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Eugenetica e Antisemitismo: negli anni '30 la voce del Vaticano Stampa
Pagine di Storia

Un importante studio di Giovanni Sale riproduce gran parte dei documenti emersi di recente dagli archivi
Avvenire 14.4.2004

Gian Maria Vian

Le ricorrenti accuse di filonazismo e di passività nei confronti alla Shoah rivolte alla Santa Sede e alla Chiesa cattolica non hanno fondamento, ma sono frutto di polemiche strumentali.

Gli storici più attendibili lo sostengono da tempo, ma a confermarlo sono ora i documenti che stanno venendo alla luce. Anche dagli Archivi vaticani, che sui rapporti tra Santa Sede e Germania da più di un anno sono finalmente accessibili agli studiosi. Come dimostra un nuovo importante libro dello storico gesuita e scrittore della «Civiltà cattolica» padre Giovanni Sale (Hitler, la Santa Sede e gli ebrei, Jaca Book), pagine 558, euro 29,00), che ricostruisce la tragica vicenda del Terzo Reich, dall'ascesa al potere di Adolf Hitler sino alla fine della guerra. Pubblicando integralmente quasi trecento pagine di documenti inediti relativi agli anni 1930-1938, in massima parte provenienti dalla nunziatura apostolica a Berlino.

In Germania rappresentava la Santa Sede l'arcivescovo Cesare Orsenigo. Suo principale interlocutore era il cardinale Eugenio Pacelli - grande conoscitore del Paese in quanto suo immediato predecessore nella nunziatura berlinese -, che nel febbraio del 1930 era divenuto segretario di Stato di Pio XI e seguì sempre con grande attenzione il preoccupante evolversi degli eventi in Germania. Nei confronti del nazismo in rapida crescita la Santa Sede e la maggioranza dei vescovi tedeschi - a differenza di molti cattolici e della stragrande maggioranza dei protestanti - mantennero un atteggiamento negativo, anche se l'iniziale opposizione dei vescovi dovette fare i conti con l'ascesa al potere di Hitler e la crescita del consenso nei confronti del nuovo regime. Questo già il 20 luglio 1933 arrivò a un Concordato con la Santa Sede, che ebbe tra le sue conseguenze l'eliminazione dalla scena politica del partito cattolico (Zentrum).

I contrasti tra la Chiesa cattolica e il nazismo si acuirono poco più tardi - nonostante le crescenti preoccupazioni per l'affermarsi del totalitarismo comunista e nonostante diffuse posizioni antigiudaiche - con l'avvio della legislazione antisemita e l'emanazione delle disposizioni sulla sterilizzazione obbligatoria, contro le quali si pronunciò con fermezza, già il 29 gennaio 1934 sulla base dell'enciclica Casti connubii (1930), soprattutto il vescovo di Münster, Clemens von Galen. L'opposizione al nazismo si fece sempre più chiara e nell'estate del 1936 una lettera collettiva dei vescovi tedeschi chiese al Papa di esprimersi con un'enciclica.

Per questo Pio XI convocò a Roma i tre cardinali tedeschi (Bertram, von Faulhaber e Schulte) e i due vescovi più avversi al regime, von Galen appunto, e von Preysing. Con la collaborazione del cardinale Pacelli fu così stesa la Mit brennender Sorge («Con ardente preoccupazione», del 14 marzo 1937), l'enciclica che condannò l'ideologia razzista e pagana ormai affermatasi nel Reich tedesco, seguita nello stesso mese da quelle contro il comunismo ateo (Divini redemptoris) e le sanguinose persecuzioni del laicismo massonico contro i cattolici messicani (Nos es muy conocida).


Un anno più tardi, nel maggio del 1938, Hitler in visita a Roma non chiese udienza al Papa e Pio XI lasciò Roma, dov'era stata innalzata «un'altra croce che non è la croce di Cristo». L'opposizione della Santa Sede al nazismo non cambiò con Pio XII, che anzi nel 1939 e il 1940 si mostrò riservatamente disponibile a sostenere un rovesciamento del regime hitleriano, condannando gli orrori bellici e le persecuzioni antiebraiche sino alla conclusione del conflitto.

 
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