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Politica & Elezioni
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La scadenza elettorale è qui, a un passo. Spesso, presi dalla
nostra quotidianità, dagli affetti, dal lavoro, ci accade di
infastidirci della presenza eccessiva e ingombrante della politica nel
momento del voto. Votare è una piccola cosa, una croce messa
su una scheda ogni cinque anni, e non ci sembra che quel gesto minimo
di partecipazione abbia poi un grande significato per la nostra vita
e quella di chi amiamo.
Eppure mai come oggi ci è richiesto un voto selettivo e meditato,
che difenda la concretezza del senso comune e le offra un futuro. Perché
è il senso comune ad essere pericolosamente in bilico.
La famiglia, per esempio. Che certamente non è un luogo ideale,
dove alligna la perfezione, ma una normale aggregazione umana, con i
suoi limiti e le sue inadeguatezze. La famiglia è, da molto tempo,
oggetto di attacchi di tutti i tipi, frontali e subdoli, feroci e suadenti.
Se è rimasta in piedi, è per la resistenza spontanea delle
persone; non grazie a una difesa politica o culturale, ma a una resistenza
del cuore. La famiglia continua ad essere vissuta come un rifugio caldo
dalle asperità e difficoltà del mondo, come un’esperienza
originaria, permeata di naturalità, senza la quale noi non saremmo
noi. La proposta di unioni di fatto, pacs, matrimoni omosessuali, in
teoria dovrebbe servire a sanare alcuni diritti individuali lesi, come
quello di chi non può assistere il compagno di una vita malato.
Ma per rimediare a queste possibili smagliature, non c’è
bisogno di creare nuovi modelli di famiglia, basta molto meno, piccole
correzioni legislative o addirittura modifiche di regolamenti. In realtà
le ideologie postmoderne mirano a colpire la naturalità dell’esperienza
familiare, come la naturalità del corpo, della procreazione,
della nascita, dei rapporti di maternità e paternità,
in una catena di passaggi consequenziali.
Così per la procreazione assistita, l’eutanasia, la selezione
genetica degli embrioni, la riduzione del vivente al puro biologico,
che ne conse nte la manipolazione in laboratorio. Ogni fatto fondamentale
della vita, normalmente inserito in un contesto di responsabilità,
di relazioni etiche e affettive, viene isolato, fino a perdere il suo
significato umano. Cos’è l’embrione, quando non è
più il figlio atteso e protetto dal buio del grembo materno?
È "qualcosa" che può essere destinato agli esperimenti,
o immerso nel gelo dell’azoto liquido e abbandonato a un’esistenza
sospesa. Cos’è il corpo vivente ma inconsapevole di un
malato in coma? Non è più la persona a cui dobbiamo un
rispetto ancora maggiore, perché è in una condizione di
completo affidamento, ma l’esempio di una vita senza qualità,
indegna di essere vissuta. Cos’è la selezione genetica
se non l’ultima, violenta utopia della perfettibilità?
Come le vecchie utopie sociali del ventesimo secolo, promette un’umanità
più felice, e intanto ci convince che decidere chi far nascere
e chi no, chi buttare giù dalla rupe Tarpea perché fisicamente
inadeguato, e chi invece far sopravvivere, è qualcosa che appartiene
alla sfera della libera scelta individuale.
Oggi è necessario schierarsi a difesa di quelle che il Papa ha
definito "verità elementari che riguardano la nostra comune
umanità", su cui non possiamo lasciarci imbrogliare.
Nulla più va dato per acquisito, nulla più appartiene
spontaneamente a quel senso comune che ci fa simili agli altri esseri
umani, perché le esperienze fondamentali che viviamo sono le
stesse che vivono gli altri. Raffaele La Capria, raffinato scrittore
napoletano, ha definito così il senso comune: "vuol dire,
per me, sentirmi parte di un mondo naturale e spirituale per quanto
è possibile largamente condiviso. Vuol dire reagire all’eccessivo
intellettualismo che domina nel discorso e traduce la cosa nel concetto
della cosa fino alla rarefazione e alla scomparsa della cosa".
Il nostro problema, oggi, è non far scomparire "le cose"
che stanno al fondo del discorso, cioè la famiglia, la sacralità
della vita, la dignità e unicità i ntoccabile della persona.
Ma per fare questo dobbiamo giudicare, schierarci e scegliere: come
ha scritto Chesterton, "le spade saranno sguainate per dimostrare
che le foglie sono verdi in estate".
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