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Giacomo Leopardi - Canti Stampa
Personaggi
Indice Articolo
Giacomo Leopardi - Canti
All'Italia
Il passero solitario
L'infinito
La sera del dì di festa
Alla luna
Alla sua donna
A Silvia
Le ricordanze
Canto notturno
La quiete dopo la tempesta
Il sabato del villaggio
Sopra il ritratto di una bella donna
Tutte le pagine

"Cara beltà...": con queste parole Leopardi inizia il suo Canto più bello, intitolato Alla sua donna. In esse v'è la sintesi di tutta la ragionevole e commovente posizione del poeta dinanzi all'esistenza.

Di fronte all' enigma ultimo l'uomo ha cercato di immaginare e definire tale mistero in rapporto a sé, di concepire quindi un modo di relazione con esso e di esprimere tutti i riflessi estetici che l'immaginazione di quell' Ultimo gli dava.

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Lo sforzo umano di immaginazione del rapporto col Mistero è strettamente in funzione del nesso con il reale, e perciò espressione ragionevole. In tutti i tempi, dunque - e, si può ben dire, a ragion veduta -, l'uomo ha cercato di immaginare la relazione che intercorre tra il punto effimero della sua esistenza e il significato totale di essa.

Non esiste uomo che in qualche modo, anche senza pensarci, non identifichi una risposta alla domanda circa ciò che ultimamente lo costituisce. Per ciò stesso che uno vive cinque minuti afferma l'esistenza di un qualcosa per cui ultimamente vale la pena vivere in quei cinque minuti; per ciò stesso che uno prolunga la sua esistenza, afferma l'esistenza di un quid che sia ultimamente il senso per cui vive.

La religione è l'insieme espressivo di questo sforzo immaginativo, ragionevole nel suo impulso e vero per la ricchezza cui può attingere, anche se degenerabile nella distrazione e nella volontà di possesso del mistero. È un complesso espressivo che sarà concettuale, pratico e rituale, e che dipenderà dalla tradizione, dall'ambiente, dal momento storico, come anche da ogni singolo temperamento personale. Ogni uomo infatti compie, lui personalmente, per ciò stesso che esiste, questo tentativo di identificare, di immaginare ciò che dà senso. Una religione dipende dalla situazione storico-ambientale e temperamentale delle persone.
Teoricamente ogni persona potrebbe creare la sua religione.

Ma nella dinamica della vita umana c'è un ruolo che è creativo di società: è il ruolo del genio.

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Giacomo Leopardi

Il genio è un carisma eminentemente sociale, che esprime in mezzo alla umana compagnia i fattori sentiti dalla compagnia stessa in modo talmente più acuto degli altri che tutti si sentono più espressi dalla sua creatività che neanche dai loro tentativi. Così noi sentiamo le nostre malinconie meglio espresse dai ritmi di Chopin o dai versi di Leopardi che neanche se noi stessi ci mettessimo ad articolare note o parole sull'argomento. Nella storia umana il genio religioso coagula intorno a sé, esprimendo il talento della stirpe meglio di chiunque altro, tutti coloro che, partecipando al suo ambiente storico-culturale, sentono in lui valorizzati i dinamismi della loro ricerca dell'Ignoto.

Commenta Giussani: "Leopardi dice: se tu bellezza sei un'idea di Platone che vive nell'iperuranio, in qualche mondo astrale, oppure vivi in qualche altro pianeta più felice della terra, perché sdegni di rivestirti di carne e in un copro carnale portare i dolori e la morte? Se tu questo sdegni perché sei una delle realtà eterne, "di qua dove son gli anni infausti e brevi / questo d'ignoto amante inno ricevi". Ma come, cos'è il messaggio, l'annuncio cristiano se non questo? E' l'annuncio che la bellezza, con la "B" maiuscola, non solo non ha sdegnato di rivestire "l'eterno senno di sensibil forma", non solo non ha sdegnato di "provar gli affanni di funerea vita", ma è morto per l'uomo. Non l'uomo "ignoto amante" di Lui, ma Lui "ignoto amante dell'uomo".



 
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