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Anna Caterina Emmerick Stampa
Santi

(1774-1824)

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Aveva una grande devozione alla Passione di Cristo e per assomigliare maggiormente a Gesù flagellato "simile a un pannolino intriso di sangue" prende l'abitudine di indossare una camicia rossa.
Ha ricevuto il dono delle stimmate.
Ci descrive Maria che assiste in estasi alla flagellazione. Anzi, prima di essere flagellato, Gesù volge gli occhi verso sua madre.
Le sue visioni hanno la caratteristica di essere interiori e simboliche, come scrive ella stessa (vol. III, pag. 281) "che variano secondo lo stato dell'anima che le riceve. Da qui numerose contraddizioni, perché si dimenticano o si omettono molti dettagli".
Descrive dettagliatamente la flagellazione e vede alternarsi tre serie di flagellatori: la prima con verghe vegetali o fibre di cuoio, la seconda con rami spinosi con nodi e punte, la terza con catenelle acuminate. La flagellazione dura tre quarti d'ora e finisce alle 9 del mattino.
Anche Caterina descrive la sofferenza di Gesù che fa per riprendere le sue vesti mentre i carnefici gliele allontanano per schernirlo.
Insieme a quella di Teresa Neumann e di Maria Valtorta è forse la visione più ricca di particolari.

