| Condizioni per l'impresa sociale |
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| Vittadini | |||
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In Parlamento si sta discutendo di sussidiarietà fiscale ed emerge nella discussione il ruolo dell’impresa sociale quale soggetto eventualmente destinatario degli aiuti liberamente dati dai cittadini. Come al solito è il problema del soggetto che, se dimenticato, può rendere inutile ogni riforma. A tal fine, prima di tutto, occorrono famiglie nelle quali ci si voglia bene. Evidentemente la libertà è sacra ma, bisogna riconoscere che laddove i matrimoni tengono, essi sono un fattore di stabilità e benessere maggiori. Molte famiglie (di cui è ricca la nostra tradizione) che, ad esempio, adottano figli o che, in qualche modo, si occupano dei figli di altre coppie, mostrano che è possibile voler bene gratuitamente. Serve tutto ciò che aiuta e sostiene la famiglia perché famiglie così possono cambiare il paese. In secondo luogo occorrono luoghi di educazione. L’educazione è l’introduzione alla realtà totale, a partire dalla tradizione vissuta nel presente. L’educazione è un’alleanza, è la voglia di mettersi insieme e giudicare tutto. A questo scopo c’è bisogno di scuole libere e di libertà di educazione, anche nello Stato. In terzo luogo occorre incrementare gli strumenti di formazione professionale. Quanti mestieri si stanno perdendo e potremmo insegnare ai giovani! Quante persone che abbandonano gli studi potrebbero essere aiutate a introdursi in una vita attiva e ad un protagonismo sociale ed economico. In quarto luogo è necessario sostenere il sistema delle piccole e medie imprese, integrato nei distretti industriali. Secondo certe interpretazioni delle leggi economiche, la piccola impresa, così come i distretti industriali, non dovrebbero funzionare. Eppure funzionano e sono il tessuto connettivo dell’occupazione e dello sviluppo diffuso del paese, soprattutto se sono viste nella loro dispersione territoriale. Solo in un contesto come quello appena descritto l’impresa sociale può dare il suo apporto e rappresentare un notevole valore aggiunto per tutta la società. Non è certo spingendo dall’alto che la società civile può efficacemente trovare al proprio interno le risposte alle sempre nuove istanze di cui essa stessa è portatrice. E non è neppure tentando di “impiegare” le organizzazioni non profit attraverso strumenti e modalità che ultimamente ne snaturano l’indole originaria e le peculiarità relazionali che la società civile può essere aiutata a crescere.
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