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Supernova nella costellazione dell'Ariete Stampa
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Spettacolo straordinario in cielo. In una galassia non lontana dalla nostra, a 440 milioni di anni luce dalla Terra, una stella sta morendo. E in questo suo ultimo atto di vita, mentre esplode regala tutta la luce di cui è capace, prima di spegnere ogni brillio.

Così nasce una supernova nella costellazione dell'Ariete e dall'immane cataclisma cosmico resterà un buco nero, un mostro celeste la cui forza di gravità imprigionerà ogni possibile raggio luminoso se mai fosse in grado di emetterlo. Il fenomeno, abbastanza raro, è solo nelle prime fasi iniziali e tutti i maggiori osservatori nei cinque continenti sono mobilitati per inseguire e studiare l'eccezionale fenomeno, uno dei più violenti della natura.

La scoperta dell'evento è stata fatta dal satellite Swift della Nasa il quale sabato scorso registrava un lampo di raggi gamma molto più lungo dei soliti. Era il primo segnale di quanto stava accadendo e si protraeva per ben duemila secondi, risultando quindi in media cento volte più esteso della norma. «Inoltre si presentava anche stranamente molto più debole - spiega John Nousek, astronomo della Pennsylvania State Università e direttore scientifico della missione Swift – per cui non sapevamo inizialmente come decifrare i dati raccolti e dare una risposta chiara. Fino a che ci siamo resi conto che era associato ad una supernova».

Il fenomeno secondo gli scienziati è nelle prime fasi e quando raggiungerà il suo massimo la stella dovrebbe apparire due volte più brillante di come era stata vista finora. I tradizionali lampi di raggi gamma che si ritengono ormai generati appunto dalla morte di un astro e dalla nascita di una supernova, sono stati registrati finora in zone remote del cosmo per cui era difficile osservare la luce associata. Ma quello registrato sabato scorso e chiamato Grb 060218, è il secondo più vicino mai avvistato consentendo agli astronomi di entrare in azione con i loro telescopi.

«Ciò che vediamo è molto strano – commenta Robert Kirshner dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics – e ci consente di imparare molto perché di questi fatti ne sappiamo ancora poco». Le supernovae sono, come dicevamo, il frutto di un'esplosione di una stella di grande massa. L'energia e la violenza del fenomeno sono così straordinarie che quando accade la stella morente genera una luminosità pari a quella di una galassia formata da cento miliardi di stelle. Inoltre diffonde intorno radiazioni di una potenza inaudita per cui se accadesse vicino alla Terra sarebbe in grado di uccidere qualsiasi forma di vita.

La supernova più vicina fu osservata nel febbraio 1987 e si verificò nella Nube di Magellano una piccola galassia satellite della nostra Via Lattea. La sua distanza era di 160 mila anni luce Nella nostra galassia storicamente sono state registrate soltanto sette supernovae e avvenute prima dell’invenzione del telescopio. Le più famose sono quelle di Tycho nel 1572 in Cassiopea e di Keplero nel 1604 vista «in pede serpentarii». Ma erano comunque abbastanza distanti dalla Terra da non danneggiarla. Alla missione Swift della Nasa partecipano gli astronomi italiani coordinati dal professor Guido Chincarini dell'Osservatorio di Milano-Merate. Il fenomeno è tra l'altro visibile anche con telescopi amatoriali purché di una certa capacità.

 
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