Barbara Gagliotti
Fondatrice delle scuole parrocchiali americane
Un marito affettuoso, cinque figli, un posto importante nella società.
Ma una serie di eventi sconvolgono la sua vita. In Italia il suo primo
contatto con il cattolicesimo. In patria la sua definitiva conversione
alla Chiesa di Roma. L’ostracismo di parenti e amici e la fondazione
di una comunità di suore. Una vita impegnata nell’insegnamento
La casa del dottor Richard Bayley, noto medico e primo ufficiale sanitario
del Porto di New York, si trova ancora sulla punta meridionale dell’isola
di Manhattan. Non lontano, verso nord, si erge la chiesa episcopale
della Trinità. Sul lato opposto di Wall e Broad Street sta la
Federal Hall, dove il primo Presidente degli Stati Uniti prestò
giuramento il 30 aprile 1789. Tra i presenti alla cerimonia c’erano
George Clinton, governatore di New York, e John Jay, che sarebbe diventato
il primo giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti. Bayley, Barclay,
Van Cortlandt, Roosevelt, Hamilton, Jay, Clinton e Washington sono nomi
di familiari, amici e conoscenti di Elizabeth Anne Seton.
Elizabeth nacque il 28 agosto 1774, figlia del dottor Richard Bayley
e di Catherine Charlton, appartenenti alla Chiesa episcopale anglicana.
Catherine morì di parto alla nascita del loro terzo figlio, quando
Elizabeth non aveva ancora tre anni.
Benché avesse sofferto molto per la morte della madre e per le
frequenti assenze del padre, Elizabeth divenne una persona intelligente,
affascinante e compassionevole. Sposò William Magee Seton, figlio
di un ricco mercante di New York. Ebbero cinque figli nei primi cinque
anni di matrimonio. La vita di Elizabeth sembrava il ritratto della
felicità. Aveva un marito amorevole, dei bei bambini, una cerchia
di amici cari e una posizione importante in società. Ma una serie
di eventi avrebbe presto cambiato la vita della signora Seton.
Nel 1798 William Seton padre, che dirigeva gli affari dell’omonima
ditta di spedizioni, morì improvvisamente. Il giovane William
divenne responsabile dell’azienda, ma una serie di disastri sconvolse
la Compagnia. Questi avvenimenti ebbero un effetto devastante su William
Seton, e la sua salute ne risentì.
In un disperato tentativo di arrestare la tubercolosi di William, i
Seton decisero di andare a trovare i loro amici Filicchi a Livorno.
Nell’ottobre del 1803 si imbarcarono con la figlia maggiore, Anna.
All’arrivo al porto fu loro negato l’ingresso a causa di
un’epidemia di febbre gialla a New York. Dato che William era
ammalato, la famiglia Seton trascorse il mese successivo in quarantena,
in ospedale. William morì a Pisa, pochi giorni dopo essere stato
dimesso dal lazzaretto. Elizabeth descrive così la sua situazione
al ritorno dal cimitero inglese, dove William venne sepolto: «Povero
cuore, alto tra le nuvole, che vagavi alla ricerca dell’anima
del mio William ripetendo: “Mio Dio, Tu sei il mio Dio; e ora
io sono sola al mondo con Te e i miei piccoli. Ma Tu sei mio Padre,
e doppiamente il loro”».
Devozione e fede cattolica
Nei giorni che seguirono, la famiglia Filicchi e i cittadini di Livorno
si presero cura della vedova e dell’orfana al punto che Annina,
di soli otto anni, faceva notare a sua madre: «Oh, mamma, quanti
amici Dio ci ha dato in questo strano Paese!».
Benché Elizabeth fosse una donna graziosa e attraente, Antonio
e Filippo Filicchi furono colpiti specialmente dalla bellezza e dalla
grazia della sua anima. Il tempo che trascorsero insieme fornì
molte occasioni per discutere di questioni religiose, ed è chiaro
che la famiglia Filicchi riteneva che un’anima pura come quella
di Elizabeth fosse “sulla strada sbagliata”. Elizabeth scherzava
sui loro tentativi di convertirla in una lettera a sua cognata Rebecca
del 3 gennaio 1804: «Sono molto sollecitata da questi caritatevoli
cattolici romani, che auspicano che tanta bontà venga ricompensata
dalla conversione, per ottenere la quale si sono persino presi la briga
di portarmi il loro prete più dotto, Abbe Plunkett, che è
un irlandese».