Flagellazione di Gesù

Pilato - giudice vile e indeciso - aveva pronunciato più volte le insensate parole: "Non trovo colpa in lui: per questo lo faccio prima flagellare e poi lo farò mettere in libertà". E gli Ebrei, dal canto loro, continuavano a gridare: "Crocefiggetelo! crocefiggetelo!".
Pilato tentò ancora di far prevalere la sua volontà e diede ordine di flagellare Gesù alla maniera dei Romani.
Allora gli arcieri, sospingendo e bastonando Gesù con le loro aste, lo condussero sul foro attraverso le onde in tumulto di un popolo in furia, fino alla colonna destinata alla flagellazione, che si trovava a nord del Palazzo di Pilato, poco discosta dal corpo di guardia, davanti a uno dei portici che circondavano il foro. Sopraggiunsero subito gli esecutori, con fruste, verghe e funi, che gettarono a pie' della colonna. Erano sei uomini bruni, più piccoli di Gesù, dai capelli crespi e irti, dalla barba corta e scarsa e portavano, vestito primitivo, una cintura intorno al corpo di non so quale stoffa ordinaria che, aperta ai lati come uno scapolare, copriva solamente il petto e il dorso: avevano le braccia nude e un paio di sandali in cattivo stato completavano il loro costume. Erano costoro malfattori delle frontiere dell'Egitto, condannati ai lavori forzati nei canali, nei pubblici edifici: i più crudeli e i più ignobili di essi compivano le funzioni di esecutori nel pretorio ed avevano già più volte legato a quella colonna e flagellato a morte altri poveri condannati. Somigliavano a bestie selvaggie o a demoni e sembravano per metà ebbri.
Incominciarono a colpire il Salvatore a pugni, trascinarlo con le corde, benché non opponesse la minima resistenza e lo legarono brutalmente alla colonna. Questa colonna era totalmente isolata e non serviva di sostegno ad alcun edificio; non era molto alta e un uomo alto avrebbe potuto, stendendo il braccio, toccarne la parte superiore, che era arrotondata e provvista d'un anello di ferro: a metà di essa, nella parte posteriore, si trovavano ancora altri anelli e uncini. Non è possibile descrivere le barbarie di quei cani furiosi contro Gesù: gli strapparono di dosso il mantello derisorio di Erode, gettandolo a terra. Gesù tremava e rabbrividiva davanti la colonna e, benché si reggesse appena, si affrettò a togliersi da solo le vesti, con le sue povere mani gonfie e insanguinate. Mentre i carnefici lo colpivano e lo urtavano Egli pregava nel modo più commovente, volgendo per un istante lo sguardo verso la Madre sua che se ne stava, trapassata dal dolore, nell'angolo d'una sala del mercato: e siccome era obbligato a togliere anche l'ultimo lino che gli cingeva le reni, Egli disse, mentre si volgeva verso la colonna per nascondere la sua nudità: "Distogliete gli occhi da me".
Non so se pronunciasse davvero queste parole o se le dicesse interiormente, ma so che Maria le intese: perché nello stesso istante, Ella cadde priva di sensi fra le braccia delle pie donne che la circondavano. Gesù, abbracciò la colonna: gli arcieri gli legarono alte le mani all'anello di ferro e gli tesero talmente le braccia, che i piedi, legati fortemente alla base della colonna, toccavano appena terra. Il Santo dei Santi, nella sua nudità umana, fu steso così sulla colonna dei malfattori e due di questi forsennati, assetati del suo sangue, cominciarono a flagellare il suo sacratissimo corpo da capo a piedi. Le prime verghe di cui si servirono sembravano di legno bianco durissimo; ma erano forse nervi di bue, o forti striscie di cuoio bianco.
Il nostro Salvatore, Figlio di Dio, vero Dio e vero Uomo, fremeva e si torceva come un verme sotto i colpi di quei miserabili; i suoi gemiti soavi e chiari erano come preghiera affettuosa sotto il sibilo delle verghe dei carnefici e di quando in quando il grido del popolo e dei Farisei veniva, come nuvola cupa d'uragano, a coprire i gemiti suoi dolorosi e pieni di benedizione. Intanto si gridava: "Fatelo morire! Crocefiggetelo!".
Perché Pilato era ancora a disputare col popolo e quando voleva dire qualche parola in mezzo al tumulto faceva suonare una trombetta per domandare un istante di silenzio. Ma i rumori prendevano poi subito il sopravvento: e si udivano i colpi di scudiscio, i singhiozzi di Gesù, le imprecazioni degli arcieri e i belati degli agnelli pasquali, che venivano lavati a poca distanza, nella piscina delle pecore.
Quand'erano lavati, venivano portati in braccio, fino alla strada che conduce al Tempio, per evitare che si sporcassero e condotti poi fuori dalla parte occidentale dove ancora venivano sottoposti a un'abluzione rituale. Questi belati avevano qualche cosa di particolarmente commovente: erano le sole voci che si univano ai gemiti del Salvatore.
Il popolo ebreo sostava a qualche distanza dal luogo di flagellazione; e i soldati romani erano invece collocati in diversi posti ed erano però più fitti in prossimità del corpo di guardia. Molte persone andavano e venivano, chi silenziosamente, chi con l'insulto sulla bocca: alcuni si commossero e sembrò allora che un raggio partisse da Gesù e si posasse sopra di loro. Vidi uomini infami, quasi nudi, che allestivano verghe nuove accanto al corpo di guardia ed altri che andavano in cerca di rami di spine.
Alcuni arcieri dei Principi dei Sacerdoti s'erano avvicinati ai carnefici e avevano regalato loro del denaro. Costoro venivano anche riforniti con brocche piene d'un liquido rosso, del quale bevevano fino ad ubriacarsi. Trascorso un quarto d'ora, i due carnefici che flagellavano Gesù vennero sostituiti da altri due. Il corpo del Salvatore era coperto di macchie nere, livide e rosse, da cui il sangue colava fino a terra: tremava tutto ed era scosso da movimenti convulsivi. Ingiurie e scherni si incrociavano intorno a Lui.
Quella notte era stata fredda e dal mattino fino a quel momento il cielo era stato coperto: a intervalli, cadeva un po' di grandine, con grande meraviglia del popolo. Verso mezzodì il cielo si rasserenò e brillò il sole.
La seconda coppia di carnefici si avventò contro Gesù con nuovo furore; essi erano muniti di un'altra specie di verghe, specie di bastoni spinosi con nodi e punte. I loro colpi laceravano tutto il corpo di Gesù per modo che il sangue ne sprizzò a distanza irrorando anche le braccia dei flagellatori.
Gesù gemeva, pregava e tremava. Intanto passarono per il foro parecchi forestieri, portati da cammelli e guardarono con spavento e tristezza il doloroso quadro, mentre il popolo dava spiegazioni. Erano viaggiatori, di cui alcuni avevano ricevuto il battesimo da Giovanni e altri avevano udito il sermone di Gesù sulla montagna.
Accanto alla casa di Pilato il tumulto e le grida non cessavano. Nuovi carnefici colpirono Gesù a scudisciate, servendosi di cinghie munite all'estremità di uncini di ferro, che ad ogni colpo, strappavano interi pezzi di carne. Ah! chi potrà mai rendere questo terribile e doloroso spettacolo? Ma la loro rabbia infernale non era ancora soddisfatta: Gesù venne slegato e nuovamente attaccato, ma questa volta col dorso volto alla colonna; e siccome non poteva più reggersi, gli passarono delle corde sul petto, sotto le braccia, e sotto le ginocchia, legandogli poi anche le mani dietro la colonna. Tutto il suo corpo si contraeva dolorosamente ed era coperto di sangue e di piaghe. Allora si precipitarono sopra di Lui come cani furiosi; uno di essi aveva una verga più flessibile, con la quale gli colpiva il viso. Il Salvatore aveva il corpo ridotto tutto una piaga: Egli guardava i suoi carnefici con gli occhi pieni di sangue e sembrava implorar grazia; ma il loro furore raddoppiava e i gemiti di Lui si facevano sempre più flebili.
L'orribile flagellazione durava da tre quarti d'ora, quando uno straniero d'infima classe, parente del cieco Ctesifone guarito da Gesù, si precipitò verso il retro della colonna con un coltello in forma di falce e gridò con voce indignata: "Fermatevi! non colpite questo Innocente fino a farlo morire!".
I carnefici, che erano ebbri, si fermarono stupiti; egli allora recise rapidamente le corde che tenevano legato Gesù, e poi fuggì, perdendosi tra la folla.
Gesù cadde quasi privo de' sensi ai piedi della colonna, sul terreno tutto bagnato del suo sangue, e i carnefici lo abbandonarono là per andar a bere, dopo aver richiamato dei subalterni, che erano occupati, nel corpo di guardia, a intrecciar la corona di spine. E mentre Gesù, coperto di piaghe sanguinanti, si agitava convulsamente ai piedi della colonna, vidi alcune ragazze di malavita, dall'aria sfrontata, avvicinarsi a Lui tenendosi per mano, fermarsi un momento e guardarlo con disgusto. In quel momento, il dolore delle sue ferite si fece più vivo, ed Egli alzò verso di loro il suo viso ferito: le ragazze allora si allontanarono mentre i soldati e gli arcieri indirizzavano loro parole indecenti.
Vidi a più riprese, durante la flagellazione, molti angeli in pianto circondare Gesù, e udii la sua preghiera per noi peccatori salir costantemente al Padre in mezzo al grandinare dei colpi che cadevano sopra di Lui. Mentre Gesù giaceva nel suo sangue a piè della colonna, vidi un angelo presentargli qualche cosa di luminoso che lo ristorò e gli fece riprender forza. Gli arcieri tornarono, e a calci e a bastonate lo fecero rialzare, perché non avevano ancora finito. Gesù si protese strisciando per riprendere la fascia che gli cingeva i fianchi, ma quei miserabili la spingevano sempre più lontana, ridendo sfacciatamente, per modo che il povero Gesù doveva torcersi sul terreno nella sua sanguinosa nudità, come un verme calpestato onde raggiungere la sua cintura e servirsene per coprire i suoi laceri lombi.
Quando l'ebbero rimesso in piedi, non gli diedero il tempo di rivestirsi, ma gli gettarono solo la veste sulle spalle nude, ed Egli si serviva di quella veste per detergere il sangue che gli colava dal viso, mentre, a gran passi, veniva sospinto verso il corpo di guardia, per vie traverse.
Avrebbero potuto guidarlo per una strada più diretta, perché i portici e gli edifici in faccia al foro erano aperti, tanto che si poteva vedere il passaggio sotto il quale i due ladroni e Barabba stavano imprigionati, ma vollero farlo passare invece davanti al luogo ove sedevano i Principi dei Sacerdoti, i quali gridavano: "Lo si faccia morire! Lo si faccia morire!" volgendo il capo con disgusto. Lo condussero allora nel cortile interno del corpo di guardia.
Quando vi entrò Gesù, non c'erano soldati, ma schiavi, arcieri, furfanti, e ogni rifiuto della società.
Siccome il popolo era in grande agitazione, Pilato aveva fatto venire un rinforzo di guarnigione romana dalla cittadella Antonia. Queste truppe circondavano in buon ordine il corpo di guardia: potevano parlare, ridere e beffarsi di Gesù, ma era loro proibito sciogliere le file. Con questo apparato di forze Pilato intendeva tenere il popolo in pugno: saranno stati circa un migliaio di uomini.


