Il Sole 24 Ore, mercoledì 18 gennaio
Ogni anno vengono uccisi 160mila cristiani.
Un dato all'ingrosso perché spesso le vittime di persecuzioni
religiose non fanno notizia. Nel 2005 sono morti ammazzati 26 missionari
cattolici, tra cui un vescovo e venti sacerdoti, quasi il doppio rispetto
al 2004. Cina, Pakistan e Arabia Saudita sono in cima alla lista dei
regimi "canaglia".
Il problema della libertà religiosa è un fenomeno che
dilaga in molti, troppi Paesi del mondo. E non riguarda solo i cristiani
ma tutti, dai buddisti agli induisti, dal Falun Gong fino ai musulmani.
«La libertà religiosa - dice Mario Mauro (Fi) vicepresidente
del parlamento europeo - è un problema sociale e insieme la cartina
di tornasole del livello di libertà di ogni Stato».
A Strasburgo si è portato padre Bernardo Cervellera, missionario
in Cina, numero due del Pime e direttore di Asianews.it, e Attilio Tamburrini,
direttore di "Aiuto alla Chiesa che soffre", l'organizzazione
che redige il Rapporto annuale sullo stato della libertà religiosa
nel mondo. Occasione, la pubblicazione del rapporto e insieme la voglia
di sensibilizzare. «Troppo spesso l'europarlamento tace su questo
tipo di persecuzione dei diritti umani che colpisce milioni di persone».
La prova? «Negli ultimi dieci anni - ricorda il vice presidente
- la Santa Sede è stata messa sul banco degli imputati trenta
volte per ingerenza e violazione dei diritti umani. Cuba e Cina sono
state condannate mediamente 15 volte».
Ma l'Europa, si sa, si vuole soprattutto laica. Il gran rifiuto a inserire
nella sua Costituzione, poi bocciata, il riferimento alle proprie radici
giudaico cristiane non è un mistero. Secondo Cervellera questa
scelta finisce per renderla prona al fondamentalismo, molto più
degli Stati Uniti. Nella laicista Francia, racconta, pur di nominare
un Consiglio islamico, Parigi ha accettato di eliminare ogni riferimento
all'apostasia, chiudendo così gli occhi sulle persecuzioni in
casa propria verso chi cambia religione. «L'Europa - dice il missionario
del Pime - non sa perché esiste, non ha un'identità spirituale,
intrattiene con il resto del mondo rapporti solo economici. Dietro l'apparenza
di una tolleranza vuota permette tutto, anche la crescita dell'integralismo.
Bush a Pechino ha invocato la libertà religiosa. I premier tedesco,
italiano o francese parlano solo di contratti, dimenticano anche i diritti
umani. Qui si manifesta il lento suicidio dell'Europa».
Cina: su 110 vescovi, quattro sono scomparsi, 13 agli arresti dorniciliari.
I cattolici, 13-15 milioni, sono spesso picchiati e discriminati. I
protestanti, cinquanta milioni, subiscono arresti (oltre 23mila), campi
di rieducazione (oltre quatromila), 129 sono stati uccisi, il doppio
resi disabili. I membri della setta tao buddista dei Falun Gong, cento
milioni, vengono regolarmente attaccati, torturati, uccisi.
Pakistan: da quando nell'86 è entrata in vigore la legge sulla
blasfemia, l'offesa a Maometto e al Corano è diventata il pretesto
per il regolamento di conti privati. Quattromila gli accusati, molti
linciati prima del processo. In Arabia Saudita è vietato qualsiasi
culto che non sia quello islamico. Con tutti i rischi del caso, anche
sotto il tetto privatissimo di casa propria. Sono i sauditi, ricorda
Tamburrini, che dal 1973, dal primo shock petrolifero, finanziano le
scuole fondamentaliste e distribuiscono aiuti ai Paesi che ne sposano
la causa. E così l'Indonesia, la Bosnia, il Kosovo e l'Albania,
Paesi musulmani un tempo tolleranti, diventati fondamentalisti. Come
l'Africa centrale, Nigeria in testa, che vive una prepotente islamizzazione
tra la distrazione dell'Europa e dell'Occidente. Ma anche quando fede
e spada vanno troppo pericolosamente a braccetto l'Europa evidentemente
preferisce continuare a far finta di non vedere.