Elizabeth non avrebbe potuto trovare un maestro nella fede migliore
di Filippo Filicchi. Arrivò addirittura a comporre un’Esposizione
e Difesa della Dottrina Cattolica per la signora Seton, con l’ausilio
del suo amico padre Pecci. Questo lungo documento sulle questioni di
principio che dividono cattolici e protestanti, fu particolarmente efficace
perché faceva riferimento a numerosi passi della Bibbia e del
Book of Common Prayer della Chiesa episcopale, libri molto familiari
a Elizabeth.
Da parte sua, Elizabeth era assolutamente commossa dalla devozione e
dalla fede dei cattolici. Era colpita particolarmente dal pensiero che
Gesù fosse realmente presente nell’Eucaristia: «2
febbraio. Questa è una festa particolare qui. La signora Filicchi
mi ha portato con sé a messa, come la chiama lei - noi diremmo
in chiesa. Non so esprimere l’effetto tremendo di essere dove
mi dicono che Dio sia presente nel sacramento, e quell’uomo alto,
pallido, mite, dall’aspetto celestiale ha fatto non so cosa. Trovandomi
a lato dell’altare non potevo alzare lo sguardo senza vedere la
sua espressione, su cui si riflettevano tante luci dell’altare
e faceva una tale strana impressione sulla mia anima, che non potei
far altro che coprirmi il volto con le mani e lasciar scorrere le lacrime.
Oh! Non potrò mai dimenticare i brevi momenti trascorsi in quel
luogo, benché io non abbia visto niente e nessuno, se non questa
persona più che umana, almeno così mi pareva».
Il 18 febbraio 1804 madre e figlia tornarono in America. Ma un’improvvisa
tempesta danneggiò l’imbarcazione mentre era ancora nella
baia e il capitano fu costretto a tornare indietro. Rimasero a Livorno
per parecchi mesi.
Il rifiuto degli amici e il centuplo quaggiù
Una volta tornata a New York, Elizabeth non riuscì a tenere segreto
il suo interesse per la fede cattolica. Si comunicava regolarmente alla
chiesa episcopale della Trinità e aveva sviluppato una speciale
amicizia con uno dei curati coadiutori, John Henry Hobart. Ovviamente
questi cercò di dissuaderla dal seguire quella strada. Elizabeth
chiarì la sua posizione in una lettera che spiegava che persino
la loro amicizia non sarebbe potuta essere un ostacolo alla verità:
«Se non vorrai essere mio fratello, se la tua cara amicizia dovrà
essere il prezzo della mia fedeltà a ciò che credo essere
la verità, non posso dubitare della misericordia di Dio che,
privandomi del legame più caro che ho al mondo, certamente mi
trarrà più vicina a Lui - e sento questo con fiducia,
per l’esperienza del passato e per la verità della sua
promessa, che non può mai deludere». Sarebbe dovuto trascorrere
un altro anno prima che Elizabeth risolvesse i suoi dubbi e muovesse
dei passi definitivi verso la Chiesa cattolica.
Non è facile comprendere ciò a cui rinunciò Elizabeth
Seton, vedova caduta in povertà e madre di cinque figli, scegliendo
di fare il pezzo di strada che la portava alla Chiesa cattolica. L’incontro
di Elizabeth con il cattolicesimo era stato così coinvolgente
perché era così diverso dalla sua esperienza di New York.
I pochi cattolici presenti in città erano in maggioranza poveri
immigranti. Non c’era soltanto il disprezzo degli anglicani verso
i papisti, ma anche il disonore del mischiarsi con le classi misere
e indigenti. Ora che aveva abbracciato il cattolicesimo, non riusciva
neppure più a trovare un impiego presso i suoi vecchi amici.
Sperava di guadagnarsi da vivere come insegnante, ma quando si seppe
che anche Cecilia, sua cognata quindicenne, si era convertita, i suoi
amici e parenti minacciarono di buttarla fuori di casa assieme ai figli.
Divenne presto chiaro che Elizabeth non poteva più allevare i
suoi figli cattolici in mezzo ai parenti di New York.
Tramite l’interessamento dei fratelli Filicchi, la situazione
di Elizabeth fu portata a conoscenza di John Carroll, vescovo della
prima diocesi americana a Baltimora, e di altri importanti prelati.
