| In difesa dell'astensionista stufo marcio di bastonature |
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C' è una buona notizia: l'Astensione. Tra l'altro, sarà per l'attrazione della rima, ma quest'anno è capitata insieme con la festa dell'Ascensione. Su, verso il cielo. Non sono impazzito (forse), non chiamate gli infermieri (per ora). Quello che è accaduto domenica in Italia, in occasione delle amministrative, è qualche cosa che, lungi dall'abbacchiarci, può tirar su il morale a noi elettori di centrodestra. Renato Farina Se ci mettiamo la testa senza bendarcela come reduci da una bastonatura, ne ricaveremo buone indicazioni. E la smetteremo di deprimerci. No, non sto cercando di dimostrare, come usava negli anni '70, che abbiamo vinto, Forza Italia è stata irresistibile, ed in fondo Veltroni ha perso. Questo articolo vuole essere due cose. 1) La difesa dell'astensionista notoriamente di centrodestra e dunque potenzialmente venduto al nemico in quanto disertore. 2) Un tentativo di restituire al giro dei sostenitori di Forza Italia, An, Udc e Lega un po' di buonumore e la consapevolezza che non siamo mica morti, anche se qualcuno tra noi non ce l'ha fatta proprio ad andare alle urne. Cominciamo dai dati. Nel 2001 alle amministrative si
recò ai seggi l'80,6 per cento degli aventi diritto,
domenica scorsa il 71,2. Milano, Torino, Roma e Napoli sono state tutte
sotto il 70 per cento. E dire che le elezioni politiche del 10 aprile
erano state un record di salto in alto: 83,6 per cento. Allora si dice: bisogna costringerli all'esercizio
democratico. Come? «Drammatizzando » le gabine elet
- torali. Trasformandole in un'occasione definitiva di riscatto e di
trionfo. Posso permettermi una parolina forte? Questo significa
trattare il simpatizzante del centrodestra da puro idiota. Un tipo che
dorme, a cui importa soltanto di grattarsi la pancia al sole, e che si
sveglia soltanto se uno gli fa la sceneggiata. Io dico: possibile che nessuno nel centrodestra, neanche un'aquila himalayana come Berlusconi, abbia capito lo stato d'animo del popolo che aveva appena infilato la scheda maledetta? Possibile che lo si pensi come una spugnetta da imbevere di qualsiasi emozione buona a spingerlo alle urne? In questi giorni gliene abbiamo dette di tutti i colori, all'astensionista. Stupido elettore di centrodestra che preferisce il mare al voto, più propenso alla battigia che alla battaglia. Eccetera. Invece è così semplice. Ho chiesto conferma alla psicologa Vera Slepoj, candidata con la Moratti, e conferma: «È stato un caso di rimozione ». Tantissimi berlusconiani non hanno votato perché avevano ancora le ossa rotte. Erano stufi marci (momentaneamente) della democrazia, perché per essi ha equivalso a una capocciata contro il muro. Non avevano ancora elaborato il lutto della sconfitta delle politiche. Se fosse stata una débacle solenne, sarebbe stato più facile. Invece. Tanti in aprile si sono convinti che bisognava gettare il cuore oltre l'ostacolo, superare una certa delusione per i 5 anni di governo e sperare ancora nel Berlusca, pensando che gli altri erano molto peggio. (Lo sono, lo saranno: ahinoi ci toccherà verificarlo). Eravamo dati per sconfitti (passo alla prima persona plurale, parlo per i lettori di Libero). Gli exit poll confermavano che eravamo sotterrati dai prodiani. Poi la rimonta. Infine la certezza di una vittoria; di un soffio ma vincenti, ullallah. Poi il risveglio al mattino e la scoperta della sconfitta. Con il Berlusca che da allora non smette mai di dire: non-è-vero-abbiamo- vinto-noi e però vuole lo stesso le cariche istituzionali e tratta. E non salta fuori una prova perentoria per ribaltare il tavolo, e noi stiamo male perché non riusciamo neanche a seppellire il morto, sempre lì esposto, sperando invano che arrivi qualcuno e dica alla salma: Lazzaro risorgi che hai vinto davvero! Vorremmo ricominciare. Ma come si fa con queste ossa ammaccate? Logico che tanti sono riusciti addirittura a dimenticare di dover votare. È come risalire in macchina dopo un incidente. Ci vuole tranquillità. Non vuoi ripetere il gesto che porta con sé un'amarezza pazzesca. Insomma: chi non ha votato, non è perché se ne fregava, ma perché gli importava troppo. Non è un gioco di parole consolatorio. Ma la realtà di una passione che deve trovare i suoi tempi e i suoi luoghi. Chi si è astenuto non è un me-ne-impippo, ricordatene sciùra Moratti. Il centrodestra non deve ricominciare dalle solite analisi un po' fataliste. Tipo: "Il vero vincitore è stato l'astensionismo". (Di solito chi scrive e dice così è perché ha perso le elezioni). Dobbiamo rimotivare gli elettori. Con 'sto caldo, le sceneggiate non ci pigliano. Al massimo vanno bene ogni cinque anni. Bisogna riprendere il filo banale della politica: i tombini, i lampioni, l'albero, la casa, la scuola, l'educazione. E posti dove se ne parli e si scremi la rappresentanza. Basta partiti leninisti con il capoccia che ogni tot dice: votate, votate. Arrivano i comunisti? Li affronteremo. Ma qualche volta, lasciateci andare al mare.
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