| Welfare state ipocrita |
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| Vittadini | |||
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Giorgio Vittadini La società americana tra tanti difetti sin troppo evidenziati in questi
ultimi giorni ha molti pregi. Uno di essi è la possibilità di
valorizzare i capaci e i meritevoli fino a permettere una grande mobilità
verticale attraverso lo studio e il lavoro ancorché indigenti. Quale
il merito di una società europea e italiana? Persone serie e pronte a operare trovano nell'impiego pubblico l'unica soluzione
alla disoccupazione. Ma questo non è neanche il male peggiore dello statalismo. Si evidenzia che la raccomandazione è solo l'ultimo dei mali di un welfare state diventato statalismo. Il problema è quindi attaccare l'origine, non la conseguenza. In tale sistema quanti lavoratori socialmente utili non lo sono? Quante cooperative sociali sono favorite o discriminate in nome della loro contiguità al potere? Quanti investimenti produttivi sono fatti solo per costruire strutture che non serviranno mai? In tali contesti il welfare state o diviene in realtà un assistenzialismo
che se nel breve impedisce condizioni di massima indigenza, nel lungo ostacola
ogni vera responsabilità e innovazione. Oggi una parte politica, per
bocca del suo esponente più autorevole, non ha saputo né voluto
attaccare tale sistema. L'altra parte, nell'ipocrisia della politica di certa
stampa, non si permette neanche di spiegare come dovrebbe conciliarsi un regime
di mercato con le regole della concorrenza.
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