Quando dovette sopportare il rifiuto dei Wilkes, dei Charltons, dei
Setons e degli Hobarts fu immediatamente accolta da amici come Carroll,
Dubourg, Cheverus e Dubois, i cui nomi sono strettamente legati agli
esordi della Chiesa cattolica in America.
Elizabeth aveva rivelato il suo desiderio di una vita religiosa al vescovo
Carroll, benché dovesse ancora occuparsi dei suoi bambini. Sarà
padre Dubourg, un padre sulpiziano cacciato dalla Francia durante il
Terrore e fondatore del seminario di Mount St. Mary, a mettere insieme
i pezzi del piano divino. Erano anni, infatti, che padre Dubourg lavorava
per fondare un istituto religioso femminile per l’istruzione delle
bambine cattoliche. Ma i soldi non c’erano. Nella sua nuova casa
di Baltimora, Elizabeth aveva fatto la conoscenza di un ricco convertito
di Philadelphia, Samuel Sutherland Cooper. Qualche tempo dopo il loro
incontro, Elizabeth raccontò a padre Dubourg che una mattina,
mentre pregava a messa dopo la Comunione, Dio le indicò con voce
chiara di rivolgersi al signor Cooper, che avrebbe fornito i fondi necessari.
Padre Dubourg la esortò ad attendere ulteriori segni delle intenzioni
di Dio. Quella stessa sera il padre sulpiziano ricevette una visita
dal signor Cooper, che chiedeva perché non si fosse ancora fatto
niente per favorire la fondazione di un ordine di donne, che «esercitavano
così grande influenza riguardo alla morale e alla religione».
Quando venne a sapere che l’unico ostacolo era la mancanza di
fondi, immediatamente garantì il suo sostegno.
La prima scuola parrocchiale
Elizabeth - che il 25 marzo 1801 aveva preso privatamente i voti - aprì
la sua prima scuola cattolica in Paca Street, a Baltimora, e lì
fu fondata una piccola comunità di suore. Con l’aiuto di
Cooper, le suore poco dopo si trasferirono a ovest in una valle tra
le dolci colline di Emmitsburg. Qui madre Seton aprì una scuola
per studentesse interne ed esterne provenienti dalla parrocchia vicina.
In seguito, nel 1810 fondò la prima scuola parrocchiale con l’intento
di provvedere all’istruzione degli studenti più poveri.
Per questo è onorata come la fondatrice del vasto sistema scolastico
parrocchiale d’America, che fiorì da questo piccolo seme.
La crescente comunità adottò presto, cambiandola leggermente,
la regola di san Vincenzo de’ Paoli e divenne nota come “Suore
americane della carità di San Giuseppe”. Questo ordine
si dedicava alla cura dei poveri, degli ammalati e degli anziani e a
opere educative. Già quando madre Seton era ancora in vita, undicimila
donne si sarebbero dedicate al lavoro tra i poveri in centinaia di scuole,
orfanotrofi, ospedali e altre istituzioni caritative.
Madre Seton non lasciò più Emmitsburg, e nei pochi anni
di vita che le rimanevano si dedicò instancabilmente all’insegnamento,
seguendo i suoi figli e istruendo le sue suore sulle vie della carità.
Tradusse dal francese, a uso della comunità, le Vite di san Vincenzo
de’ Paoli e di santa Luisa de Marillac, fondatori delle Figlie
della Carità. La sua formula per la santità rispecchiava
la semplicità di san Vincenzo: «Qual era la prima regola
di vita del nostro Salvatore? Sapete bene che era fare la volontà
del Padre Suo. Allora il primo obiettivo che propongo per il nostro
lavoro quotidiano è fare la volontà di Dio; il secondo,
farla nel modo che Lui desidera; e terzo, farla perché è
la Sua volontà».
L’attaccamento di madre Seton a Gesù e alla sua Santa Madre
erano uno spettacolo quotidiano per tutti. Forse la parte più
commovente di un pellegrinaggio a Emmitsburg è oggi la visita
al luogo originario della tomba di madre Seton, in un boschetto ai piedi
di una quercia. Sotto quello stesso albero seppellì le sue due
figlie, Anna e Rebecca, e le sue due cognate, Harriet e Cecilia, prima
di morire nel 1821.
(trad. Paola Mazzucchelli)