», diceva Péguy. Solo chi vive una contemporaneità all'evento cristiano può amarne le tracce storiche. Immedesimarsi, amare, rivivere quella stessa storia.
5. I testi del magistero.
Le poche grandi cose che definiscono la fede dei cristiani. Da sempre. Un'altra anomalia del Sabato nel mondo cattolico attuale. Proprio chi cristiano ci è diventato (per un incontro, appunto) impara ad apprezzare il tesoro della tradizione. E sente lontano miglia e miglia dalla propria sensibilità «moderna» il vuoto parolaio dei modernisti cattolici. Che, tra parentesi, sono molto più miseri e grigi dei modernisti di una volta (ieri erano bollati, oggi fan carriera). Allora Il Sabato riscopre e inizia a pubblicare a puntate i dogmi sulla grazia di Cristo definiti dai primi concili. Senza snobbare il magistero attuale. Siamo noi a stampare e regalare agli abbonati l'enciclica di Giovanni Paolo II che ha fatto meno notizia sui mass media: la Redemptoris missio. L'enciclica più importante di questo Papa, la definisce il cardinale Danneels. Perché ripete con grande chiarezza e semplicità l'essenziale: la salvezza viene solo da Gesù Cristo attraverso il Suo Corpo che è la Chiesa.
6. Tutto il resto.
Già, e tutto il resto? Il Sabato non ha fatto notizia solo per le controversie teologiche. La politica ha occupato sempre tante pagine. Biancofiore sì, Biancofiore no. Pds sì, Pds no. E poi la politica internazionale. Contro Reagan, pro Clinton, contro Clinton... Tutto ciò che resta, dopo le poche grandi cose care ai cristiani, appartiene alla sfera del contingente. Del mutabile quindi. Tutto il resto lo riassumiamo così: la libertà di pensiero. Cioè il gusto del realismo. Quanti esempi si potrebbero fare. Prendiamo gli «straordinari» mutamenti dell'anno 1989 nell'Europa orientale. Stavano tutti lì, in coro, preti e intellettuali, a celebrare la imminente nascita del mondo nuovo. La vittoria della ragione e della religione. Sante alleanze. Noi, già allora, non ci uniformammo agli slogan e anche alle parole d'ordine dell'ufficialità ecclesiastica del momento. Macché vittoria della fede. Ha vinto Reagan. Una parte (la destra) di uno stesso potere. Intervistammo perfino sant'Agostino (con copertina), per invitare ad un più sano e cristiano realismo. Quanti malumori provocammo. Quante pressioni. Ed ancora non era scoppiata la guerra nella ex Jugoslavia, i nuovi dèi del sangue e della nazione non avevano seminato morte e fame nell'Europa «liberata». Ed ancora i comunisti non erano tornati in Lituania, Slovacchia, Ucraina e Polonia: le uniche roccaforti cattoliche nell'ex impero sovietico. Oggi anche Agnelli ci dice che, forse, sì, tutto si fece troppo in fretta. E che tutti si trovarono impreparati al postcomunismo, i capitalisti ma anche la Chiesa.
Ecco cosa è stato finora Il Sabato. Amore e fedeltà all'essenziale cristiano. Insopprimibile gusto della libertà in tutto il resto.
P.S. Evitiamo, per quanto possibile, le lacrime.