Il primo problema del Paese è l’educazione. Sono i giovani,
che continuano a porre le domande fondamentali sul senso della propria
presenza nel mondo, che hanno necessità di un confronto totale
con la nostra tradizione culturale, che esigono le conoscenze e le competenze
utili per andare incontro alla vita e al lavoro.
Di fronte a loro c’è un sistema di istruzione e formazione
che, nonostante le positive azioni di riforma promosse dalla legge 53,
rischia di rimanere bloccato da resistenze corporative e burocratiche,
dentro una macchina enorme e costosa che non è in grado di valorizzare
i talenti degli studenti e mortifica le responsabilità educative
degli insegnanti.
Anche in questo quadro, però, c’è chi non rinuncia
a costruire.
Ci sono insegnanti che rischiano quotidianamente la propria libertà
e la propria professionalità nel confronto con la libertà
dei ragazzi.
Ci sono genitori che chiedono alla scuola una reale cooperazione nel
compito educativo.
Ci sono dirigenti scolastici, gestori di scuole e centri di formazione,
soggetti sociali che condividono quest’opera, nella scuola pubblica
statale e pubblica paritaria.
Il prossimo governo dovrà decidere in quale direzione andare,
perché gli sforzi e i tentativi di chi nella scuola vive e opera
siano favoriti e non ostacolati.
Ci sembra che gli interventi urgenti riguardino tre ambiti:
Gli ordinamenti
È necessario:
- proseguire sulla strada aperta dalla legge 53, portando a compimento
l’opera di ridefinizione nazionale del curriculum essenziale del
sistema liceale e dei livelli essenziali delle prestazioni del sistema
di istruzione e formazione professionale, riservando alle scuole, attraverso
il 20% di autonomia organizzativa, un’ampia ed effettiva quota
di personalizzazione dei piani di studio degli studenti;
- attuare, d’intesa con le Regioni, il processo di trasferimento
e devoluzione dell’istruzione professionale e dell’intera
amministrazione delle scuole agli enti territoriali, secondo le norme
transitorie previste agli articoli 27 e 28 del d.lgs 226/05;
- affermare nei fatti la “pari dignità” dei due sistemi,
facilitando i passaggi fra i diversi percorsi e prolungando l’istruzione
e formazione professionale nell’istruzione tecnica superiore.
Le istituzioni
Nel quadro definito dalle recenti riforme costituzionali (2001, 2005),
solo un sistema di istituti scolastici effettivamente autonomi sul piano
progettuale, didattico, finanziario e organizzativo può dare
risposte efficaci alle esigenze degli studenti e del territorio.
Di conseguenza è necessario:
- affidare agli istituti autonomi la gestione delle risorse economiche
e del personale, compreso il reclutamento degli insegnanti mediante
concorsi di istituto, come è reso possibile dall’art. 5
della legge 53;
- riformare gli organi di gestione degli istituti, distinguendo rigorosamente
tra organi di rappresentanza, organi di governo, organi tecnico-professionali;
- riconoscere e sostenere il servizio pubblico svolto dalle scuole paritarie
per favorire la libertà di scelta delle famiglie;
- sviluppare compiutamente il Servizio nazionale di valutazione esterna
e di autovalutazione, salvaguardando l’indipendenza dal Ministero
dell’Istituto nazionale di valutazione (INVALSI).
La professione
Solo un riconoscimento reale della professionalità degli insegnanti
può favorire il loro impegno e attirare giovani motivati.
Di conseguenza è necessario:
- riformare lo stato giuridico degli insegnanti e la loro progressione
di carriera, legandola allo sviluppo della professionalità;
- istituire un’area di contrattazione separata per gli insegnanti
rispetto agli altri settori del comparto scuola;
- ricondurre il ruolo delle RSU ai loro compiti istituzionali di negoziazione
relativi all’organizzazione del lavoro e alle retribuzioni, fuori
da ogni logica di cogestione del governo dell’autonomia;
- avviare rapidamente i nuovi percorsi di laurea magistrale per l’insegnamento
previsti dal d.lgs 227/05 per qualificare la formazione iniziale dei
docenti sul piano scientifico e favorire il ricambio generazionale,
attraverso l’immissione in ruolo al termine delle fasi di formazione,
affidando alle scuole lo sviluppo e la verifica delle capacità
didattiche; riconoscere il ruolo delle associazioni professionali, in
particolare nella formazione iniziale e in servizio dei docenti.
O il prossimo governo porterà a compimento il processo di riforma
dell’intero sistema di istruzione e formazione, investendo sulle
capacità di chi vi opera, o il declino del Paese diventerà
inarrestabile
diesse
Didattica e Innovazione Scolastica
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