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La fisica nucleare sta concentrando i propri sforzi nella ricreazione del Big Bang (CERN di Ginevra), quali problemi filosofici solleva questo tentativo della scienza di ricercare le origini dell'universo, e quindi dell'uomo, da sempre prerogativa della filosofia e della religione? (risponde Silvano Fuso)
Perché mai ricercare le origini dell'universo e dell'uomo dovrebbe essere prerogativa della filosofia e della religione? Quando ci si pone una domanda, qualunque strada che consenta di raggiungere la risposta è legittima. Se si analizza la storia del pensiero, ci si rende conto che l'uomo ha rivolto molte delle sue domande alla filosofia o addirittura alla religione, semplicemente perché non aveva altre strade da percorrere. Ad esempio, molti fenomeni naturali, in origine, venivano interpretati in termini di manifestazioni divine. Successivamente vennero formulate ipotesi, frutto di pure speculazioni, per fornirne una spiegazione. In questo modo, tuttavia, non si andava al di là delle singole opinioni individuali. Ognuno diceva la sua e ogni opinione aveva pari valore delle altre. Prova ne è che esistono moltissime religioni e moltissime concezioni filosofiche, spesso assolutamente in contrasto tra loro. L'approccio scientifico, al contrario, permette di superare le singole opinioni e di raggiungere conclusioni che possono essere condivise da chiunque. Il grande valore innovativo della scienza nella storia del pensiero consiste proprio in questo. Purtroppo non tutte le domande che l'uomo si pone in un dato momento storico sono suscettibili di un approccio scientifico. Ad esempio, fino agli inizi dell'ottocento le cosiddette teorie vitalistiche sostenevano che i sistemi biologici sfuggivano alle normali leggi della fisica e della chimica. E, in effetti, queste discipline erano, in quel momento, incapaci di trattare i sistemi viventi. I loro sviluppi successivi, tuttavia, mostrarono che le teorie vitalistiche erano soltanto un pregiudizio e che anche i sistemi biologici potevano benissimo rientrare nel dominio di studio della scienze chimico-fisiche. Per quanto riguarda l'origine dell'uomo, fin dall'ottocento, Darwin dimostrò come fosse possibile ottenere brillanti risultati applicando un approccio scientifico. Per molto tempo anche il problema dell'origine dell'universo (forse uno dei massimi quesiti che l'uomo si pone) sembrava esulare completamente dalle possibilità della scienza e quindi l'unica consolazione consisteva nel rifugiarsi nella filosofia o nella religione. Gli sviluppi più recenti della scienza, e in particolare della fisica, hanno fatto però riconsiderare diversamente il problema. Lo sforzo congiunto dei ricercatori sperimentali e teorici ha consentito di elaborare possibili interpretazioni dell'origine dell'universo e di progettare esperimenti in grado di controllarne la validità. Gli esperimenti cui fa riferimento la lettrice riguardano gli studi finalizzati alla conoscenza dello stato della materia un attimo dopo il Big Bang. Tali esperimenti sono iniziati lo scorso giugno nei laboratori di Brookhaven a Long Island. Studi analoghi e più approfonditi saranno compiuti nei prossimi anni al CERN di Ginevra dopo che sarà ultimata la realizzazione di ALICE, ovvero uno degli esperimenti del LHC, il prossimo acceleratore di particelle. In questi esperimenti vengono provocati urti tra ioni pesanti, per esempio nuclei di piombo. Questi studi hanno portato alla scoperta di un nuovo stato di materia che viene chiamato plasma di quark e gluoni, in cui i componenti elementari della materia sono allo stato libero anziché essere confinati in particelle più grandi. Gli esperimenti di Brookhaven hanno tra l'altro suscitato molto clamore poiché si è detto che durante la loro realizzazione vi sarebbe stato un rischio concreto di distruggere l'intero pianeta. Tale distruzione potrebbe verificarsi in seguito alla formazione di un particolare aggregato di quark che viene definito tecnicamente strangelet. Tale particella potrebbe interagire con altra materia innescando una reazione a catena che potrebbe coinvolgere l'intero pianeta. In realtà la possibilità teorica che si formi questa particella esiste anche al di fuori dei laboratori. In teoria, infatti, i raggi cosmici che continuamente ci bombardano potrebbero indurre la formazione dello strangelet. Il fatto che finora il mondo esista ci fa capire quanto sia bassa la probabilità che si verifichi un simile evento catastrofico. Per tornare alla domanda della lettrice, non mi sembra che i problemi filosofici legati ai tentativi della scienza di comprendere l'origine dell'universo derivino dallo sconfinamento in campi tradizionalmente gestiti dalla filosofia e dalla religione. Il problema principale e terribilmente affascinante, secondo me, è un altro: "Com'è possibile che una porzione dell'universo (il nostro cervello) riesca a comprendere se stesso e la sua stessa origine?". Chissà, forse quando la scienza ci avrà fatto capire di più sul nostro cervello anche questa domanda otterrà una risposta.
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