1. Premessa
L'adesione alla Fraternità è personale: sussiste e vale
con o senza gruppo. Questo è un principio fondamentale per cui
la persona vive la fede ubbidendo «di cuore», cioè
liberamente e direttamente, alla «forma di insegnamento alla quale
siamo stati consegnati» (J. Ratzinger, «Intervento di presentazione
del nuovo Catechismo», in L'Osservatore ROm£lno, 20 gennaio
1993, p. 5).
L'immagine che segue del gruppo di Fraternità è il modo
con cui può essere sostenuta l'adesione personale alla Fraternità
intera.
2. Scopo e natura del gruppo di Fraternità
Il gruppo di Fraternità è un luogo di amicizia cristiana,
ossia di richiamo e di memoria alla propria conversione; un luogo in
cui sia più facile e più stabile la volontà di
vivere per Cristo. È indubbiamente più facile essere corretti
che correggersi, per questo è utile un luogo di richiamo. Il
gruppo di Fratemità, come figura della Fraternità nel
suo insieme, «è la coscienza esplicitata d'essere in cammino,
d'avere un destino, e quindi un aiuto ad approfondire la coscienza,
un aiuto all'approfondimento della conoscenza e della coscienza»
(L. Giussani, L'opera del movimen¬to. La Fraternità di Comunione
e Liberazione, San Paolo, Cinisello Balsamo 2002, p. 105). È
«una vicinanza di persone che si accetta pro¬prio come una
scuola, una scuola [...] per imparare ad amare l'altro»(ibidem,
p. 168).
«Deve diventare un luogo che mobilita, che ci cambia» (ibidem,
p. 39).
Le fraternità aiutano nel perseguimento della santità
personale e nella vocazione che si vive: «L'esigenza [...] di
vivere la fede e poi impegnar¬si con essa» (L. Giussani, «Lettera
ai nuovi iscritti alla Fraternità», in ibidem, p. 249),
così da contribuire all'opera di salvezza che Cristo ha introdotto
nel mondo con la sua Chiesa.
3. Metodo (con quale criterio si sceglie un gruppo?)
Il criterio con cui si sceglie un gruppo è la prossimità,
occasione di una convivenza che si deve desiderare. La prima prossimità,
che permette di riconoscere il valore di tutte le altre, è quella
vocazionale. In questo senso, i gruppi di Fratemità «devono
nascere secondo le naturali conver¬genze e scelte delle persone,
senza schemi prefissati ("l'ambiente" sono i rapporti interpersonali
prima che un territorio o una classe sociale» (ibidem, p. 40).
Il gruppo di Fraternità può venire da un'amicizia pregressa,
ma implica soprattutto la decisione a riguardo della necessità
della compagnia di tali persone per la propria fede e per i bisogni
della vita.
L'esito di una simile compagnia particolare è la scoperta di
sempre più persone come fraterne, cioè la missionarietà:
l'espressione più vera dell'esperienza della Fraternità.
Infatti, <<l'esplicitazione di una comunionalità è
perciò un coinvolgi¬mento della vita intera, cosicché
quello che accade all' altro non può piùessere senza incidenza
e coinvolgimento della propria vita» (L. Giussani, «Lettera
ai nuovi iscritti alla Fraternità», in ibidem, pp. 251-252).
4. Regola e conduzione
La regola suggerita per i gruppi di Fraternità si propone come
un aiuto offerto a ciascuno nell' impegno che si è assunto aderendo
alla Fraternità. Essa prevede:
- un minimo impegno quotidiano alla preghiera;
- un'educazione concreta alla povertà (anche valore dei soldi,
attraverso il fondo comune);
- sostegno all' opera del movimento (magari attraverso un' opera particolare);
- approfondimento della dottrina della Chiesa.
Comunque, i gruppi di Fraternità «non possono avere come
loro espressione il dibattito su un testo» (ibidem, p. 83) che
non diventi para¬gone sulle esigenze della vita, materiali e spirituali.
Ciò chiarisce anche funzione e modo della Scuola di comunità.
«La Scuola di comunità, se fosse ben vissuta, per degli
adulti dovrebbe diventare Fraternità. [...] Perciò una
Scuola di comunità è una Fraternità "mancata",
cioè non è ancora Fraternità perché è
più alla superficie del nostro impegno: è un esercizio,
più che una vita» (ibidem, p. 167). Tutto è potenzialmente
una Fraternità.
Le fraternità sono condotte: dagli Esercizi spirituali; dalla
ripresa di questo gesto: i ritiri; ed, eventualmente, dalle Assemblee
regionali. Il priore ha un'importante funzione segretariale, il cui
aspetto principale è comunicare le indicazioni del Centro; non
è inamovibile, in quanto a ognuno tocca essere responsabile della
vita della propria Fraternità. I gruppi di Fraternità
possono scegliere delle "guide" come persone auto¬revoli
in senso evangelico, individuabili anche fuori del gruppo, ma ¬comunque
- approvate dall' esecutivo.
L'obiettivo di tutte le indicazioni è l'incremento di un'umanità
cristia¬na: un'umanità concretamente diversa nel modo di
pensare, di sentire e, possibilmente, di comportarsi.
La Fraternità tutta, evidentemente, trova la sua consistenza
all'interno del movimento e della direzione che a esso viene data. Non
è opportuno aggiungere altri strumenti di guida della Fraternità,
oltre a quelli già pre¬visti (lettere e interventi del Fondatore;
diaconia centrale; responsabili regionali; ecc.). È importante
invece che gli strumenti attualmente pre¬senti siano vissuti con
serietà e possibilmente preparati, inviando contri¬buti e
domande a coloro che ne sono responsabili. In particolare, èimportante
sottolineare il valore dei ritiri, che devono avere: un momento di riflessione
(che richiami l'attualità degli Esercizi); un momento di silenzio;
un momento di assemblea e la Santa Messa.