Maria durante la flagellazione

La Santa Vergine, in estasi continua durante la flagellazione del nostro divin Redentore, vide e sofferse interiormente, con amore e dolore indicibili, tutto quanto doveva soffrire il Figlio suo. Spesso gemiti sommessi prorompevano dalle sue labbra; i suoi occhi erano infiammati per il gran piangere. Essa giaceva velata tra le braccia della sua maggiore sorella Maria di Heli, donna in età ormai avanzata e che aveva molta rassomiglianza con sua madre Anna. Maria Cleofe, figlia di Maria Heli era presente anch'essa, e stava per lo più appoggiata al braccio di sua madre. Le sante amiche di Maria e di Gesù erano tutte avvolte e velate, tremanti di dolore e d'angoscia, strette intorno alla Vergine ed esalanti deboli gemiti come se stessero aspettando la loro propria condanna di morte.
Maria portava una lunga veste, azzurra quasi quanto il cielo, coperta da un lungo mantello di lana bianca e da un velo bianco, tendente al giallo. Maddalena era tutta sconvolta e addirittura annientata dal dolore e dal pianto, e i suoi capelli, sotto il velo, s'erano tutti sciolti.
Quando Gesù, dopo la flagellazione, era caduto a terra a piè della colonna, vidi Claudia Procla, moglie di Pilato, inviare alla Madre di Dio un pacco di grandi teli di lino. Non so più bene se essa credesse nella liberazione di Gesù e se destinasse quei teli alla fasciatura delle ferite di lui, oppure se la pietosa pagana li inviasse per lo scopo al quale vennero poi impiegati da Maria.
La Santa Vergine, riacquistati i sensi, vide il Figlio suo con le carni tutte lacerate, trascinato e sospinto dagli arcieri: egli si deterse il sangue dagli occhi con un lembo del suo vestito, per poter guardare sua Madre, ed Ella stese dolorante le mani verso di Lui, guardando poi a terra le tracce sanguinose lasciate dai suoi piedi. Ma ben presto vidi Maria e Maddalena, mentre il popolo si spostava da un'altra parte, avvicinarsi al posto dove Gesù era stato flagellato: nascoste dalle altre donne e da alcune buone persone che le circondarono, si prosternarono a terra presso la colonna e asciugarono dappertutto il sangue sacratissimo di Gesù coi teli inviati da Clauda Procla. Giovanni non si trovava in quel momento con le pie donne, che erano quel giorno in numero di venti. Il figlio di Simeone, quello di Veronica, quello di Obed, Aram e Themeni, nipote di Giuseppe di Arimatea, erano occupati nel Tempio pieni di tristezza e d'angoscia.
Quando finì la flagellazione erano circa le nove del mattino.

Coronazione di spine

Quando la Suora ricominciò ad avere le sue visioni sulla Passione fu presa da febbre fortissima e da sete sì ardente che la sua lingua era come contratta e interamente inaridita. Il lunedì dopo la Domenica Laetare, era tanto spossata e tanto sofferente che non cominciò quanto segue se non con fatica e senza ordine alcuno, perché, disse, le era impossibile, in quello stato, narrare tutti i maltrattamenti subiti da Gesù nell'incoronazione senza vedersi passare nuovamente davanti agli occhi le scene dolorosissime e soffrirne ancora in modo straziante.

* * *

Durante la flagellazione di Gesù, Pilato parlò di nuovo più volte al popolo, che rispose ancora una volta col grido: "A morte! Dovessimo noi tutti esser travolti insieme" e quando Gesù venne condotto all'incoronazione, i suoi nemici gridarono ancora: "A morte! Uccidetelo!". Perché gli emissari dei Principi dei Sacerdoti continuavano a giungere per mantenere l'eccitazione nel popolo.
Vi fu poi una sosta, e Pilato diede degli ordini ai suoi soldati, mentre i Principi dei Sacerdoti e i loro consiglieri, seduti su dei banchi ai due lati della via davanti alla terrazza di Pilato, protetti da alberi e da teloni distesi, si facevano portar da mangiare e da bere dai loro servitori. Pilato poi, ripreso dalle solite superstizioni, che lo turbavano, si ritirò alcuni istanti per consultare gli Dei e render loro omaggio di incenso.
La Vergine santissima, e i suoi amici, lasciarono il foro, dopo aver asciugato le tracce del sangue di Gesù, ed entrarono coi loro teli di lino intrisi di sangue in una casetta poco discosta e costruita a ridosso di un muro. Non so più a chi appartenga la casetta, nè mi ricordo d'aver visto Giovanni durante la flagellazione.
La coronazione di spine ebbe luogo nel cortile interno del corpo di guardia di contro al foro, sopra alle prigioni. Questo cortile, tutto circondato da colonne e, con le porte spalancate, era occupato da una cinquantina di miserabili, servi di carcerieri, arcieri, schiavi ed altri uomini di simile bassa specie, che tutti prendevano parte attiva ai maltrattamenti di Gesù. In principio la folla si era avvicinata addensandosi da tutte le parti, ma poi un migliaio di soldati romani circondò l'edificio, isolandolo. Disposti militarmente, ridevano e scherzavano, eccitando l'ardore dei carnefici di Gesù, così come usano fare gli spettatori quando, con gli applausi, eccitano gli attori.
Gli esecutori avevano fatto rotolare in mezzo al cortile la base d'una colonna, che sopra era un poco scavata, probabilmente per collocarvi il fusto della colonna stessa; essi riempirono questo incavo con uno sgabello rotondo e basso, munito dietro di una specie di manico, e poi, per malvagità, lo sparsero di pietre aguzze e di cocci.
Strapparono poi le vesti di dosso a Gesù, riaprendo così tutte le piaghe del suo povero corpo, e gli buttarono sulle spalle un vecchio mantello rosso da militare, che non gli giungeva neppure ai ginocchi e dal quale pendevano i resti strappati di antiche frange giallognole. Questo mantello si trovava in un angolo della stanza, e con esso venivano coperti i criminali dopo la flagellazione, in parte per fermare l'effusione del sangue, in parte per schernire quei miseri.
Trascinarono poi Nostro Signore fino al seggio che gli avevano preparato, e ve lo fecero sedere brutalmente. Allora gli imposero la corona di spine, che era alta due palmi, fittamente intessuta e artisticamente intrecciata, col bordo superiore sporgente.
Per collocarla, gliela misero intorno alla fronte a guisa di fascia e la legarono posteriormente. Essa era composta di tre rami di spine grosse un dito, intrecciate con arte, e con la maggior parte delle punte rivolte all'indietro. Questi rami appartenevano a tre diverse specie d'arbusti spinosi, simili al susino e al biancospino. Sormontava questo intreccio un grosso bordone di spine simili ai nostri rovi: per quel bordo i carnefici afferravano la corona e la scuotevano violentemente. Io ho visto il luogo dove avevano raccolto tutte quelle spine. Quando ebbero sforzato la corona sul capo di Gesù, gli posero in mano una grossa canna, assumendo un contegno di gravità derisoria, come se veramente l'avessero incoronato re.
Gli strapparono poi di mano quella canna, adoperandola per colpire violentemente la corona di spine, tanto che gli occhi del Salvatore furono inondati di sangue; per continuare la beffa si inginocchiarono davanti a Lui, facendo versacci d'ogni sorta, gli sputarono in viso e lo schiaffeggiarono, esclamando: "Salve, re dei Giudei!". Infine presero a rovesciarlo dal sedile ridendo chiassosamente e rimettendolo poi con mal garbo a sedere.
Non posso ripetere tutti i crudeli e volgari maltrattamenti inventati da quegli sciagurati per tormentare il nostro povero Salvatore. Ahimè! Gesù era orribilmente tormentato dalla sete e scosso da fortissima febbre dovuta alle ferite prodotte dalla sua barbara flagellazione.
Aveva le carni del petto lacerate fino alle costole, la lingua convulsamente contratta, e soltanto il sacratissimo sangue che scendeva dalla fronte refrigerava un poco la sua bocca, socchiusa, infiammata e ardente.
Gesù fu così maltrattato per circa mezz'ora, con somma gioia e divertimento della coorte schierata intorno al pretorio.

