| Solo un potere rachitico può premiare 'Il Caimano' di Moretti |
|
| Vittadini | |||
|
Come si è detto in questa rubrica, nel giorno delle elezioni,
si avvertiva già un piccolissimo suono. Adesso si ode un rumore
diffuso. Improvvisamente l'economia ha cominciato a funzionare. Giorgio Vittadini Gli stessi giornali che fino a due settimane fa sposavano la retorica del declino si affrettano a dire che le previsioni catastrofiche del Financial Times sono destituite di fondamento. Argutamente il ministro Giulio Tremonti ha osservato che quando le cose andavano male era colpa di Berlusconi, mentre, se c'è una ripresa, è merito della Germania che ha iniziato a trainare. Nel frattempo ai David di Donatello trionfa un film mediocre, valido non sul piano artistico, ma semplicemente perché esprime il mal di pancia di una parte dell'Italia, la visione malata ed estremista secondo cui il mondo si divide in buoni e cattivi. E il cattivo in Italia è uno, insieme a tutti coloro che hanno a che fare con lui. In un recente passato abbiamo assistito all'uso strumentale della giustizia, per cui verso persone imputabili dello stesso reato, in alcuni casi, si facevano indagini ad ampio raggio, in altri casi, «senza violare la giustizia, semplicemente si metteva il faldone in fondo al plico dei procedimenti inevasi». Questo è il pericolo di una situazione in cui un nuovo potere
si deve accreditare senza avere né la forza politica né
i numeri necessari per governare senza aiuti, e ha al suo interno personaggi
alieni al dialogo con la parte avversa che emarginano i riformisti che
la pensano diversamente. Il pericolo consiste nella forzatura della
realtà, nella cultura, nell'economia, nella giustizia, nella
politica. Chiunque, di qualunque schieramento, abbia interesse al proprio cuore e al bene comune, batta un colpo e cerchi più che mai di essere impolitico, ricercando il paragone con chi è diverso, ma è accomunato da un sincero desiderio del vero.
|






