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Dai cocci di immani collisioni Stampa
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Il telescopio infrarosso Spitzer rivela cosa può succedere quando due grandi galassie interagiscono e la materia viene violentemente dispersa tutt'intorno.

Claudio Elidoro - Fonte: Spitzer Telescope

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Il telescopio infrarosso Spitzer rivela cosa può succedere quando due grandi galassie interagiscono e la materia viene violentemente dispersa tutt'intorno.

Nel futuro della nostra Galassia c'è un appuntamento ineluttabile.

Tra qualche miliardo di anni la Via Lattea e la galassia di Andromeda interagiranno tra di loro e ciascuna cercherà di strappare all'altra quanta più materia possibile. Un titanico tiro alla fune che finirà però con lo scontentare entrambre. Sia la Via Lattea che Andromeda, infatti, non solo usciranno da quello scontro con le spirali piuttosto arruffate, ma anche meno massicce di prima, avendo disperso tutt'intorno una incredibile quantità del materiale di cui sono composte.

Ma che fine faranno quelle stelle e quel gas? Per rispondere a questa domanda un gruppo di astronomi coordinati da Sarah Higdon (Cornell University) ha chiesto l'intervento dello Spitzer Space Telescope e ha rivolto l'occhio infrarosso del telescopio verso NGC 5291. Questo oggetto celeste, distante 200 milioni di anni luce dalla Terra, è infatti un sistema di due galassie in collisione e può dunque rivelare cosa ci si debba aspettare da simili eventi.

Da tempo si sospettava che dall'interazione mareale tra galassi\e giganti potessero formarsi galassie nane. Difficile, però, averne la certezza dato che questo tipo di galassie è incredibilmente diffuso nell'universo e il meccanismo mareale non è l'unico a originarle. Molte tra le galassie nane, infatti, sono sistemi stellari formatisi per conto loro dopo il Big Bang e dunque nulla hanno a che fare con le interazioni mareali.

Studiando NGC 5291, però, il team della Cornell ha potuto osservare da vicino galassie nane che erano davvero il frutto di una interazione gravitazionale tra due galassie giganti mettendo in luce le loro particolarità. La Higdon e i suoi collaboratori hanno così trovato che in quelle galassie nane alle estreme propaggini dei filamenti generati dall'interazione gravitazionale tra le due galassie giganti di NGC 5291 stanno nascendo numerose stelle. La prova decisiva è stata offerta dallo spettrografo infrarosso di Spitzer, che ha individuato l'intensa emissione dei composti organici che caratterizzano le zone di formazione stellare.

La ricerca, i cui risultati saranno pubblicati su uno dei prossimi numeri di Astrophysical Journal, è solo il punto di partenza. "Siamo davanti a un grande puzzle - ha commentato Sarah Higdon - e stiamo solo iniziando a dare la prima occhiata". Il passo successivo sarà quello di verificare se le proprietà delle galassie nane individuate in NGC 5291 sono comuni a quelle di altre galassie nane di origine mareale.

 
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