Ecce Homo

Gesù poi, coperto del rosso mantello, con la corona di spine in capo e lo scettro di canna tra le mani legate, venne ricondotto nel Palazzo di Pilato. Egli era irriconoscibile dal sangue che gli riempiva gli occhi e che gli era scorso giù fino in bocca e nella barba.
Il suo corpo era tutto piaghe e lividure ed era ridotto come un cencio intriso nel sangue. Camminava curvo e tremante; il suo mantello era sì corto che lo costringeva a curvarsi profondamente per nascondere la sua nudità, perché durante la coronazione di spine gli avevano di nuovo strappato tutte le vesti.
Quando il povero Gesù arrivò ai piedi dello scalone davanti a Pilato, suscitò perfino in quest'uomo crudele un senso di compassione e d'orrore, tanto che costui, volgendosi a parlare a uno dei suoi ufficiali, mentre il popolo e i sacerdoti continuavano a schiamazzare e a schernire, disse: "Se il diavolo dei Giudei è così crudele, non deve esser bello abitare accanto a lui nell'inferno".
Quando Gesù si fu trascinato penosamente fino in cima alla scala e si fermò di fronte a Pilato, costui, sporgendosi dalla terrazza, fece suonare la tromba, per attirare la generale attenzione, perché voleva parlare e, rivolgendosi ai principi dei sacerdoti e a tutti i presenti, disse: "Vedete? Lo faccio condurre ancora una volta davanti a voi, perché riconosciate che io lo trovo innocente".
Gesù intanto era stato dagli arcieri trascinato più avanti, per modo che tutti, dal foro, lo potevano vedere. Fu uno spettacolo terribile e straziante, che per un momento pietrificò i presenti in cupo orrore e profondo silenzio: il Figlio di Dio appariva loro tutto sanguinante sotto la corona di spine, e chinava sulla folla ondeggiante i suoi occhi spenti, mentre Pilato lo segnava a dito e gridava ai Giudei: "Ecco l'uomo".
E mentre Gesù, col capo straziato, coperto col manto di scherno, chinando il capo inondato di sangue e trafitto di spine, tenendo lo scettro di canna tra le mani legate, curvato profondamente per coprire le sue nudità, aumentato di dolore e d'angoscia, eppure spirante solo amore e mansuetudine, stava esposto, sanguinoso fantasma, davanti al Palazzo di Pilato, in faccia ai preti e al popolo che emetteva grida di furore, alcune schiere di stranieri, in veste succinta, uomini e donne, attraversarono il foro, per scendere alla piscina delle pecore ad aiutare nell'abluzione degli agnelli pasquali: i lamenti di queste bestiole si accompagnavano senza posa ai clamori della moltitudine, come a testimonianza di quella verità che si voleva tacere.

Anna Caterina Emmerich – Dülmen, Germania

Anna Caterina Emmerich


Anna Caterina Emmerich (Anna Katharina) nacque l’8 settembre 1774 a Flamsche, una località nei pressi di Dülmen in Vestfalia (Germania), in una famiglia molto povera di devoti contadini. Quinta di nove figli, ebbe visioni fin dall'infanzia. Fin dall’età di 9 anni le apparivano la Madonna con Gesù Bambino, l'angelo custode e diversi santi.

Di lei si dice che distinguesse gli oggetti sacri da quelli profani, che potesse leggere nel pensiero delle persone e che avesse visioni di fatti che avvenivano nel mondo: vide per esempio nei dettagli tutta la rivoluzione francese. Le sue esperienze mistiche erano spesso accompagnate da fenomeni di levitazione e bilocazione. Caterina inoltre aveva il dono di conoscere le malattie delle persone, essa prescriveva loro dei rimedi che si dimostrarono sempre efficaci.

Nel 1789 le apparve Gesù che le offrì la corona di spine, lei accettò ed ebbe così sulla fronte le prime stigmate. In seguito le si aprirono le ferite anche alle mani, ai piedi e al costato.

Nel 1802 entrò nel convento delle agostiniane ad Agnetenberg (Dülmen). Qui la sua salute declinò progressivamente, finché fu costretta a letto. Le sue ferite, che si aprivano e sanguinavano periodicamente, furono studiate da religiosi e scienziati. Il Vicario Generale, dopo una rigorosa indagine condotta da una commissione medica, si convinse della santità della suora e dell’autenticità delle sue stigmate.

Nel 1818, quando Anna Caterina aveva 45 anni, attirato dalla sua fama, venne a visitarla il famoso scrittore e poeta Clemens Maria Brentano, uno dei più importanti rappresentanti del romanticismo tedesco. Appena le si presentò la veggente lo riconobbe, perché lo aveva già visto nelle sue visioni. Sapeva che era l'uomo scelto da Dio per raccogliere e mettere per iscritto ciò che lei vedeva. Sapeva anche che, se era vissuta fino a quel giorno, era per aspettare lui.

Brentano, che era venuto per trattenersi pochi giorni, non se ne andò più: rimase a Dülmen sei anni, per collaborare alla missione di Anna Caterina. Giorno dopo giorno, annotò ciò che lei gli narrava: dodicimila pagine che descrivono nei dettagli la vita di Gesù e di Maria Vergine.

