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Intervista a Roberto Formigoni Stampa
Politica & Elezioni
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R. Formigoni

«Anche sulla Legge Biagi, nonostante quel che hanno detto da Confindustria, il Governo continua ad usare termini incerti e confusi. Questi sono gravemente inadatti alla bisogna, e si vede una volta di più che il Nord non lo vogliono capire...».

Giovanni Cerruti

Roberto Formigoni, senatore e Governatore della Lombardia, si è letto le buone intenzioni dei primi 100 giorni del Governo, ha seguito sulle agenzie di stampa le novità del sabato pomeriggio e nulla, proprio nulla riesce a metterlo di buon umore. «Questi penalizzano il Nord e così facendo penalizzano tutto il Paese.

Non c'è un solo provvedimento che aiuti la locomotiva del Nord ad andare più forte. E così rallenteremo tutti». Speranze a zero. «Il florilegio di dichiarazioni dei ministri mi sembra l’immagine più realistica di questo Governo. Ma basta aspettare un mese e ne vedremo delle belle».

Un mese?
«Le elezioni amministrative di oggi e il referendum del 25 giugno. Poi si capirà che il cemento dell’anti-berlusconismo lo farà stare assieme non con il collante politico, ma con un po’ di nastro adesivo».

La Casa delle Libertà sta meglio?
«Fino al Referendum sulle riforme costituzionali abbiamo l’obbligo di rimanere uniti più che mai per dare un segnale del forte scontento nei confronti di Prodi e di questo Governo. Poi dovremo insinuarci nelle loro contraddizioni. Prima o poi esploderanno, e allora si vedrà chi sta meglio».

Degli annunciati Cento giorni di Prodi nulla le va bene.
«La confusione sulla legge Biagi, sulla riduzione del cuneo fiscale non hanno spiegato niente, alle parole di Visco sulle nuove tasse sono seguite smentite proforma. La riforma sulla scuola può essere migliorata, d’accordo, ma da qui a volerla cancellare ce ne passa. E sull’Iraq, poi, ci preparano ad una pessima figura».

Pessima perché finisce la missione?
«Leggo che avrebbero raggiunto un accordo per non lasciare nemmeno un militare italiano. Se è vero è follia. E chi li difende i nostri civili? Questo ritiro nasce da un ultimatum di Rifondazione e del Comunisti Italiani, una resa alla Zapatero, una fuga contradditoria».

Perché contraddittoria?
«Non il governo Berlusconi, ma tutto il Paese dovrebbe essere orgoglioso della nostra missione di pace in Iraq. E invece così si nega tutto quel che è stato fatto, i nostri soldati e le nostre vittime non lo meritavano. Non me l’aspettavo da D’Alema».

Cosa?
«Che si lasciasse mettere sotto scacco da Rifondazione e Comunisti Italiani». Lei dice che il Governo non capisce il Nord... «Di più, lo penalizza. Questioni come la competitività, l’eccellenza, l’autonomia e la sussidiarietà a quanto pare non interessano».

Prodi potrebbe risponderle che non è assolutamente vero.
«Basta ricordare che regioni come Lombardia e Veneto non hanno un ministro che sia uno, a parte quello senza portafoglio alla diessina Pollastrini. È uno schiaffo anche alla sinistra del Nord, e io so quanto i miei colleghi della sinistra si sentano doppiamente umiliati».

Doppiamente?
«Prima con la composizione delle liste elettorali, decise a Roma. Poi con appena quel piccolo ministero senza portafoglio e quattro sottosegretari di piccolo conto».

Oggi a Milano si vota, lei sostiene Letizia Moratti. Previsioni?
«Posso dare una notizia in anteprima. Tra qualche giorno la Lombardia avrà un sottosegretario in più, l’ex Prefetto e candidato sindaco Ferrante. Gliel’hanno promesso in caso di sconfitta, e perderà. Così Prodi batterà il primato di Andreotti e taglierà il traguardo dei 102 tra ministri e sottosegretari!»

La notte dei risultati, quando si è capito che sarebbe stato un quasi pareggio, lei si era augurato il «ritorno della politica». In queste settimane l’ha incontrata?
«Superati i colli delle elezioni amministrative e del Referendum avremo finalmente un po’ di pianura e potremo avviare la riorganizzazione della Casa delle Libertà e, finalmente, una riflessione sulla sconfitta elettorale».

Berlusconi non parla di sconfitta, dice che bisogna aspettare la verifica delle schede...
«Sì, certo, la verifica va fatta per dare certezze ai cittadini, è giusto andare a controllare le schede, ma se non vengono fuori 25 mila voti per la Casa delle Libertà la realtà è quella di oggi. Di fatto noi siamo opposizione».

Lei, appunto, pensa all’opposizione e Berlusconi parla di mobilitare le piazze.
«Non siamo in contrapposizione e non intendo le sue parole come rivoluzionarie. Dipende da quello che combinerà Prodi».

Cosa si aspetta?
«Se governerà tenendo presente che il Paese è diviso in due la nostra potrà essere un’opposizione che vuole migliorare certi provvedimenti. Se i loro provvedimenti saranno eversivi allora sì che saremo presenti nelle piazze con il nostro popolo».

Quale delle due preferisce?
«Mi auguro, per Prodi e per il Paese, che ci sia una svolta moderata. Perché se vogliono ribaltare il Paese...».

Tra poco scadono anche i suoi 100 giorni. Dovrà decidere se rimanere Governatore o trasferirsi a Palazzo Madama come senatore. Anticipazioni?
«Nessuna. Mancano ancora tre settimane...».

 
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