Con alcuni amici abbiamo pensato di rispondere all’editoriale del prof.
Sartori pubblicato il 28/02/2005 dal Corriere della Sera. Consapevoli che embrioni,
feti, bambini, disabili e scemi, pur non avendo piena consapevolezza di sé,
hanno il diritto di vivere, ecco cosa abbiamo replicato:
Alla c.a. del Direttore e della Redazione del Corriere della Sera.
Il prof. Sartori, sul Corriere di lunedì scorso (28/2/2005), si erge
a difesa della ragione e della logica, ma nel farlo, contribuisce a scavare
la fossa ad entrambe.
Sartori, infatti, filosofeggiando su “vita umana” (concetto
biologico) e “persona” (concetto filosofico), cerca di convincerci
che un embrione sarebbe “vita”, ma non “vita umana”,
quindi non ancora “persona”.
Ma il professore si astiene dal qualificare la “vita pre-umana”
dell’embrione, per il semplice motivo che non può farlo senza
contraddirsi.
In effetti, se l’embrione è “vivo” deve appartenere
a una qualche specie vivente, non vi pare?
Ora, visto che “dal punto di vista biologico non c’è
in sostanza nessuna discontinuità dal concepimento alla nascita
e oltre” (Edoardo Boncinelli), fino a quando da un embrione di topo
nascerà un topo, da un embrione umano nascerà un uomo e
non viceversa, il prof. Sartori dovrà rassegnarsi a considerare
l’embrione umano come “vita umana” fin dal momento della
fecondazione e come tale a rispettarla, anche se non se la sente di chiamarlo
“persona”.
Oppure vuole reintrodurre il concetto di vita umana “inferiore”,
che andava di moda ai tempi dello schiavismo?
Tra l’altro, dicendo che l’uomo inizia a differenziarsi dall’animale
“quando comincia ‘a rendersi conto’. Non certo quando
sta ancora nell’utero della madre”, Sartori arriva a legittimare
l’infanticidio. Infatti, un neonato (ma anche un bimbo di uno o
due anni) non è certo “capace di riflettere su se stesso,
e quindi caratterizzato da autoconsapevolezza”.
Il prof. Sartori ha la “consapevolezza” delle conseguenze
di quello che scrive? Vuole davvero fondare “il partito di Erode”,
come dice Ferrara, sul Foglio (1/3/2005)?
Speriamo di no e che si auto-corregga.
Fonte: CulturaCattolica.it © 02.03.2005