Le visioni della Emmerich erano del tutto particolari: lei si separava dal corpo dopo essere stata "chiamata" dal suo angelo custode e il suo spirito si recava in Terra Santa dove assisteva agli episodi evangelici come se stessero avvenendo in quel momento; il giorno dopo li descriveva a Brentano. Né la monaca né il poeta erano mai stati in Terra Santa, eppure Anna Caterina ha descritto con sorprendente precisione i luoghi della vita di Gesù e della Madonna, gli abiti, le suppellettili, i paesaggi. Sulla base delle descrizioni della Emmerich è stata ritrovata a Efeso la casa dove la Vergine visse dopo la morte di Gesù. Era una casa rettangolare di pietra, a un piano solo, col tetto piatto e il focolare al centro, tra boschi al margine della città perché la Vergine desiderava vivere appartata. Il ricercatore francese Julien Dubiet, dando credito a queste visioni, andò in Asia Minore alla ricerca della casa descritta da Caterina. Dubiet effettivamente trovò i resti dell’edificio, nonostante le trasformazioni subite nel tempo, a nove chilometri a sud di Efeso, su un fianco dell'antico monte Solmisso di fronte al mare, esattamente come aveva indicato la Emmerich.

La casa di Maria a Efeso (Meryem Ana)


La validità delle affermazioni di Caterina venne confermata anche dalle ricerche archeologiche condotte nel 1898 da alcuni ricercatori austriaci. Gli archeologi ebbero modo di appurare che l’edificio - almeno nelle sue fondamenta - risaliva al I secolo d.C.. Oggi davanti alla casa della Madonna, visitabile ad Efeso e custodita dai cappuccini, c'è un cartello che spiega che ciò che ne restava, cioè le mura perimetrali col focolare centrale, era stato ritrovato grazie alle visioni della monaca stigmatizzata Anna Caterina Emmerich.

Anna Caterina Emmerich morì a Dülmen il 9 febbraio 1824. Durante cinquant’anni di vita le sue visioni quotidiane avevano coperto tutto il ciclo della vita di Gesù, di Maria e in gran parte anche degli apostoli.

Sei settimane dopo la sua morte la tomba di Caterina venne riaperta. Il suo corpo venne trovato incorrotto senza alcuna traccia di decomposizione. Nel 1892 il Vescovo di Münster diede inizio al processo di beatificazione.

Brentano visse fino al 1842, dopo aver dedicato tutti gli anni che gli restavano alla stesura del suo libro "Vita di Gesù Cristo secondo le visioni della monaca Anna Caterina Emmerich". La suora aveva predetto che anche lui sarebbe morto quando il suo compito fosse terminato.

Dagli scritti di Brentano riguardanti le visioni di Caterina Emmerich vennero pubblicati, oltre al libro suddetto, anche: "La dolorosa Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo le meditazioni di Anna Caterina Emmerich" (1833), "La vita della Beata Vergine Maria" (1852), "La vita di Nostro Signore" (1858-80 e 1981).

EMMERICK ANNA CATERINA.

I. Vita e opere. Anna Caterina nasce l'8 settembre 1774 a Flamske, nella diocesi di Münster in Westfalia. I genitori sono contadini poveri, ma molto pii. Fin da piccola, gode di frequenti visioni di Nostro Signore, della Vergine e dei santi e parla con loro con grande familiarità. In seguito, manifesta una particolare devozione per la passione di Cristo. Vede tutto attraverso il sangue di Gesù e per assomigliare maggiormente al Salvatore flagellato, simile a « un pannolino intriso di sangue », prende l'abitudine di indossare una camicia rossa.

Nel 1802, E. entra nel convento delle agostiniane di Agnetenberg. I doni singolari di cui è favorita e che sono evidenti, suo malgrado, rendono gelose le consorelle che non mancano di manifestarle la loro antipatia. Talvolta, in cappella, è sollevata fino all'altezza di un cornicione e ne discende illesa.

A ventiquattro anni, pregando in una chiesa di Coesfeld, chiede la grazia di partecipare alle sofferenze della coronazione di spine ed è immediatamente esaudita.

Una caduta la rende invalida per tutta la vita. Ciò diventa per lei fonte di sofferenze molto amate, ottenendone persino l'aggravio, per sollevare o liberare altri malati. Nel 1811 il suo convento è soppresso dal governo francese ed ella viene trasferita presso una vedova devota di Dülmen.

Nel 1812, E. riceve le stimmate che vengono verificate da delegati del vescovo, semplici curiosi, medici credenti e increduli. Oltre all'agonia delle stimmate e alle sofferenze morali causatele dalla visione della passione di Gesù, soffre di vedersi accusata d'impostura. La sua debolezza fisica è tale che per molto tempo non può ritenere altro cibo che la sacra ostia e l'acqua pura.

Nel 1818 riceve la visita di Clemente Brentano che rimane così impressionato dal suo stato da decidere di diventare suo «segretario». E lui a registrare le sue visioni. Brentano, però, è per la E. occasione di grandi sofferenze, poiché, nonostante l'esaurimento totale nel quale ella si trova così spesso, egli continua a chiederle di raccontargli le sue visioni. E. muore tra atroci dolori, il 9 febbraio 1824.

La sua esperienza, descritta nei tre libri che a lei risalgono: L'acerba passione del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo (1833); Vita della Santa Vergine Maria (1852), Vita di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo (3 voll., 1858-60) influenzano la pietà del popolo cristiano, anche fuori della Germania, specialmente per quanto riguarda la devozione alla passione di Gesù.

II. Esperienza mistica. Gli studiosi sono scettici sull'autenticità dei fenomeni soprannaturali della E. anche se concordano sulla sincerità esemplare della sua vita spirituale, fondata sulla mortificazione e sulla sofferenza sostenuta con spirito autenticamente cristiano.

La sua vita fu sempre segnata da un legame originale e doloroso con la sorte degli uomini del suo tempo. Amava ripetere: « Tutti portiamo anche i dolori degli altri ».

Tra i doni mistici di cui fu dotata ricordiamo il discernimento delle reliquie dei santi, il digiuno totale, l'unione con il cuore dei sofferenti.

C. non ebbe mai la pretesa di attribuire alle sue visioni un carattere di verità storica, ma esse hanno aiutato molte anime a vivere le scene della passione del Signore con intensità e amore.

Bibl. Opere: C. Brentano, Historische Kritische Ausg., voll. 23-26, Stuttgart 1980ss.; Anne Catherine Emmerick racontée par elle-même et par ses contemporains, textes présentés par M.T. Loutrel, Paris 1980; A.C. Emmerick, Visioni sugli Angeli, la Chiesa, le anime del purgatorio e la comunione dei Santi, Siena 1995; Id., Vita della Madonna, Conegliano (TV) 1997; Id., Il fiore azzurro della fede, Udine 1997. Studi: A.K. Emmerich - D. Pilla, Le rivelazioni, Siena 1990; W. Hümpfner, s.v., in DSAM IV1, 622-627; E. Silmann, s.v., in WMy, 136-137; Id., Gnade und Leid, in Geist und Leben, 57 (1984), 322-336; T. Wegener, A.K. Emmerick, Dülmen 1918.

