| Il metodo Pisanu, una sfida per il futuro |
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| Vittadini | |||
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Invece di commentare i risultati elettorali, facciamo un commento sui commenti. Perché il teatrino della finzione? Perché autorevoli esponenti politici, il “meglio del paese”, devono fingere? Perché arrampicarsi sui vetri, stizzirsi e prendersela con i sondaggi? Perché fare alchimie e dire che si è guadagnato per coprire una solenne batosta? Perché non ammettere di aver sbagliato, come onestamente ha fatto Amato? Perché, sulle elezioni, non fare come Berlusconi, che si è assunto la responsabilità della sconfitta? Certo, ancora peggio sono i violenti, gli irosi, quelli che sono pacifisti verso la loro parte e guerrafondai con gli altri. Ne sono un esempio i comunisti italiani: la menzogna ideologica delle loro dichiarazioni sull’Irak e sugli ostaggi sembra uscita dalla Romania di Ceausescu. In tutte queste vicende, nella gestione delle elezioni, nei successi contro il terrorismo nazionale e internazionale, nei giudizi sempre puntuali riguardanti la magistratura, colpisce l’onestà e l’amore alla verità del ministro dell’interno, fedele collaboratore di Berlusconi ma, a differenza di molti altri, pacato, intelligente, mai sopra le righe. Parla quando ce n’è bisogno; agisce molto; dà fiducia a chi lavora con lui; dà sicurezza ai cittadini; tratta secondo giustizia gli avversari. Ha chiarezza di identità e di fede, coscienza del valore della civiltà occidentale, apertura ai paesi mediterranei. Tutela la libertà di tutti nella difesa della libertà di espressione di chiunque. Il ministro Pisanu è l’interprete di un modo di fare politica antico e moderno, nello stesso tempo. I suoi uomini hanno salvato l’Italia più volte sia dagli eversori di sinistra che dai fondamentalisti islamici – forse già uniti da un unico progetto – senza ricorrere a divieti illiberali. Non è solo un uomo, ma un metodo: il metodo proveniente dai libri di Guareschi e che può permettere all’Italia di affrontare le sfide del futuro. Perciò 10, 100, 1000, Pisanu e nessun Rizzo e Diliberto. Pietà invece per Gino Strada: gli ha sparato addosso persino la Croce Rossa e si è dovuto rifugiare nello Sheraton di Amman…
*Presidente Fondazione per la Sussidiarietà
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