V. Noja

Beata Caterina Emmerick Inizio documento

Vergine del XIX secolo

Si narra che un giorno, mentre pregava in chiesa, nel 1798, Caterina Emmerick avesse la visione di Gesù, che le porgeva due corone. Una era di fiori, l'altra di spine, come quella della sua passione.

La donna, senza esitare, scelse quella di spine, e in quella scelta è condensato tutto l'insegnamento di vita esemplare di questa Serva di Dio che fin da bambina, alzandosi di notte per pregare, si inginocchiava su uno strato di ortiche.

Anna Caterina Emmerick fu una di quelle donne che, nel chiuso delle loro stanze o della loro cella, modellarono la loro esistenza all'imitazione più difficile di Cristo, quella cioè dei suoi dolori sulla croce.

Come Santa Caterina, come Santa Rita e, in tempi più prossimi a noi, Santa Gemma Galgani e Teresa Neumann, ebbe impressi visibilmente sul suo corpo i segni della Passione, fu cioè una delle cosiddette « stigmatizzate ».

Era nata nel 1774, a Flamske, presso Münster, in Germania. Figlia di una umile famiglia, la sua vita non ebbe nulla di clamoroso, fino a quando il mondo non conobbe la sua clamorosa fedeltà alla croce.

Entrò nel monastero agostiniano di Agnetenberg, e pronunziò la professione religiosa sui trent'anni, nel 1803. Nove anni dopo dovette abbandonare il chiostro, quando Gerolamo Bonaparte, creato sovrano dal cugino Napoleone, decretò la secolarizzazione degli ordini religiosi.

Da allora la Emmerick visse ritirata nella casa di una povera vedova, a Dülmen, seguitando a condurre la sua vita di sempre: una continua meditazione sulla Passione del Signore, centro costante di tutti i suoi pensieri e di tutti i suoi desideri.

Riposava su due tavole stese a terra, a forma di croce. Pregava il suo mistico sposo per un segno tangibile del suo affetto, tramite il qua- le Caterina Emmerick si sarebbe sentita ancor più legata all'amore infinito del Salvatore per gli uomini, perché tutte le più spossanti sofferenze sarebbero state un'inutile ginnastica ascetica, se non fossero state ispirate alla carità per il prossimo, quella carità che nella Croce aveva la sua più alta bandiera.

Erano anni di tempesta politica e di drammi morali e materiali. Alle ambizioni e agli odii, alle guerre e alle desolazioni, ai fanatismi e alle persecuzioni, Caterina Emmerick rispondeva con l'esempio della sofferenza non soltanto accettata, ma invocata e cercata, quale strumento di salvezza per i sofferenti e gli innocenti, gli oppressori e i peccatori.

Era inferma, ma sempre presa nel suo costante pensiero, quando vide una grande luce avvolgerla, e sentì il dolore di cinque ferite, alle mani, ai piedi e al costato. Portò quelle piaghe per dodici anni, e nonostante il riserbo di cui tentò di circondarsi, la fama della stigmatizzata di Dülmen si sparse nel mondo, suscitò stupore e commozione, accese devozione e controversie.

Caterina Emmerick mori nel 1824. Per quanto la Chiesa non si sia ancora pronunziata ufficialmente sulle sue virtù eroiche, il ricordo della Serva di Dio è ancora vivo, e il suo nome giustamente onorato.

(Piero Bargellini, Mille Santi del giorno, Vallecchi editore, 1977)

Le profezie della Ven. Anna Caterina Emmerich

"Vidi anche il rapporto tra i due papi... Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità... Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà. Vidi molte chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e spargimento di sangue. Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni violente. Ma tutto ciò non durò a lungo". (13 maggio 1820)

"Vidi ancora una volta che la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando. Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine ascendere sulla Chiesa e stendere il suo manto su di essa. Vidi un Papa che era mite e al tempo stesso molto fermo... Vidi un grande rinnovamento e la Chiesa che si librava in alto nel cielo".

"Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo...". (12 settembre 1820)

"Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita là [a Roma]. Non c’era niente di santo in essa. Ho visto questo proprio come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana... Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni.

C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo. Io non vedevo un solo angelo o un santo che aiutasse nel lavoro. Ma sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un popolo crudele armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: "Costruitela pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra"". (12 settembre 1820)

"Ebbi una visione del santo Imperatore Enrico. Lo vidi di notte, da solo, in ginocchio ai piedi dell’altare principale in una grande e bellissima chiesa... e vidi la Beata Vergine venire giù da sola. Ella stese sull’altare un panno rosso coperto con lino bianco, vi pose un libro intarsiato con pietre preziose e accese le candele e la lampada perpetua...

Allora venne il Salvatore in persona vestito con l’abito sacerdotale...

La Messa era breve. Il Vangelo di San Giovanni non veniva letto alla fine [1]. Quando la Messa fu terminata, Maria si diresse verso Enrico e stese la sua mano destra verso di lui dicendo che questo era in riconoscimento della sua purezza. Allora lo esortò a non avere esitazioni. Dopo di ciò vidi un angelo, esso toccò il tendine della sua anca, come Giacobbe. Enrico provava grande dolore, e dal quel giorno camminò zoppicando... [2]". (12 luglio 1820)

"Vedo altri martiri, non ora ma in futuro... Vidi le sette segrete minare spietatamente la grande Chiesa. Vicino ad esse vidi una bestia orribile che saliva dal mare... In tutto il mondo le persone buone e devote, e specialmente il clero, erano vessate, oppresse e messe in prigione. Ebbi la sensazione che sarebbero diventate martiri un giorno.

Quando la Chiesa per la maggior parte era stata distrutta e quando solo i santuari e gli altari erano ancora in piedi, vidi entrare nella Chiesa i devastatori con la Bestia. Là essi incontrarono una donna di nobile contegno che sembrava portare nel suo grembo un bambino, perché camminava lentamente. A questa vista i nemici erano terrorizzati e la Bestia non riusciva a fare neanche un altro passo in avanti. Essa proiettò il suo collo verso la Donna come per divorarla, ma la Donna si voltò e si prostrò [in segno di sottomissione a Dio; N.d.R.], con la testa che toccava il suolo.

Allora vidi la Bestia che fuggiva di nuovo verso il mare, e i nemici stavano scappando nella più grande confusione... Poi vidi, in grande lontananza, grandiose legioni che si avvicinavano. Davanti a tutti vidi un uomo su un cavallo bianco. I prigionieri venivano liberati e si univano a loro. Tutti i nemici venivano inseguiti. Allora, vidi che la Chiesa veniva prontamente ricostruita, ed era magnifica più di prima". (Agosto-ottobre 1820)

"Vedo il Santo Padre in grande angoscia. Egli vive in un palazzo diverso da quello di prima e vi ammette solo un numero limitato di amici a lui vicini. Temo che il Santo Padre soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha sulla gente. Il Santo Padre e la Chiesa sono veramente in una così grande afflizione che bisognerebbe implorare Dio giorno e notte". (10 agosto 1820)

"La scorsa notte sono stata condotta a Roma dove il Santo Padre, immerso nel suo dolore, è ancora nascosto per evitare le incombenze pericolose. Egli è molto debole ed esausto per i dolori, le preoccupazioni e le preghiere. Ora può fidarsi solo di poche persone; è principalmente per questa ragione che deve nascondersi. Ma ha ancora con sé un anziano sacerdote di grande semplicità e devozione. Egli è suo amico, e per la sua semplicità non pensavano valesse la pena toglierlo di mezzo.

Ma quest’uomo riceve molte grazie da Dio. Vede e si rende conto di molte cose che riferisce fedelmente al Santo Padre. Mi veniva chiesto di informarlo, mentre stava pregando, sui traditori e gli operatori di iniquità che facevano parte delle alte gerarchie dei servi che vivevano accanto a lui, così che egli potesse avvedersene".

"Non so in che modo la scorsa notte sono stata portata a Roma, ma mi sono trovata vicino alla chiesa di Santa Maria Maggiore, e ho visto tanta povera gente che era molto afflitta e preoccupata perché il Papa non si vedeva da nessuna parte, e anche per via dell’inquietudine e delle voci allarmanti in città.

La gente sembrava non aspettarsi che le porte della chiesa si aprissero; essi volevano solo pregare fuori. Una spinta interiore li aveva condotti là. Ma io mi trovavo nella chiesa e aprii le porte. Essi entrarono, sorpresi e spaventati perché le porte si erano aperte. Mi sembrò che fossi dietro la porta e che loro non potessero vedermi. Non c’era alcun ufficio aperto nella chiesa, ma le lampade del Santuario erano accese. La gente pregava tranquillamente.

Poi vidi un'apparizione della Madre di Dio, che disse che la tribolazione sarebbe stata molto grande. Aggiunse che queste persone devono pregare ferventemente... Devono pregare soprattutto perché la chiesa delle tenebre abbandoni Roma". (25 agosto 1820)

"Vidi la Chiesa di San Pietro: era stata distrutta ad eccezione del Santuario e dell’Altare principale [3]. San Michele venne giù nella chiesa, vestito della sua armatura, e fece una pausa, minacciando con la spada un certo numero di indegni pastori che volevano entrare. Quella parte della Chiesa che era stata distrutta venne prontamente recintata… così che l’ufficio divino potesse essere celebrato come si deve. Allora, da ogni parte del mondo vennero sacerdoti e laici che ricostruirono i muri di pietra, poiché i distruttori non erano stati capaci di spostare le pesanti pietre di fondazione". (10 settembre 1820)

"Vidi cose deplorevoli: stavano giocando d’azzardo, bevendo e parlando in chiesa; stavano anche corteggiando le donne. Ogni sorta di abomini venivano perpetrati là. I sacerdoti permettevano tutto e dicevano la Messa con molta irriverenza. Vidi che pochi di loro erano ancora pii, e solo pochi avevano una sana visione delle cose. Vidi anche degli ebrei che si trovavano sotto il portico della chiesa. Tutte queste cose mi diedero tanta tristezza". (27 settembre 1820)

"La Chiesa si trova in grande pericolo. Dobbiamo pregare affinché il Papa non lasci Roma; ne risulterebbero innumerevoli mali se lo facesse. Ora stanno pretendendo qualcosa da lui. La dottrina protestante e quella dei greci scismatici devono diffondersi dappertutto. Ora vedo che in questo luogo la Chiesa viene minata in maniera così astuta che rimangono a mala pena un centinaio di sacerdoti che non siano stati ingannati. Tutti loro lavorano alla distruzione, persino il clero. Si avvicina una grande devastazione". (1 ottobre 1820)

"Quando vidi la Chiesa di San Pietro in rovina, e il modo in cui tanti membri del clero erano essi stessi impegnati in quest’opera di distruzione - nessuno di loro desiderava farlo apertamente davanti agli altri -, ero talmente dispiaciuta che chiamai Gesù con tutta la mia forza, implorando la Sua misericordia. Allora vidi davanti a me lo Sposo Celeste ed Egli mi parlò per lungo tempo...

Egli disse, fra le altre cose, che questo trasferimento della Chiesa da un luogo ad un altro significava che essa sarebbe sembrata in completo declino. Ma sarebbe risorta. Anche se rimanesse un solo cattolico, la Chiesa vincerebbe di nuovo perché non si fonda sui consigli e sull’intelligenza umani. Mi fece anche vedere che non era rimasto quasi nessun cristiano, nell’antico significato della parola". (4 ottobre 1820)

"Mentre attraversavo Roma con San Francesco e altri santi, vedemmo un grande palazzo avvolto dalle fiamme, da cima a fondo. Avevo tanta paura che gli occupanti potessero morire bruciati perché nessuno si faceva avanti per spegnere il fuoco. Tuttavia, mentre ci avvicinavamo il fuoco diminuì e noi vedemmo un edificio annerito. Attraversammo un gran numero di magnifiche stanze, e finalmente raggiungemmo il Papa. Era seduto al buio e addormentato su una grande poltrona. Era molto ammalato e debole; non riusciva più a camminare.

Gli ecclesiastici nella cerchia interna sembravano insinceri e privi di zelo; non mi piacevano. Parlai al Papa dei vescovi che presto dovevano essere nominati. Gli dissi anche che non doveva lasciare Roma. Se l’avesse fatto sarebbe stato il caos. Egli pensava che il male fosse inevitabile e che doveva partire per salvare molte cose... Era molto propenso a lasciare Roma, e veniva esortato insistentemente a farlo...

La Chiesa è completamente isolata ed è come se fosse completamente deserta. Sembra che tutti stiano scappando. Dappertutto vedo grande miseria, odio, tradimento, rancore, confusione e una totale cecità. O città! O città! Cosa ti minaccia? La tempesta sta arrivando; sii vigile!". (7 ottobre 1820)

"Ho anche visto le varie regioni della terra. La mia Guida [Gesù] nominò l’Europa e, indicando una regione piccola e sabbiosa, espresse queste sorprendenti parole: "Ecco la Prussia, il nemico". Poi mi mostrò un altro luogo, a nord, e disse: "questa è Moskva, la terra di Mosca, che porta molti mali". (1820-1821)

"Fra le cose più strane che vidi, vi erano delle lunghe processioni di vescovi. Mi vennero fatti conoscere i loro pensieri e le loro parole attraverso immagini che uscivano dalle loro bocche. Le loro colpe verso la religione venivano mostrate attraverso delle deformità esterne. Alcuni avevano solo un corpo, con una nube scura al posto della testa. Altri avevano solo una testa, i loro corpi e i cuori erano come densi vapori. Alcuni erano zoppi; altri erano paralitici; altri ancora dormivano oppure barcollavano". (1 giugno 1820)

"Quelli che vidi credo che fossero quasi tutti i vescovi del mondo, ma solo un piccolo numero era perfettamente retto. Vidi anche il Santo Padre - assorto nella preghiera e timoroso di Dio. Non c’era niente che lasciasse a desiderare nella sua apparenza, ma era indebolito dall’età avanzata e da molte sofferenze. La testa pendeva da una parte all’altra, e cadeva sul petto come se si stesse addormentando. Egli aveva spesso svenimenti e sembrava che stesse morendo. Ma quando pregava era spesso confortato da apparizioni dal Cielo. In quel momento la sua testa era dritta, ma non appena la faceva cadere sul petto vedevo un certo numero di persone che guardavano rapidamente a destra e a sinistra, cioè in direzione del mondo.

Poi vidi che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione.

In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre". (1820)

"Vedo molti ecclesiastici che sono stati scomunicati e che non sembrano curarsene, e tantomeno sembrano averne coscienza. Eppure, essi vengono scomunicati quando cooperano (sic) con imprese, entrano in associazioni e abbracciano opinioni su cui è stato lanciato un anatema. Si può vedere come Dio ratifichi i decreti, gli ordini e le interdizioni emanate dal Capo della Chiesa e li mantenga in vigore anche se gli uomini non mostrano interesse per essi, li rifiutano o se ne burlano". (1820-1821)

"Vidi molto chiaramente gli errori, le aberrazioni e gli innumerevoli peccati degli uomini. Vidi la follia e la malvagità delle loro azioni, contro ogni verità e ogni ragione. Fra questi c’erano dei sacerdoti e io con piacere sopportavo le mie sofferenze affinché essi potessero ritornare ad un animo migliore". (22 marzo 1820)

"Ho avuto un’altra visione della grande tribolazione. Mi sembrava che si pretendesse dal clero una concessione che non poteva essere accordata. Vidi molti sacerdoti anziani, specialmente uno, che piangevano amaramente. Anche alcuni più giovani stavano piangendo. Ma altri, e i tiepidi erano fra questi, facevano senza alcuna obiezione ciò che gli veniva chiesto. Era come se la gente si stesse dividendo in due fazioni". (12 aprile 1820)

"Vidi un nuovo Papa che sarà molto rigoroso. Egli si alienerà i vescovi freddi e tiepidi. Non è un romano, ma è italiano. Proviene da un luogo che non è lontano da Roma, e credo che venga da una famiglia devota e di sangue reale. Ma per qualche tempo dovranno esserci ancora molte lotte e agitazioni". (27 gennaio 1822)

"Verranno tempi molto cattivi, nei quali i non cattolici svieranno molte persone. Ne risulterà una grande confusione. Vidi anche la battaglia. I nemici erano molto più numerosi, ma il piccolo esercito di fedeli ne abbatté file intere [di soldati nemici]. Durante la battaglia, la Madonna si trovava in piedi su una collina, e indossava un’armatura. Era una guerra terribile. Alla fine, solo pochi combattenti per la giusta causa erano sopravvissuti, ma la vittoria era la loro". (22 ottobre 1822)

"Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa... Ma Dio aveva altri progetti". (22 aprile 1823)

"Vorrei che fosse qui il tempo in cui regnerà il Papa vestito di rosso. Vedo gli apostoli, non quelli del passato ma gli apostoli degli ultimi tempi e mi sembra che il Papa sia fra loro."

"Nel centro dell’inferno ho visto un abisso buio e dall’aspetto orribile e dentro di esso era stato gettato Lucifero, dopo essere stato assicurato saldamente a delle catene…Dio stesso aveva decretato questo; e mi è stato anche detto, se ricordo bene, che egli verrà liberato per un certo periodo cinquanta o sessanta anni prima dell’anno di Cristo 2000. Mi vennero indicate le date di molti altri eventi che non riesco a ricordare; ma un certo numero di demoni dovranno essere liberati molto prima di Lucifero, in modo che tentino gli uomini e servano come strumenti della vendetta divina."

"Un uomo dal viso pallido fluttuava lentamente al di sopra della terra e, sciogliendo i drappi che avvolgevano la sua spada, li gettò sulle città addormentate, che vennero legate da questi. Questa figura gettò la pestilenza sulla Russia, l’Italia e la Spagna. Attorno a Berlino vi era un fiocco rosso e da lì venne in Westfalia. Ora la spada dell’uomo era sguainata, strisce rosse come il sangue pendevano dall’impugnatura e il sangue che grondava da questa cadeva sulla Westfalia [4]".

"Gli ebrei ritorneranno in Palestina e diverranno cristiani verso la fine del mondo."

Note:

1) Per secoli, prima della riforma liturgica del 1967, la Santa Messa si concludeva abitualmente (salvo rare eccezioni) con la lettura del Vangelo di Giovanni.
2) Questa è una delle numerose profezie in cui si dice che il Grande Monarca avrà un problema ad una gamba che lo farà zoppicare.
3) La visione di Suor Emmerich della chiesa di San Pietro in rovine è da intendersi certamente in senso figurato, l’immagine della distruzione delle mura di San Pietro rappresenta gli attacchi alla Fede e la decadenza della Chiesa che avranno luogo prima del suo più grande trionfo durante l’Era di Pace. Tuttavia, basandoci sulle numerose profezie che parlano di una futura distruzione di Roma, non si può escludere che anche il Vaticano in quest’occasione subirà pesanti danni materiali e devastazioni.
4) Qui probabilmente si allude alla battaglia della Westfalia, menzionata in molte profezie. In alcune di queste profezie si fa riferimento a questa regione della Germania col nome di "paese della betulla".

Fonti:

"Catholic Prophecy" di Yves Dupont, Tan Books;
“The Dolorous Passion of Our Lord Jesus Christ”, meditazioni di Anna Caterina Emmerich, Benziger Brothers, New York - 1904;
"The Prophets And Our Times" di Padre Gerald Culleton, Tan Books;
"Trial, Tribulation and Triumph" di Desmond A. Birch, Queenship Publishing;

 

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